QUARTA Quaresima C – Il Padre ci aspetta

Come vedete o se ricordate, seguo un po’ il cammino proposto da Papa Francesco alcuni anni fa. Questo Gesù è affascinante. Sembra venga da un altro mondo e ci vuole far volare verso l’ alto sempre più in alto. Certo che se ha ragione, seguendo Lui, potremmo fare cose che potrebbero sembrare come opera di Dio. Da soli noi possiamo sognare, ma… sembra che spesso, dove mettiamo le nostre mani crescano spine e ortica. Il solo immaginare questo futuro però, ci dà la forza per andare avanti. E allora lo speriamo e ci diamo pure da fare per intravederlo sbocciare tra le nostre mani. A volte lo vediamo sbocciare, ma che fatica convertire la sporcizia in giardino fiorito. Lavoro, fatica, pazienza, e tante difficoltà da superare, ma alla fine… è come incontrare una persona amata. La fatica scompare. E’ come le doglie di un parto (lo diceva anche S. Paolo scrivendo ai Romani, cap. 8) che ti regala il frutto del tuo (nostro) lavoro e… tutto si scioglie nell’abbraccio con chi ti ha dato la vita. E’ il cammino della Quaresima che corre verso una tomba vuota, come un utero gigantesco dal quale esce un mondo nuovo. Utero sempre vergine, perché da dove nasce la vita c’è solo spazio per il mistero nascosto nel secoli. Il resto è strumento… di una “maternità e paternità” che ci abbraccia e ci dice: “… Tu sei il mio figlio… tu sei la mia figlia”. Signore, senza di te non saremmo genitori. Siamo sempre figli di una umanità che genera comunque. Anche il figlio che pecca e ritorna è figlio. Anche il figlio che non capisce cosa significa amare è figlio. Anche il figlio che pecca e non ritorna è figlio, ma… ha chiuso la porta con la chiave della freddezza e non potrà scaldare la vita per farla fiorire. Quello che possiamo fare è il gesto del contadino che dice al Signore: dammi tempo e cercherò di concimare e innaffiare il terreno del fico… speriamo che così porti frutti.
don Gianni Carparelli
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