Per Una Resurrezione Laica

Mario Rigoni Stern, scrittore e militare italiano, è ricordato soprattutto per il suo romanzo “Il sergente nella neve” (1953), considerata la più alta testimonianza poetica della nostra memorialistica di guerra. E dato che siamo in una “guerra diffusa e a pezzi” (Papa Francesco), con pezzi che si aggiungono sempre di più, mi sono trovato a pensare a come poter risorgere dall’assurdo che ci circonda e dove siamo immersi. Ma non vorrei suggerire di metterci davanti a una statua sacra e di chiedere che tutto finisca. Anche questo serve, ma in un’altra maniera. Non credo proprio che i nostri governanti in Europa si mettano in ginocchio prima di decidere cosa fare o non fare. Tanti lo fanno e li aiuta ad andare avanti e a sperare, anche mentre le bombe distruggono la loro vita. Se ci riesco vorrei riflettere da laico e non da credente dentro un bagaglio religioso. Quando Paolo VI nel 1965 chiese allo scultore Pericle Fazzini di preparare una opera d’arte per la sala Nervi (poi sala Paolo VI) in Vaticano, si scambiarono alcune idee da, poi, scrivere con il bronzo. Come “sperare in bronzo” un mondo che risorge dalle macerie di una guerra atomica? Ed ecco davanti a noi quella meraviglia di fede, di speranza, di civiltà tutta umana e divina in fieri, quella opera di 700x2000x300 cm che viene offerta alla nostra ammirazione entrando nella sala delle udienze. A riguardo Fazzini scrisse: “Il Cristo risorge da questo cratere apertosi dalla bomba nucleare: una atroce esplosione, un vortice di violenza e di energia”. E qui la parola “Cristo” va letta come “una umanità nuova che risorge dal male assoluto, nuova come i credenti (e io lo sono) la vedono nel loro Cristo”. Questa umanità nuova non nasce all’improvviso o tra le mani devote di chi recita orazioni, fermandosi al libretto delle preghiere. Cercate di capirmi entrando nel mio cammino spirituale che desidera poi esondare coinvolgendo la vita e la storia. Ovviamente ognuno fa quello che può fare. Anche la generosità e bontà di chi non può fare altro che pregare è di grande valore. Riflette e diffonde una speranza. Ma chi può fare di più e ha le mani impastate di responsabilità sociale non può fermarsi a dire: “Signore aiutaci, mandaci la pace”. Ci capiamo, vero? Ed eccomi al nostro Mario Rigoni Stern. Diciamo a noi stessi, credenti e non credenti, ai nostri figli e nipoti, ai media e nelle scuole, nelle associazioni e nelle parrocchie, nei parlamenti e nelle fabbriche delle armi…. diciamo: tutti possiamo risorgere da una vita di morte a una vita piena di luce per tutti, ma dobbiamo alzarci e andare: “Leggete, studiate e lavorate, sempre con etica e con passione. Ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no. Siate ribelli per giusta causa e difendete la natura e i più deboli. Non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore. Siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto”

don Gianni Carparelli

Condividi