Quarta di Avvento (Anno C) 21 di dicembre
Che la domenica prima del Natale ci venga ricordata la profezia che ..”…una vergine partorirà un figlio…” (vedi Isaia) e che poi nel Vangelo di Matteo venga ripresa come profezia finalmente compiuta (Mt 1: 18-24), mi sembra un profondo accostamento di fede del significato de nostro rapporto con la fede in Dio e della sua presenza in mezzo a noi. Essere puri al cospetto di Dio mi sembra però qualcosa di più profondo del semplice riferimento fisico-anatomico. E’ la purezza e la semplicità libera di chi vede in Dio il compimento delle promesse e dei desideri umani. La speranza di un mondo “vergine”, cioè: incorrotto e non “toccato” dal fango umano che vediamo ovunque è il sogno ancora non realizzato, ma che crediamo e vediamo vivo e presente in coloro che segnano i cammini di una nuova umanità. Giovanni lo intravide nel suo libro della “Rivelazione” (Apocalisse) e un grande artista, Hans Memling, lo dipinse nel 1470-75. In alto nel dipinto accanto alla gloria di Dio, si vede una “donna” che dà alla luce il figlio del mondo nuovo e il male che vorrebbe divorarlo. Quella figura rappresenta la Chiesa anche se la devozione popolare, che va rispettata, ci ha visto la Madonna.
La Chiesa deve infatti essere una madre e il male non trionferà. Il desiderio sogno di tutti noi è che il mondo potrà “un giorno” risorgere. Ma le pietre dalla tomba dobbiamo rimuoverle noi. E’ il cammino della fede che ci vuole “risorti” cioè “vergini”.
don Gianni Carparelli
