Rispetto SI’, emarginazione NO
Il 5 di giugno sono stato invitato dal gruppo LGBTQ+ di Viterbo a partecipare a un loro incontro riflessione sul “rispetto” per le persone, tutte le persone indipendentemente dal loro orientamento affettivo (come in questo caso).  Qualcuno mi ha fatto notare che non avrei dovuto accettare. Ed invece ritengo che dobbiamo uscire da un atteggiamento “gentilmente belligerante” e non avere timore (perché poi?) di dimostrare rispetto per una comunità che cerca di far valere il diritto di essere rispettata e non emarginata o peggio. Non ci sarebbe bisogno di manifestazioni pubbliche, se ci fosse rispetto vero per le persone. Anche le donne ultimamente sono scese in piazza con le loro scarpette e panchine rosse per ricordarci che la violenza contro la donna non è accettabile. Se non ci sentiamo a disagio nel sostenere un corteo di donne, perché ci si deve sentire a disagio in una manifestazione del “Gay Pride” o “Orgoglio Gay”? Freud e la psicoanalisi potrebbero dirci qualcosa che non ci piacerebbe sentire. Comunque sia l’WHO-OMS (Organizzazione mondiale della sanità) che l’APA (American Psychological Association) hanno da tempo chiarito che l’orientamento sessuale non è una malattia da curare, non è una depravazione o un vizio… ma semplicemente un orientamento da rispettare, non solo da tollerare. A volte ci sono nelle persone dei disturbi detti ego-distonici, disforia di genere e omofobia interiorizzata (Internalized homophobia), per il disagio di notare e di dover accettare il proprio orientamento che in non pochi casi sono la reazione interiorizzata dello stigma sociale e della non accettazione da parte delle persone significative nella vita. Pasolini parlava di quanta fatica aveva dovuto affrontare per arrivare a sentirsi libero, in una sua lettera all’amica Silvana Mauri, nel 1950. La comunità sociale sta però facendo un cammino notevole a riguardo, soprattutto nelle società occidentali, anche se la coscientizzazione e l’accettazione non sono arrivate a tutte le coscienze. In Canada soprattutto e altrove, mi sono dovuto confrontare con questa realtà umana. E quando ci si trova davanti a persone che debbono andare via di casa, cadere in depressione, anche suicidi e non sapere cosa fare… ci si fanno delle domande. Ma che diritto abbiamo di ostracizzare chi cerca solo di vivere quello che la vita offre loro? L’orientamento sessuale, indipendentemente dagli aspetti anatomici che non sono i soli a determinare la sessualità, non è una scelta sul menù delle opzioni. Una persona che ho avuto modo di aiutare mi diceva: ma Gianni, la mia famiglia pensa che io mi sia alzata la mattina e mi sia detta: voglio essere così… En passant vi confesso che quando mi ha chiesto di pregare con lei e la sua compagna, ci siamo incontrati, stretti le mani, pregato e poi ho detto… siate una benedizione l’una per l’altra. Lo stesso con una coppia di giovani Gay. Avrò fatto bene? Avrò fatto male? Non lo so, non me lo domando. Quando incontro queste persone e le vedo dopo anni, sereni e felici che mi invitano a casa loro, io ci vado e mi sento bene con loro. Altri mi dicono: la bibbia condanna… è parola di Dio. La Bibbia? Veramente rispondo: Dio non ha mai detto nulla a riguardo. Lo abbiamo detto noi pensando di interpretare il pensiero di Dio. Ma lo abbiamo scritto noi, impolverati della cultura del tempo e della storia. Sono cristiano e nei Vangeli non trovo nulla a riguardo. Per cui il 5 giugno, invitato dal simpaticissimo Mirko Giuggiolini, vice presidente di TusciaPride, andrò al loro incontro. Per assicurare il mio rispetto per le persone prima di preoccuparmi delle etichette. Parlerò a nome mio, non delle istituzioni, siano esse civili o religiose. Sarà la mia opinione e convinzione, basata sulla mia esperienza di incontri e di lavoro. Una volta un giornalista americano che scriveva contro questo movimento, cambiò opinione quando la figlia si apri (coming out) con i genitori in mia presenza. Non scrisse più… contro. Aveva capito. Omnia vincit amor et nos cedamus amori (Virgilio, Egloga X, bucoliche): l’amore vince tutto, e anche noi dobbiamo arrenderci all’amore.  
don Gianni Carparelli
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