San John Henry Newman Dottore della Chiesa

Di Mario “Metodio” Mancini

Il primo novembre 2025, Festa di Tutti i Santi, Papa Leone XIV ha solennemente dichiarato San
John Henry Newman Dottore della Chiesa. San Newman si trova così in compagnia di giganti come
Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino ed altri 35 Dottori della Chiesa ed insieme a San Tommaso
d’Aquino co-patrono della missione educatrice della Chiesa. Newman è stato un ispiratore del
Concilio Ecumenico Vaticano II per il suo pensiero sulla Chiesa e specialmente per il rinnovamento
della dottrina cattolica e la spiegazione del suo sviluppo. Famosa è anche la sua posizione sulla
prevalenza della coscienza, che lo pongono alla radice del dialogo ecumenico ed interreligioso. È
stato anche un ispiratore del “metodo sinodale” sostenendo la necessità di ascoltare gli altri con la
disposizione mentale di porsi al loro stesso livello. La sua maturazione spirituale è avvenuta
attraverso lo studio appassionato dei Padri della Chiesa che fanno di lui più che uno studioso un
loro teologo: studio che lo convinse della veridicità della Chiesa Romana, tanto che si dovrebbe
parlare di “passaggio” più che di “conversione”, termine che per gli automobilisti indica un radicale
cambiamento di direzione. Newman amava la Chiesa Anglicana, aveva un animo sensibile, scrisse
poemi, compose Inni che ancora oggi sono nelle raccolte sia degli Anglicani che dei Cattolici. Il suo
motto cardinalizio fu: “Cor ad cor loquitur”. Esitò a lungo a fare questo passaggio: fu l’ultimo dei
“Trattariani” ritiratisi con lui a Littlemore a fare l’Abiura (dichiarazione piuttosto pesante a quei
tempi). Esitazione anche favorita dai sospetti incrociati di Anglicani e Cattolici sulla sua ricerca di
una via intermedia. La sua decisione fu infine presa a contatto con colui che mostrava
concretamente tutto il suo amore per quelli che chiamava “fratelli separati” al di là di ogni disputa
teologica o dottrinale: il Passionista viterbese Beato Domenico della Madre di Dio. Fu
inginocchiato ai suoi piedi che, alla fine, aprì il suo cuore in una piovosa serata di ottobre 1845.
Domenico aveva già confutato, scrivendogli in latino, la teoria della “Via Media” della sua scuola,
ma aveva accompagnato la spigolosità della dottrina con la dolcezza delle indicazioni e la
perseveranza dell’amicizia: “Cor ad cor loquitur”: non era proselitismo, ma incontro di anime. Il
Passionista lasciò al professore di Oxford la libertà di coscienza di seguire, nella Chiesa di Roma, la
propria vocazione accademica. Separati nel tempo (Domenico morì nel 1845, Newman nel 1890) e
nello spazio (la loro frequentazione si interruppe con la morte di Domenico), Newman ricordò
sempre, fino alla fine, mezzo secolo dopo, colui che accese in lui “The kindly light” la luce gentile
che cercava fin dalla giovinezza.

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