4 di Gennaio 2026, Seconda domenica dopo Natale
Il Vangelo secondo Giovanni inizia con una frase che ci immerge nell’incontro tra fede cristiana e il mondo di pensiero greco. La fede ha bisogno di un linguaggio e questo è quello che ci circonda e nel quale viviamo. E quando il mistero della fede usa un linguaggio dobbiamo aspettarci un po’ di inquinamento semantico, che va sempre purificato nel tempo. Giovanni cosa voleva dire? Mi permetto di spiegarlo secondo il mio intendere, anche questo sempre da purificare e da approfondire: “In principio era il LOGOS”. Per Eraclito (V secolo a.C.), il primo ad usare questo vocabolo, staccandosi dai miti e cercando di usare la razionalità, è la legge universale che governa le cose e mantiene l’equilibrio, anche se tutto cambia (panta rei-πάντα ρεί). Giovanni vede invece già la presenza misteriosa di quel “Cristo” che doveva essere-guidare la vita e la storia verso il suo punto finale, il Regno di Dio, dove si potrà vivere la sapienza e la grandezza del “creatore”. “Logos” non è quindi solo una legge astratta, ma è una “persona-realtà viva” che fa da ponte tra l’infinito e il finito. Il capirlo è affidato alla nostra storia di pensiero e di fede. Ma LOGOS tradotto con PAROLA, nuota dento una costellazione semantica, dove i significati sono molteplici e tutti correlati: progetto, relazione, ragione, pensiero, significato… Da qui pensare anche che questo dia significato alla vita, il passo semantico è breve. Chi ha un senso della e nella vita, la vive meglio. Victor Frankl ci ha costruito un approccio terapeutico, la “Logoterapia”. Per lui il fine della vita non è il piacere, comunque lo si intenda, ma la ricerca di un significato per la propria esistenza. Per cui: credere in Cristo, che vuol dire, è la mia fede, diventare come Lui, diventa lo scopo della vita e questo darà senso a tutto. Questa ricerca di senso percorre i desideri umani da sempre. Forse per questo il LOGOS è eterno, principio e fine (… e, come senza dubbio sentite: c’è molto da approfondire. Ma stiamo nuotando nel mistero). Iniziare un anno credendo che Gesù Cristo è “principio e fine” ci conduce per mano ad accostarci a LUI, alimentarci di LUI, camminare e vivere come LUI. E’ il cristianesimo senza orpelli di moda che oscurano il cammino.
don Gianni Carparelli
