“Semi di Pace e di Speranza”: il messaggio di Papa
Leone XIV per la X Giornata Mondiale di Preghiera
per la Cura del Creato,oggi 1° settembre 2025.
Un’ecologia integrale di valori interiori e rispetto
dell’ambiente per nuovi stili di vita.

Stefano Stefanini

A dieci anni dall‘istituzione della Giornata di preghiera per la cura
del Creato, avvenuta in concomitanza con la pubblicazione
dell’Enciclica Laudato si’, ci troviamo nel vivo del Giubileo,
“pellegrini di Speranza”. E proprio in questo contesto il tema
acquista il suo pieno significato.
Il messaggio di Papa Leone “Semi di Pace e di Speranza” esorta
a partire dalle risorse, dalla terra, dall’acqua, dall’agricoltura e
dal cibo, quindi da un afflato ecologico che però
immediatamente comprende anche l’uomo e non può più
tollerare le ingiustizie che perpetriamo, tanto alla natura quanto
ai nostri fratelli e sorelle.
Una nuova ecologia che parte da lontanissimo, anche dai testi
biblici, e che oggi ci richiede una «conversione», come già
ribadito da Papa Francesco nella Laudato Si.
Papa Leone rileva come oggi nel 2025, in diverse parti del
mondo è ormai evidente che la nostra terra sta cadendo in
rovina. Ovunque l’ingiustizia, la violazione del diritto
internazionale e dei diritti dei popoli, le diseguaglianze e l’avidità
da cui scaturiscono producono deforestazione, inquinamento,
perdita di biodiversità. Aumentano in intensità e frequenza
fenomeni naturali estremi causati dal cambiamento climatico
indotto da attività antropiche (cfr Esort. ap.Laudate Deum, 5),
senza considerare gli effetti a medio e lungo termine della
devastazione umana ed ecologica portata dai conflitti armati.

Sembra che manchi ancora la consapevolezza che
distruggere la natura non colpisce tutti nello stesso
modo: calpestare la giustizia e la pace significa colpire
maggiormente i più poveri, gli emarginati, gli esclusi. È
emblematica in tale ambito la sofferenza delle comunità
indigene.
E non basta: la natura stessa talvolta diventa strumento di
scambio, un bene da negoziare per ottenere vantaggi economici
o politici. In queste dinamiche, il creato viene trasformato in un
campo di battaglia per il controllo delle risorse vitali, come
testimoniano le zone agricole e le foreste divenute pericolose a
causa delle mine, la politica della “terra bruciata”[1], i conflitti
che scoppiano attorno alle fonti d’acqua, la distribuzione iniqua
delle materie prime, penalizzando le popolazioni più deboli e
minando la stessa stabilità sociale.
La giustizia ambientale non può più essere considerata un
concetto astratto o un obiettivo lontano. Essa rappresenta
una necessità urgente, che va oltre la semplice tutela
dell’ambiente. Si tratta, in realtà, di una questione di
giustizia sociale, economica e antropologica.
Per i credenti, in più, è un’esigenza teologica, che per i
cristiani ha il volto di Gesù Cristo, nel quale tutto è stato
creato e redento.
In un mondo dove i più fragili sono i primi a subire gli effetti
devastanti del cambiamento climatico, della deforestazione, e
dell’inquinamento, la cura del creato diventa una questione di
fede e di umanità.
Lavorando con dedizione e con tenerezza si possono far
germogliare molti semi di giustizia, contribuendo così alla
pace e alla speranza.
Ci vogliono talvolta anni prima che l’albero dia i suoi primi
frutti, anni che coinvolgono un intero ecosistema nella
cont inu ità , ne l la fede ltà , ne l la co l laboraz ione e
nell’amore, soprattutto se quest’amore diventa specchio
dell’Amore oblativo di Dio.

Tra le iniziative della Chiesa che sono come semi gettati
in questo campo – prosegue Papa Leone nel suo
messaggio – desidero ricordare il progetto “BorgoLaudato
Si’”, che Papa Francesco ci ha lasciato in eredità a Castel
Gandolfo, come seme che può portare frutti di giustizia e
di pace.
Si tratta di un progetto di educazione all’ecologia integrale che
vuole essere un esempio di come si può vivere, lavorare e fare
comunità applicando i principi dell’EnciclicaLaudato si’.
L’EnciclicaLaudato si’ ha accompagnato la Chiesa Cattolica e
molte persone di buona volontà per dieci anni: essa continui ad
ispirarci e l’ecologia integrale sia sempre più scelta e condivisa
come rotta da seguire.
Sono trascorsi dieci anni dalla pubblicazione dell’enciclica
Laudato si’ indirizzata ai Fedeli da papa Francesco il 24 maggio
2015, la “riflessione insieme gioiosa e drammatica” che ha
segnato una svolta nella storia della Chiesa, non meno che nel
pensiero ecologista.
ll richiamo incessante va alle parole cruciali della Lettera
Enciclica che caratterizzerà universalmente l’epoca che stiamo
vivendo:
“Non c’è ecologia senza giustizia e non ci può essere
equità in un ambiente degradato”, scriveva allora Papa
Francesco, esponendo in modo potente e chiaro i principi di
un’ecologia integrale.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, aveva predisposto nel
2015 una presentazione del testo della “Laudato si”, con
riflessioni significative per inquadrare l’impatto individuale,
sociale ed economico dell’Enciclica sociale di Papa Francesco,
pietra miliare dei Valori universali di tutela della vita in ogni sua
forma e dell’ambiente da tutelare in un’ottica di ecologia
integrale uomo-natura.

Quella di Papa Leone oggi e‘ una lucidissima analisi di quanto
danno abbiamo fatto alle cose e alle persone, impostando i
nostri modelli di sviluppo in maniera dissennata, per cui abbiamo
lasciato che la nostra politica soggiacesse all’economia e
l’economia alla tecnologia.
Inquinamento e cambiamento climatico, la questione dell’acqua
(l’accusa verso chi privatizza questa risorsa è senza appello, cfr
n. 30), la perdita di biodiversità con le conseguenze del
deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale,
il diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta
impotenza.
Così Papa Leone conclude il suo messaggio “Semi di Pace e di
Speranza”:
„È ormai davvero il tempo di far seguire alle parole i fatti.
«Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte
essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di
opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza
cristiana. Così si moltiplicheranno i semi di speranza, da
“custodire e coltivare” con la grazia della nostra grande e
indefettibile Speranza, Cristo Risorto.“

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