Domenica 25 gennaio 2026 nell’Incontro conclusivo dell’Ottavario di preghiera per l’Unità dei Cristiani si è percepito coralmente quanta strada sia stata fatta in questo campo. A Viterbo, nella chiesa del Sacro Cuore, si sono raccolti in preghiera i fedeli viterbesi e gli Ortodossi Rumeni sotto la cura dei rispettivi pastori: il Vescovo Orazio Francesco Piazza ed il parroco della comunità Ortodossa Padre Vasile Bobita. Ha organizzato l’incontro il Direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo il Diacono Giampaolo Noto Nanì mentre i testi (preparati sulla base di un progetto sviluppato ogni anno da un gruppo ecumenico locale in un paese diverso) erano raccolti dalla Commissione preparatoria riunitasi presso il Catholicossato di Etchmiadzin (Armenia).

Il Vescovo Piazza nella sua omelia ha preso spunto dal tema della Luce, su cui erano focalizzate alcune preghiere e da quello del corpo con le relazioni tra membra diverse e capo.
Padre Vasile, da parte sua ha sviluppato il tema dell’abbraccio e, concretamente, facendo dono a Mons Piazza di una Icona rappresentante San Pietro e San Paolo abbracciati: immagine plastica della Chiesa a due polmoni: quello occidentale e quello Orientale.
Il Diacono Giampaolo ha diretto la cerimonia e, prima della recita comune del Credo ha invitato tutti i fedeli ad accendere una candelina attingendo da un grande cero emblematico.

 

Particolarmente sentiti sono stati i suoi ringraziamenti per il Vescovo per Don Valeri (Parroco ospitante) ed il Coro parrocchiale diretto da Daniela Sabatini.
La numerosa rappresentanza dell’Associazione degli Amici del Beato Domenico della Madre di Dio (Barberi da Viterbo), sono stati particolarmente gratificati dalle parole del Vescovo Piazza che ha ripetutamente citato l’Apostolo dell’Ecumenismo Beato Domenico Barberi.
Ricordiamo che Domenico (in campo cattolico) anticipa di 150 anni il movimento ecumenico odierno, basandosi sull’amore, sul dialogo, sul rispetto della coscienza, sull’ ascolto dell’ altro. Il suo è e sarà sempre un dialogo intellettualmente profondo, dottrinalmente ineccepibile, umanamente cordiale rispettoso e caritatevole. Un dialogo cioè cristiano e perciò fruttuoso. Nel suo trattatello dal titolo «Avvertimenti necessari per chi desidera trattare con frutto coi protestanti in materie controverse di religione», scrive: “In primo luogo è necessaria una grande umiltà… accompagnata da una grande confidenza in Dio dal quale solamente può attendersi la mutazione dei cuori… In secondo luogo è necessario un gran fondo di scienza; non basta al certo una infarinatura… che abbiano avuto la laurea dottorale: convien essere non dottore, ma dotto e dotto davvero… Si procuri con ogni impegno mantenere il cuore tranquillo e pacifico, il volto gioviale, il tratto che ispiri carità cristiana… Persuadiamoci che solo il cuore è quello che può parlare ai cuori: la mansuetudine e la dolcezza cristiana sono i veri contrassegni di un difensore della religione cristiana” .
Mario Mancini
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