SS VALENTINO E ILARIO: Co-patroni di Viterbo
Di Mario “Metodio” Mancini
Ss Valentino e Ilario sono i Protomartiri di Viterbo, cioè i primi a dare testimonianza della loro Fede
cristiana fino a subire la morte violenta. Furono infatti vittime della persecuzione di Diocleziano
avvenuta agli inizi del IV secolo. Il sacerdote Valentino ed il diacono Ilario, originari del Medio
Oriente, culla della cristianità, portarono la “buona notizia” della salvezza delle anime attraverso la
morte e Resurrezione di Gesù il Cristo, nelle terre attraversate dalla Via Cassia. I racconti
agiografici rischiano di confondersi con la leggenda, ma i riscontri archeologici confermano le
tradizioni più antiche. La zona del martirio dista 3 Km dall’attuale abitato di Viterbo, che non era
all’epoca di alcuna rilevanza. La Via Cassia passava a valle dell’attuale città, attraversando la fascia
di sorgenti termali, superbamente attrezzata dagli antichi Romani. È lì che si trovano lunghi tratti
dell’originario basolato romano, i resti dei ponti romani Asinello e Camillario, la necropoli etrusca
riadattata a catacomba cristiana, i ruderi del “vicus” romano (il medievale Borgo San Valentino), il
cippo del martirio dei protomartiri viterbesi, tutti elementi citati dalle antiche notizie. Le invasioni
barbariche prima e la fioritura della città fortificata di Viterbo poi, portarono alla traslazione dei
corpi dei martiri nella sicurezza della Cattedrale cittadina.
Viterbo ha celebrato la memoria liturgica dei due santi il 3 Novembre. Il Vescovo diocesano, Mons.
Orazio Francesco Piazza ha presieduto l’Eucaristia nella Parrocchia a loro intitolata e che
attraverso l’”Associazione Amici di don Armando Marini” cura i luoghi storici del martirio.
Anche nella Cattedrale il giovane parroco don Nicola Migliacci, assistito dal Vicario generale don
Luigi Fabbri, hanno commemorato questo anniversario. Nell’Omelia don Nicola ha ricordato che i
due martiri sono i co-patroni della Chiesa che è in Viterbo: Santa Rosa e noi stessi dobbiamo a loro
le nostre radici cristiane. Al termine della celebrazione è seguito un atto di venerazione alle
reliquie: le teste dei due condannati alla decapitazione. I fedeli hanno raggiunto
processionalmente la Cappella dei Santi Valentino e Ilario cantando le invocazioni composte per
loro. Per l’occasione è stato aperto l’armadio dove sono esposti i due capi mozzati 17 secoli fa dai
carnefici pagani.

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