Messaggio di S.E. Mons. Orazio Francesco Piazza in
occasione della Festa di Santa Rosa: „Una festività‘ che
riscalda i cuori, coinvolgendo tutti“
L’evento della Festa di Santa Rosa a Viterbo segna la vita della Comunità e del territorio
al punto da costituire un limen tra un prima e un dopo nella trama del vissuto annuale. È
una esperienza testimoniale di fede e di vita che, nel tempo, conserva tutto il vigore
identitario del legame tra la Santa e questa terra. Fin dal primo approccio ho subito
avvertito la fecondità di questo vincolo che, in modo trasversale, lega memoria, attualità e
istanze di futuro. È una festività che riscalda i cuori e coinvolge, non solo emotivamente, in
una intimità unitiva che lascia in ogni persona frutti fecondi di vita.
Questo rapporto fede-vita, che ha segnato la persona della Santa e la sua comunità
viterbese, assume ancor più densità di senso in questo Anno giubilare in cui si potrà
vivere, in concreto, la sintesi che dona motivazione e prospettiva alla Festa. Sono i due
momenti cruciali: il giorno del Transito, il Dies Natalis di Rosa alla vita che non ha più fine,
e quello del Trasporto, memoria della traslazione del corpo tra le vie della sua Città. In
questo Anno giubilare, il corpo della Santa attraversa la Città, segno di una presenza fisica
che trova poi corrispondenza testimoniale nella ripresentazione del trasporto della
Macchina. Questa sintesi è il vincolo di continuità non solo nella memoria, ma apre
nell’oggi la prospettiva di un vissuto radicato in valori che valgono per sempre.
La Festa, infatti, conferma un impegno: come Rosa, è necessario scegliere uno stile di
vita che privilegia autenticità di una fede incarnata tra le vicende e la costruzione
dell’amicizia sociale. Se certamente è espressione dell’identità collettiva di Viterbo, quale
manifestazione di devozione, ingegno, arte e condivisione sociale, ancor più è memoria
generativa in un presente in cui ognuno è chiamato a reale corresponsabilità. In una realtà
quotidiana, sia locale che globale, segnata dal riduzionismo umano e sociale, frutto di
ostinate autoreferenzialità e deleterie frammentazioni a più livelli, il trasporto della
Macchina è metafora della necessità di unione e comunione per affrontare la fatica e le
sfide del vivere e aprire sentieri di speranza per la giustizia, il bene comune e la pace.
Questo mio è un invito a lasciarsi coinvolgere in quell’unità di sentimento che crea le
condizioni necessarie per sostenere lo sforzo del rischioso “portare a casa Rosina” nella
vita di ogni giorno: è invito a lasciarsi coinvolgere, in una esperienza profonda e
significativa di fede e vita, come linfa vitale che innerva e vivifica persone e contesti del
quotidiano. Non spettatori, dunque, ma protagonisti in un evento che riconsegna alla
essenzialità della vita e che, soprattutto oggi, chiede volontà pronte a spendersi e
sacrificarsi, malgrado tutto, per la dignità di ogni persona e la riqualificazione della trama
delle relazioni. Questo evento immette tutti sul sentiero di quella amicizia sociale, invocata
e testimoniata da Rosa, che mira a creare, con ogni sforzo, spazi vitali di dialogo e di reale
impegno per il bene comune.
✠ ORAZIO FRANCESCO PIAZZA
Vescovo di Viterbo
