ALBERI INFINITI
Lo sferragliar sarcastico del treno,
sfuggiva i filari infiniti di olmi,
acquitrini e nebbioline caduche,
il bestiame invece ammutolito
attanagliato dall’ignoto destino.
Lo sbuffeggiar del nero cavallo
affrontava potente le salite bianche dei monti,
l’aria fresca turbinando,
s’infiltrava nello spifferar dei carri serrati dai piombi.
E batti e batti la rotaia,
giorni e notti, il tempo passava
incontro alla condanna.
Il peregrinare umano giunto alla meta,
l’impatto quasi piacevole,
nascondeva l’orrido destino,
alla ricerca del lavoro che rendeva liberi!
La fiumana un poco contenta
al sole distesa,
ai piedi delle ciminiere sprezzanti,
sembrava in attesa dei mastini assetati,
con la bocca piena di bava funesta.
Ritornano i miti dalla storia sfatati…
sono passati gli anni,
non è servita l’umana condanna.
PER NON DIMENTICARE
di Alessandro Calanca

