Donna ecco tuo figlio
Di Mario “Metodio” Mancini
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:
«Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». (Gv 19, 26-27).
Gesù, allo stremo della sua dolorosa agonia, poco prima di rendere lo spirito ha un pensiero di
sostegno per quelli che, impotenti, compatiscono la tragedia. Il solo dare fiato a quelle parole, con
i polmoni svuotati dall’asfissia a causa della posizione suppliziante di braccia e torace, richiedeva
uno sforzo “sovrumano” in un corpo sanguinolento già agonizzante per le torture subite. Eppure il
Dio dell’Amore, nel momento del sacrificio estremo, che abbraccia tutto il genere umano, ha un
delicato, filiale slancio di affettuosità verso la madre. Perché nella società orientale, a quei tempi,
una donna sola, senza un uomo, marito o figlio, era in una situazione miserabile. Nel cuore di Dio
sono compresi tutti ed ogni singolo esistente per sé stesso. Ognuno si sente sorpreso dalla
delicatezza e profondità di questo gesto filiale, tanto più toccante visto il contesto drammatico in
cui si svolge.
La teologia cristiana ha sviluppato, da questo gesto: “ …l’affidamento, in Giovanni, di tutti noi,
tutta la Chiesa, tutti i discepoli futuri, alla madre e la madre a noi. E questo si è realizzato nel corso
della storia: sempre più l'umanità e i cristiani hanno capito che la madre di Gesù è la loro madre. E
sempre più si sono affidati alla Madre: pensiamo ai grandi santuari, pensiamo a questa devozione
per Maria… E possiamo con grande fiducia andare da questa Madre, che anche per ognuno dei
cristiani è sua Madre. E d’altra parte vale anche che la Madre esprime pure la Chiesa. Non
possiamo essere cristiani da soli, con un cristianesimo costruito secondo la mia idea. La Madre è
immagine della Chiesa, della Madre Chiesa, e affidandoci a Maria dobbiamo anche affidarci alla
Chiesa, vivere la Chiesa, essere la Chiesa con Maria. (Benedetto XVI, 22/4/2011)”.
Questo gesto di Gesù è diventato “segno, “sacramento” dell’istituzione della Madonna come
Madre della Chiesa. il “segno” ha un valore per sé stesso che non va dimenticato o sottovalutato.
Come il segno dell’acqua nel Battesimo ha un valore che precede e dà significato al Sacramento,
dono di Grazia: od il pane e il vino nell’Eucaristia hanno un valore intrinseco che aiuta a capire il
Mistero della Fede, così nel gesto di Gesù, ridotto allo stremo appeso al legno della croce, c’è tutto
l’amore filiale, carnale, verso la madre che gli ha dato la vita terrena e cresciuto e protetto quando
era più fragile. Se si dimentica o si sottovaluta il significato del “segno” si rischia di percepire Cristo
Gesù come un ragioniere che si preoccupa, prima di lasciare la vita terrena, della istituzione della
“Ditta”.
