Carissimi Fratelli e Sorelle, amati da Dio,

il grande dono del cammino quaresimale chiama tutti a concen-
trare lo sguardo su Gesù, Verbo umanato per noi, e ad accogliere

con dedizione e generoso impegno il suo invito alla conversione del
cuore e della vita secondo il suo amore. Agostino, nel commento ai
Salmi, mostra la vita come cammino in cui sicuramente incontriamo

delle prove, ma il progredire in esso coincide con il volerle e saper-
le attraversare. Il cammino quaresimale è tempo di rigenerazione in

cui la memoria del percorso di vita già affrontato è condizione per

disporsi alla novità della grazia che opera in questo tempo oppor-
tuno. Ricordare è un atto d’amore verso la vita, in tutte le sue trame

e relazioni, soprattutto se segnata da prove e sofferenze: il ricordare
è sperimentare come la grazia abbia sostenuto e condotto oltre tali
difficoltà. Ciò dispone a saper guardare avanti e non lasciarsi irretire
dalle circostanze, anche le più problematiche, e cercare la via per
riprendersi. Convertire il cuore tra memoria e disponibilità alla vita,
come dono di Dio per sé e per gli altri, è tensione positiva verso la
Luce di Cristo che rischiara il cuore, avvolge e conduce oltre le ombre
del quotidiano.
Tutto nella nostra vita si intreccia in un tessuto in cui ogni elemento
trova senso e riconsiderando, nella memoria della fede, il personale

percorso compiuto dispone il cuore a ciò che verrà, senza lasciarsi se-
durre da facili scorciatoie o alternative. La Quaresima è invito a vin-
cere la suggestione di allontanarsi dalla vita, che richiede attenzione

e impegno, con aspettative vaghe e illusorie; è invito a guardare ciò

che realmente la vita è. Accogliamo con gratitudine il dono di que-
sto tempo opportuno in cui grazia di Dio e impegno personale si in-
crociano sui sentieri della preghiera, penitenza e carità, per ottenere

frutti per sé e per quanti ci accompagnano nella vita. La conversione
personale è sempre un rigenerarsi insieme agli altri e per gli altri: non
siamo mai soli nel cammino della fede e della vita; inevitabilmente, le

scelte personali hanno un riverbero sugli altri e possono essere oc-
casione di crescita o di difficoltà. L’impegno a modificare, nel cuore,

le condizioni che possono deformare il senso autentico della persona,
nella trama complessa delle relazioni, richiede ulteriore vigilanza per
“raddrizzare i sentieri del Signore” nei percorsi del quotidiano.

Ma, per verificare sé stessi, in rapporto con Dio e con gli altri, nel-
le varie vicende è necessario vincere la seduzione dell’autonomia, la

presunzione egoistica di essere unica misura di sé: più che affidarsi

a Lui e misurarsi con la sua misericordia, si può cedere alla tenta-
zione di escluderlo, di sostituirlo con altri riferimenti che, nei fatti,

risultano non adeguati a qualificare la vita. Il cammino quaresimale

chiede di fare spazio nel cuore e lasciarlo abitare da Dio; tale Pre-
senza è il punto fermo che, con la sua grazia e il suo conforto, pacifi-
ca la memoria e crea la condizione giusta per rilanciare, fiduciosi, la

vita oltre le insufficienze e le fragilità. Siamo chiamati ad uscire dalla
alienazione esistenziale, dai mille volti, e incontrare il Volto della
Misericordia, il Cristo: Lui rivela la meta e le condizioni del viaggio
attraverso la Parola e la Carità che orientano a scelte concrete. Per

rendere fruttuoso tale impegno è necessario innanzitutto «rientra-
re in sé stessi, grazie alla preghiera e all’aiuto di Dio e, immergen-
dosi nella profondità del cuore, rintracciare e affrontare tre grandi

suggestioni che invadono l’anima, creano zone d’ombra interiori e

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riducono la vera libertà, assoggettandola ad una progressiva espro-
priazione della vita: la distrazione, la superficialità, l’indolenza (Cf.

Marco il Monaco, Custodisci il dono di Dio in te).
Bisogna guardare lucidamente sé stessi per resistere alla finzione

suggestiva della realtà mediatica, del desiderio di consenso/ricono-
scimento, del fascino dei consumi, quale terreno di una ipotetica pie-
nezza di vita in cui queste suggestioni prolificano e attraggono. La

distrazione produce l’allontanamento dall’essenziale, dal bene che

vale per sempre, e diviene radice che alimenta frammentazione e di-
spersione nella vita; la superficialità, che non considera realistica-
mente il senso delle vicende, diviene sua complice nell’espanderne

il dominio; l’indolenza, che induce alla passività, tesse nell’anima il
velo tenebroso di una nube oscura, abituandosi alla superficialità e

rifuggendo impegno e sacrificio. Per affrontare e vincere queste sug-
gestioni bisogna aprire il cuore a Dio, origine e causa di ogni bene,

e ritornare a sé stessi, lasciando il territorio straniero di suggestioni

che catturano la persona legandola a interessi frammentari, illuso-
ri e superficiali. Il ritorno a Casa, con il riferimento alla Parola che

guida i passi, determina un progressivo passaggio dalla superficialità
alla concentrazione e, nel ritrovare l’intimità profonda di sé, apre lo
sguardo al valore autentico della vita: oggetto dei pensieri sarà tutto
quello che è vero, nobile, giusto, puro, onorato, quello che è virtù e
merita lode (Ef 4,8), nel realismo faticoso del vivere quotidiano. La
consapevolezza della fede in Dio, uno e trino nell’amore, dirada le

ombre nel cuore, libera da ciò che attrae/distrae e concentra sull’es-
senziale della vita, accolta in pienezza, nelle sue varie condizioni e

situazioni.

La chiarezza interiore, con la presenza della grazia di Dio, spin-
ge così a dare volontà al cuore in una azione costante e generosa: il

dinamismo della carità mostra la misura vera delle relazioni e della
vita. La carità zelante nella cura e prossimità all’altro, soprattutto nei

suoi bisogni, si alimenta nel fiducioso affidamento a Dio, in ogni pro-
va; è sostenuta dalla speranza che orienta lo sguardo tra le penombre

della vita e si veste con le armi della giustizia per una comune santi-
ficazione (Rm 6,13). «Quando infatti, in forza della grazia operante,

si cerca di custodire con cura nell’anima la sinfonia tra vera cono-
scenza, memoria della Parola di Dio e zelo buono, allora scompare

ed è ridotta in essa ogni traccia di dimenticanza o distrazione, igno-
ranza o confusione, indolenza o passività, e si rende feconda, in se-
gni concreti, la grazia che è dono di Cristo Signore e del suo Spirito»

(Cf. Marco il Monaco, Custodisci il dono di Dio in te).
Carissimi Fratelli e Sorelle, il cammino personale di continua

conversione si realizza con e per gli altri, avendo come riferimen-
to comune la misura di Cristo. La vera misura della nostra vita è la

comunione in Lui e tra noi, corresponsabili della edificazione del
corpo ecclesiale e della qualificazione della vita secondo la sua carità.
Iniziamo, con passo deciso, il cammino quaresimale (synòdos) come

carovana unificata dallo Spirito (synodìa) in cui tutti (synòdoi) con-
dividono il viaggio per conformare la vita alla misura della carità di

Cristo, nei vari contesti. Vivere a misura di Cristo (Ef 4,13) esprime

l’ideale della maturità cristiana nel percorso di trasformazione in-
teriore per seguirlo nello stile di servizio, amore e umiltà, passando

attraverso la “porta stretta” di un egoismo da combattere e superare.
Comportiamoci in maniera degna di Lui: «Non rechiamo oltraggio

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al Signore Gesù Cristo; onoriamo gli anziani, educhiamo i giovani;
si dimostri sinceramente l’intenzione di vivere in pace; si manifesti,
attraverso il silenzio, di saper dominare la propria lingua; si mostri

amore verso tutti, senza alcuna preferenza, con purezza di coscien-
za. Dio conosce, nelle loro più intime pieghe, i nostri pensieri e i no-
stri desideri» (Clemente Romano, Lettera ai Corinti).

La Via dell’Incarnazione, contemplata nel tempo natalizio, mostra
ora «ciò che dobbiamo all’uomo, perché insegna che quando fai per
gli uomini nella verità e nella giustizia lo fai per Dio. Ma la radice
della giustizia, il fondamento di ogni equità e che tu non faccia ciò

che non vuoi ti sia fatto, che tu misuri l’animo altrui dal tuo stes-
so animo. Se è duro sostenere le ingiurie e se chi con esse ti offende

ti sembra ingiusto, trasferisci nella persona altrui ciò che senti di te
e giudica l’altro in base alla tua persona: comprenderai così che tu

agirai ingiustamente se nuoci agli altri, quando ingiustamente agi-
sce un altro se nuoce a te. Se ponderiamo ciò nella nostra mente,

conserveremo l’innocenza, che è quasi il primo gradino su cui sta la
giustizia. Primo dunque è non nuocere, il seguente giovare. Così nei
campi incolti, prima di incominciare a seminare, estirpati cespugli,
tagliate le radici nodose, è necessario ripulirne il terreno; in tal modo
dall’animo nostro è necessario prima strappare le negatività, e solo
poi seminare le virtù, perché il seme della parola di Dio porti in noi
frutti di vita immortale» (Lattanzio, Epitome delle Divine Istituzioni).

Con l’aiuto di Maria, Madre nostra, e l’intercessione dei Santi Pro-
tettori, procediamo con fiducia nel percorso quaresimale di purifi-
cazione da ciò che spinge alla distrazione, alla superficialità e al di-
simpegno. La Parola di Dio sollecita a ritrovare la giusta misura nella

vita: «Abbi un cuore retto e sii costante, tendi l’orecchio e accogli
parole sagge, non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui
senza separartene; sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro
si prova con il fuoco. Voi che temete il Signore, amatelo, e i vostri
cuori saranno ricolmi di luce» (Sir 2,1-13). Ognuno, con la luce della
Parola e la forza dello Spirito, percorra questo sentiero personale e
comunitario, trovando ulteriore aiuto nella grazia giubilare dell’anno

francescano e nelle meditazioni sulla virtù della giustizia che appro-
fondiremo nei vari incontri quaresimali.

Viterbo, 18 febbraio 2026,
Mercoledì delle Ceneri

 Orazio Francesco Piazza
Testimone e guida nella fede

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