La città di Sefforis e lo splendido mosaico di una
donna chiamata “Monna Lisa della Galilea”

 

Era una bella mattina di giugno. Con un gruppo di pellegrini in “Terra Santa” sono entrato
nella cittadina di Sefforis a soli pochi chilometri da Nazareth. Questa cittadina è uno dei
gioielli della Galilea, un luogo dove storia, arte e tradizione si intrecciano in modo
affascinante. Oggi è un parco archeologico ed è totalmente disabitata dopo l’”Operazione
Militare Dekel” (Palma) tra la prima e la seconda tregua della guerra arabo-israeliana del
1948.
La Tradizione
La tradizione cristiana attribuisce a questa città l’ipotesi di essere il luogo di nascita e
residenza di San Gioacchino e di Sant’Anna, i genitori della Vergine Maria, prima di
trasferirsi a Nazareth. Un dettaglio che aggiunge ulteriore prestigio e fascino spirituale a
questo antico insediamento.
La Storia
Dalla storia sappiamo che, intorno all’anno 100 a.C., Sefforis (nota anche con il nome di
Zippori o Tzipori) era abitata da una comunità di ebrei guidata da Alessandro Janneo
(127-76 a.C.) della famiglia degli Asmonei, re di Giuda e Sommo Sacerdote.
Successivamente, negli anni fra il 3 e il 18 d.C. il Tetrarca di Galilea Erode Antipa elesse
Sefforis a sua capitale, per poi proclamare Tiberiade, in onore dell’Imperatore, come sua
nuova capitale.

Durante gli anni del regno di Erode Antipa, e precisamente nel 6 d.C. una rivolta guidata
da uno zelota noto come Giuda il Galileo, irrompe nel palazzo reale di Sefforis e, con i
suoi seguaci, dà inizio ad una rivolta che distruggerà gran parte della città e poi metterà a
ferro e a fuoco tutta la Galilea.

Christopher Plummer interpreta Erode Antipa nel film in Gesù di Nazareth

La scintilla accesa dalla rivolta di Giuda il Galileo durerà fino al 70 d.C. In quell’anno i
soldati di Tito, futuro imperatore dopo suo padre Vespasiano, distruggeranno
Gerusalemme.
Gli abitanti di Sefforis non parteciparono alla rivolta nota poi come “Prima Guerra
Giudaica” e per questo la città fu risparmiata dalla distruzione. Negli anni successivi,
ancora una volta, la città fu risparmiata dalla distruzione durante un’altra rivolta nota come
“Seconda Guerra Giudaica”. Questa oasi di pace fu un polo di attrazione e per questo
molta gente di buon censo, artigiani ed artisti si trasferirono a Sefforis divenuta una delle
più vivaci e vibranti cittadine della Galilea.
Attraverso gli anni la città cambiò più volte il suo nome a seguito degli eventi storici:
– Neronias = in onore di Nerone
– Eirenopolis = città della pace
– Diocesarea = in onore dell’imperatore romano

– Ṣaffūriyya = nome in epoca islamica
Negli anni seguenti la città attraversò un periodo di prosperità che la vide arricchirsi di
splendide ville patrizie, decorate con raffinati mosaici, templi e sculture nelle sue belle vie
del centro.
La città ebbe diversi dominatori: dopo i romani fu bizantina, islamica, poi conquistata prima
dai crociati e poi dagli ottomani. Durante il Mandato Britannico della Palestina fu abitata da
piccolo gruppo di arabi palestinesi prima di essere totalmente abbandonata durante la
prima guerra Arabo-Israeliana. La sua storia è costellata da distruzioni e successive
ricostruzioni non solo per le battaglie in cui fu coinvolta ma anche per eventi straordinari
con almeno due terremoti che la distrussero quasi totalmente.
Le sue bellezze
Intorno agli anni trenta del secolo scorso l’archeologo americano, Leory Waterman
dell’Università del Michigan iniziò una serie di scavi della parte più antica di Sefforis. La
ricerca delle antiche bellezze della città andò avanti con lentezza per via degli eventi bellici
fino a che l’area, divenuta parte dello Stato di Israele, fu trasformata in un paro
archeologico.

Oggi possiamo ammirare:
 Città ebraica, romana e bizantina

Sono state riportate alla luce i resti di alcune abitazioni ebraiche lungo una strada
principale acciottolata. Quella via era un tempo era abbellita da varie immagini scolpite
nelle pietre fra cui quella di una menorah.
Più oltre sono state trovate tracce di un acquedotto romano ed alcune vasche a gradini
che, probabilmente, erano utilizzate come Mikva, i bagni rituali ebraici per la
purificazione.
 Teatro romano
Un teatro romano, parzialmente distrutto (forse da un terremoto), è stato trovato lungo
il versante di una vicina collina. La struttura poteva ospitare circa 4500 spettatori.

 Sinagoga di epoca bizantina
I resti di una sinagoga del V secolo sono stati scoperti nella parte bassa della città. La
struttura, lunga 20,7 metri e larga 8.0 metri ha un pavimento a mosaico è diviso in
diverse parti.
Solo di recente, nel 1994, il pavimento a mosaico è stato riportato all’antico splendore
e si possono ammirare
– una scena che mostra gli angeli che visitano Sara;
– episodi della vita di Isacco;
– lo zodiaco con i nomi dei mesi scritti in ebraico;
– un’immagine di Helios, il dio greco del sole che guida il suo carro;
– due leoni che stanno sbranando un bue;
– Aronne vestito con abiti sacerdotali mentre si prepara a offrire sacrifici di olio, farina,
un toro e un agnello.

 La fortezza dei Crociati
La fortezza dei Crociati è stata costruita sulla collina alle cui pendici si può ammirare,
come detto, il teatro romano. La fortezza, costruita nel XII secolo sulle fondamenta di
una precedente struttura bizantina, ha una forma cubica ed è divisa in due parti:
– nella parte inferiore è visibile un sarcofago con alcuni ornamenti antichi;
– nella parte superiore un’ampia sala era destinata alle riunioni dei soldati e più
recentemente come aula scolastica
La torre doveva proteggere la città dagli attacchi degli islamici ed infatti in quei luoghi
crociati e musulmani si batterono per anni:
– nel 1187 i crociati furono sconfitti nella battaglia di Hattin dal “feroce” Saladino;
– nel 1255 la città fu riconquistata dai crociati;
– nel 1266 Sefforis fu definitivamente ripresa dal sultano Baynars.

 Villa di Dioniso
Forse il ritrovamento più prezioso è la scoperta di una villa romana, costruita intorno
all’anno 200 d.C. All’interno si vede un mosaico al centro di una sala che,
probabilmente, era quella del banchetto.

Il mosaico presenta immagini di Dioniso, dio del vino e della socializzazione, che
conduce una gara di bevute con i suoi compagni Pan ed Ercole.
immagine più famosa e più bella è quella di una giovane donna, che probabilmente
rappresenta Venere, che oggi è nota come la Monna Lisa della Galilea. L’appellativo
deriva dal suo sorriso enigmatico, un’espressione delicata e al tempo stesso
misteriosa, capace di catturare l’attenzione dello spettatore, molto simile alla celebre
opera di Leonardo.

Monna Lisa della Galilea.

Osservando attentamente l’elegante figura si possono notare i sui profondi occhi
castani, i capelli adornati da sottili foglie bianche e gli orecchini di perla. Sembra quasi
che il suo sguardo segua il visitatore e lo coinvolga attraverso tutta la sala.
È impossibile non soffermarsi davanti a questo straordinario mosaico: la giovane
donna è presente e viva ma è anche al di fuori del tempo. Secondo alcuni
commentatori è una presenza sospesa tra realismo e suggestione artistica. Questa
visita a Sefforis resterà nella memoria dei visitatori come un’esperienza memorabile,
un invito a riflettere sulla delicatezza dell’arte antica e sulla sua capacità di parlare
attraverso i secoli.
Sefforis nella letteratura
Questa città, un tempo splendida per le sue bellezze non è citata né nell’Antico
Testamento né nei Vangeli.
Tuttavia, secondo la tradizione Sefforis sarebbe stata la città natale di Gioacchino e Anna,
genitori della Vergine Maria. Questa tradizione è riportata in alcuni Vangeli Apocrifi, e
precisamente:

– Protovangelo di Giacomo (del 150 circa);
– Vangelo dello pseudo-Matteo (detto anche Liber de ortu beatae Mariae Virginis, del V
secolo);
– Evangelium de nativitate Mariae (del VI secolo).
Secondo questi testi apocrifi Gioacchino, uomo della stirpe di Davide, avrebbe sposato
Anna, vedova di un precedente matrimonio e molto più giovane di lui. Come in altri casi
citati nella Bibbia, la coppia era sterile e Gioacchino era stato umiliato dai concittadini per
non aver dato figli a Israele: nel mondo ebraico la sterilità era considerata una punizione
per una probabile violazione della legge. Una notte ambedue, Gioacchino ed Anna, che in
quella circostanza erano separati l’uno dall’altra, lui nel deserto, lei nella cittadina, ebbero
una visione: un angelo sarebbe apparso in sogno a tutti e due annunciando la prossima
maternità.
Lo scrittore Flavio Giuseppe (Gerusalemme circa 36 a.C.- Roma circa anno 100), nel suo
libro “Le Guerre Giudaiche”, descrivendo la rivolta di Giuda il Galileo e la brutale reazione
dei soldati romani, menziona Sefforis come “l’ornamento della Galilea”.
Giotto, nella bellissima Cappella degli Scrovegni dipinge un incontro di Gioacchino e Anna
a Gerusalemme davanti alla “Porta Aurea”: in quell’incontro si vede il casto bacio fra i due
e in quell’affettuosità gli autori medievali leggono il momento dell’Immacolata Concezione
di Maria.

Gioacchino e Anna davanti alla Porta Aurea – Dipinto di Giotto nella Cappella degli Scrovegni –

Padova

In un romanzo di José Saramago, “Il Vangelo di Gesù Cristo”, Sefforis viene menzionata
come la città in cui i soldati romani crocifiggevano gli zeloti, i rivoltosi che si erano opposti
al dominio romano. Ed è in quella città che l’autore immagina sia morto in croce Giuseppe,
il padre putativo di Gesù.
Conclusione

Il nostro viaggio in Galilea proseguì con la visita in altre città fra cui Nazareth, Tiberiade e
Magdala. Poi ci spostammo nella Giudea per completare il nostro viaggio a Betlemme (la
città “del pane”) e ovviamente Gerusalemme.
A chi si accinge ad effettuare un pellegrinaggio in Terra Santa raccomando fortemente una
visita a Sefforis, perla della Galilea, per la sua storia, le sue leggende e l’arte che si
sprigiona dall’enigmatico sorriso della Monna Lisa della Galilea.

Gennaro Stammati

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