POESIA DEL PIANTO DELLA TERRA 

( In memoria di un territorio stravolto)
Vorrei essere la terra del campo,
tra le prime nebbie di agosto
che lasciano dietro un pezzo d’estate,
per accarezzare con mano gentile
le radici del melograno, del blu del fiordaliso, 
del rosato del biancospino e del papavero rosso, fuggenti dal terreno ostile
cercando come bambine un affetto.
Vorrei riposare in un giardino
per godere dei profumi dei fiori,
della calendula, della rosa canina e della ginestra.
Offrire un riparo per la tana della volpe, per il nido dell’upupa canterina e del pettirosso solitario,
prede del ramo nocivo.
Asciugare i tuoi occhi bagnati
dalle ali di lacrime di rugiada,
accarezzare il manto giallo
del grano soave.
Consolare il pianto a dirotto
delle api addolorate,
per la terra divelta
non più pregna di miele generoso 
che madre non sarà di fascinanti fiori.
E quando il cielo si abbruna
assaporare l’odore nell’aria 
di amaranto e vaniglia,
in dono alle lucciole
nostre delicate lanterne nella notte.
Alessandro CALANCA
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