Il pensiero di Teilhard De Chardin e la sua visione del mondo

di Aurelio Rizzacasa

Introduzione

La filosofia cristiana attraverso i secoli ha compiuto il tentativo di elaborare delle visioni del mondo
e della vita compatibili con le narrazioni della creazione incluse nella Genesi. Tra questi tentativi
possiamo ricordare quello di Tommaso D’Aquino, fondato sul pensiero tradizionale di Platone e di
Aristotele e quello di Antonio Rosmini basato sulle visioni filosofiche del pensiero moderno. Pierre
Teilhard De Chardin, rispetto a queste interpretazioni filosofico-teologiche, ha compiuto un
tentativo nuovo che stabilisce un dialogo significativo con il pensiero cristiano e la scienza della
prima metà del Novecento.
Nella cultura attuale ci troviamo nelle condizioni di dover pensare ad una lettura ontologica del
reale che si colloca in effetti su una vera e propria situazione ulteriore rispetto al pensiero di
Teilhard. In questa chiave ermeneutica possiamo pensare alle cosiddette nuove cosmologie che
rappresentano delle vere e proprie ipotesi di lavoro in una situazione in cui la metafisica si pone in
una vera e propria crisi d’identità. Di fatto, la questione affrontata in queste pagine tende ad
evidenziare come il pensiero cristiano della cultura attuale tenda a superare il concordismo
filosofico-teologico rispetto all’immagine del Creato contenuta nelle sacre scritture per concentrarsi
sul rapporto tra scienza e fede nel senso di superare la relazione di continuità tra i due ambiti a
favore di una vera e propria differenza qualitativa tra gli ambiti stessi, per cui, l’orizzonte della
scienza realizza l’immagine dell’universo sul paino conoscitivo, mentre l’orizzonte della fede indica
un’apertura ad accogliere l’ulteriorità del mistero come risultato della fede che si apre al messaggio
della rivelazione nel senso per cui la fede stessa fa emergere l’istanza comunicativa di un messaggio
nel quale la scelta religiosa diventa fiducia in una presenza di Dio e quindi in una conseguente
accettazione, ottenuta mediante il misticismo e la preghiera, di una sostanziale accoglienza del
messaggio divino. Comunque, in questa situazione, è importante riflettere ancora sul pensiero di
Teilhard, poiché questo indica la conclusione di un discorso che fa riflettere sul pensiero cristiano
nell’attualità della nostra cultura e soprattutto nel rapporto interessante, nonché sempre
problematico, tra scienza e fede.

La cosmologia di Teilhard De Chardin

Teilhard De Chardin, al di là, delle incomprensioni e perplessità con le quali la Chiesa nella fedeltà
alla tradizione ha valutato problematicamente la sua visione filosofica-teologica, ha proposto nelle
sue opere fondamentali, quali Il fenomeno umano, La messa sul mondo e L’ambiente divino,
un’immagine del Creato fondata sui risultati scientifici della paleoantropologia da lui elaborata nel
quadro delle ricerche archeologiche. In questo orizzonte, il principio dell’evoluzione viene ad essere
la molla propulsiva in cui il mondo della vita, nei tre ambiti vegetale, animale ed umano elabora il
suo sviluppo progressivo, aprendosi, infine, al punto omega della soluzione religiosa dello sviluppo
ultimo dell’ontologia, in cui l’universo approda al ritorno a Dio nella salvezza finale. Così, la
cosmogenesi, la biogenesi, l’antropogenesi e nel quadro teologico la cristogenesi si collocano in un
cammino evolutivo del reale in cui il divino, il creato e la salvezza escatologica trovano la loro
unificazione dinamica. Questa è una visione ermeneutica in cui il primato della fede cristiana si
concilia con un silenzio metafisico la cui immagine descrittiva è caratterizzata dal trionfo della
scienza e dalla rivalutazione del principio evolutivo che permette di stabilire un significativo
legame tra il momento materiale del creato vivente e il momento spirituale della divinizzazione del
creato medesimo. È chiaro che quest’immagine dell’universo, nel contempo, scientifica, filosofica e
teologica, viene a rappresentare una lettura olistica, sistemica e coerente con la teoria della
complessità, nella quale i concetti tradizionali di immanenza e di trascendenza trovano il loro
superamento semantico in una nuova visione culturale del cristianesimo coerente con la nostra
cultura contemporanea.

Una nuova cosmetologia
Il tentativo compiuto dal nostro scienziato, filosofo e teologo francese viene ad essere un’ipotesi
interessante e innovativa del pensiero cristiano in cui la teoria della complessità, da intendersi, in
modo originale e significativo, come l’unità dei molti diversi e coordinati nella modalità sistemica,
rappresenta un esempio che insieme alle nuove cosmologie possa essere senz’altro importante per
uno sviluppo nuovo e diverso rispetto alla tradizione del pensiero filosofico cristiano. Ciò, in
quanto, si concilia con la scienza di oggi, rappresentata dalla fisica della relatività e da quella
quantistica, nonché dal principio evolutivo dell’attuale biologia, lasciando valida la tradizione di
fede nei testi sacri e nel contempo valorizzando il carattere ipotetico delle letture teologiche del

reale. Inoltre, Teilhard De Chardin evita ogni forma di polemica con il pensiero tradizionale in un
rispetto della teologia tomistica tradizionale sia pure nel difficile connubio con un effettivo silenzio
metafisico. Inoltre, tutta la sua visione del reale è accompagnata da un’autentica testimonianza
religiosa che il suo pensiero realizza con la fedeltà alla preghiera e alle forme tradizionali del
misticismo, in ossequio ad una profonda fede nel mistero presente negli atti liturgici della religione
cattolica. Perciò, prendere in considerazione l’esempio di questo pensiero di avanguardia assume
oggi un grande valore per il dialogo tra scienza e fede, nonché per una vera apertura veritativa al
dialogo non solo ecumenico ma anche e soprattutto interreligioso.

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