P. FAUSTO GIANFREDA (S.J.): recensione al libro di Edoardo C.
Prandi, Dove c’è l’essenziale. Gli insegnamenti spirituali di Tommasa Alfieri,
Marcianum, Venezia 2024, pp. 216.
Tommasa Alfieri (1910-2000) è stata una personalità significativa della storia ecclesiale del
Novecento: donna volitiva, di fede robustissima, che ha saputo coniugare la contemplazione con lo
spirito di servizio al mondo, attraverso un’opera di formazione di donne e di uomini a una vita laica
consacrata, anticipando le acquisizioni del Concilio Vaticano II. Ella ha dato la sua vita in modo
anonimo e sacrificato nel segno della Croce: nel bel mezzo di un’Italia in divenire tra i due
memorabili conflitti bellici, tra rovine e speranze di rinascita. Il caso dell’Alfieri mostra
l’importanza dell’emancipazione della donna e la sua efficacia nei contesti ecclesiale e sociale.
L’Alfieri è compagna di donne della statura morale di Cristina Giustiniani Bandini, Armida Barelli
e Chiara Lubich.
Tra Tivoli e Roma, si disegna una missione, piccola ma esemplare. Insegnante militante
nell’Azione Cattolica, l’Alfieri se ne diparte per fondare nel 1937 una propria Opera, inizialmente
destinata a giovani donne desiderose di spendere la propria vita in una consegna totale a Cristo per
le vie del mondo, nutrite da periodi di assidua contemplazione eremitica. A un decennio di distanza,
avverte una possibile ulteriore vocazione ad aprire agli uomini quel progetto, e – dietro consiglio di
Padre Pio da Pietrelcina – inizia questa nuova avventura. L’Eremo alla Palanzana in Viterbo, già
appartenuto ai frati cappuccini e ora rilevato dall’Alfieri, diventa la sede madre della comunità
“Familia Christi”, cui membri sono distinti in tre gradi: consacrati, impegnati, associati. Ad essi –
periodicamente – l’Alfieri tiene lezioni spirituali in cui dà i rudimenti di una sapienza di vita, con
avvisi e consigli, stimolando meditazione e condivisione. L’amicizia di antica data con il Servo di
Dio mons. Giuseppe Canovai (1904-1942) sarà prezioso viatico in questa impresa, sebbene l’amico
le verrà prematuramente tolto: prima, con il trasferimento da Roma alla nunziatura apostolica di
Buenos Aires e, poi, con la morte precoce. Donna da sempre avvezza alle perdite – le muore la
madre ad appena un anno d’età, e il padre a diciotto –, l’Alfieri fronteggia le ostilità della vita con
esemplare coraggio. Questo suo temperamento le dà facoltà di dirigere anime in difficoltà: non da
ultimo, diversi preti in crisi di vocazione. Donna di sincero e acuto consiglio, partecipa a centinaia
di persone il suo carisma singolare di direttrice spirituale. In politica, si impegna con numerose
riunioni e manifestazioni pubbliche in tutt’Italia: per la promozione e l’orientamento del voto
femminile. Ben conosciuta dalla Santa Sede, pure preferisce vivere – per lo più – nel nascondimento:
convinta che la testimonianza cristiana debba essere come il lievito evangelico. Animatrice
indefessa, genio creativo instancabile, agisce e predica alla scuola del Crocifisso: con frutti di
bellezza la cui modestia è il tratto di eccellenza.
Di lei rimangono numerosi scritti, solo in parte pubblicati. La sua memoria è custodita oggi
dall’Associazione “Amici della Familia Christi”. La relativa conoscenza diffusa è solo all’inizio: l’integrale
pubblicazione degli scritti consentirà una profonda meditazione e uno studio (anche storico) futuri,
per far emergere tutto lo spessore di questa donna che ha arricchito la Chiesa e la società in modo
singolare. Il presente libro che fa seguito all’altro intitolato Il nuovo della sostanza (2015) e
dedicato alla nascita e alla crescita dell’Opera “Familia Christi” – come dice l’Autore – vuole
evidenziare il magistero spirituale dell’Alfieri: «Questo libro […] è nato per offrire un primo
approccio alle sue istruzioni comunitarie, testi nei quali emergono il suo progetto di vita cristiana
ma anche la sua indole e il suo profilo di donna e madre spirituale» (15). Si tratta dei «[…] suoi
interventi comunitari come formatrice. Tra i documenti cartacei e le audiocassette, abbiamo in
archivio del materiale singolare che raccoglie quello che a grandi linee si potrebbe definire il
“magistero” di Tommasa Alfieri: un complesso di interventi, riunioni, meditazioni, conferenze
svolte all’interno dell’Opera e rivolte ai suoi membri, per ammaestrarli e iniziarli alla vita spirituale
secondo il carisma che la nuova comunità faceva progressivamente emergere: servizio nella vita
quotidiana, laicità consacrata a Dio, contemplazione nell’azione» (17).
L’uso originario del termine «magistero» a riguardo del ministero della parola dell’Alfieri è
mio. Nel convegno da me ideato e intitolato «L’eredità spirituale di Tommasa Alfieri», tenuto a Viterbo il 9 giugno 2012, nell’intervento «Tommasa Alfieri, maestra di spiritualità» dissi: «[…]
permettetemi il termine altisonante, magistero […]» (fa fede l’audioregistrazione e la sua
sbobinatura). Dodici anni dopo, ecco l’oggetto del libro di Prandi… Di fatto – come ho scritto nella
Postfazione –, «Nel 2012, conobbi l’Eremo di S. Antonio alla Palanzana (VT) […], l’ingegnere geofisico
Mario Mancini – laico consacrato nel gruppo maschile dell’Opera “Familia Christi” – e
l’Associazione “Amici della Familia Christi”. L’impatto con l’Eremo fu potente: luogo
intensamente spirituale, ἐσωτερικός 1 […]. Sin da quando m’imbattei in alcuni testi di Tommasa
Alfieri, fui attratto dalla scrittura di questa donna, dal contenuto dei suoi discorsi; tanto che ritenni
necessario testimoniare il mio stupore personale: il mio incanto nel leggere le sue parole. Nello
specifico, Mancini mi mostrò dattiloscritti: consistenti in trascrizioni di registrazioni audio di
conferenze spirituali dell’Alfieri a favore dei membri dell’Opera, dall’anno 1953 alla fine degli anni
’70. Si tratta di incontri in cui l’Alfieri offre punti di meditazione a coloro che sono consacrati
nell’Opera: talvolta, si commentano alcuni passi del Regolamento; talaltra, ci si sofferma su alcuni
valori cardine dell’Opera. […] A seguito della lettura dei dattiloscritti, […] sentii l’urgenza di
trasmettere qualcosa dell’eredità spirituale di questa profetessa. Da qui, realizzai – per la suddetta
Associazione – convegni su di lei: con testimonianze e commenti attuali 2 . Negli anni successivi, a
causa dei tanti impegni, cercai un’altra persona che potesse studiare i dattiloscritti: per pubblicarli in
modo storico-scientifico. L’amico carissimo Dott. Edoardo Prandi – oggi autore del presente libro –
indicò la Dott.ssa Diana Napoli, che accolse l’invito immediatamente: tanto quanto lo rassegnò.
Edoardo, dopo qualche tempo, meritoriamente prese la consegna. Ecco la piccola genesi editoriale
del volume attuale» (149-151).
Prandi ha presentato umilmente la preziosità del messaggio dell’Alfieri nello scaturire,
come fonte… E sì che l’acqua che sgorga è limpida e violenta: come l’acqua di montagna, come
l’acqua sacra che scende dall’Himalaya. È un’acqua dello Spirito che sgorga dalla caverna del
cuore, dalle viscere dello spirito: «[…] l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che
zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Rileggendo le conversazioni dell’Alfieri riportate nel libro,
ritrovo le emozioni e le spinte spirituali vissute nell’Eremo dodici anni fa: prova che erano
autentiche. Il vigore di questa donna è contro l’imborghesimento accomodante, insipido, scialbo,
incolore della nostra epoca. Papa Francesco avrebbe riconosciuto la veracità e l’efficacia della sua
parola evangelica tagliente: «Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a
doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle
midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12).
1 Cf. F. Gianfreda, «Parole da(/e)ll’eremo o mistica delle cose. Itinerario meditativo attraverso l’eremo di Tommasa
Alfieri», Studium 1 (2014) 26-40. Questo saggio è volto a contestualizzare uno scritto dell’Alfieri riguardante l’eremo
in una tradizione contemplativa che va da Ildegarda di Bingen a Ignazio di Loyola. Una mistica delle cose pare essere la
direttrice di sguardo dell’Alfieri, per cui un’introduzione all’eremo funge da mistagogia nell’apprendere il significato
spirituale-dogmatico della creazione, e può servire alla costituzione di una est-etica teologica necessaria per il secolo XXI.
2 Il primo convegno – dal titolo “L’eredità spirituale di Tommasa Alfieri” – fu nel 9 giugno 2012, presso la Sala del
Cenacolo del Convento della Santissima Trinità, in Viterbo; v’intervenni con la relazione “Tommasa Alfieri, maestra di
spiritualità”. Il secondo – dal titolo “Donna e laicità nella Chiesa. Il cammino spirituale di Tommasa Alfieri (1910-
2000)” – fu nell’8 giugno 2013, presso il Centro Congressi “Domus Mariae Palazzo Carpegna”, in Roma: nel quale
tenni la relazione “Parole da(/e)ll’eremo o mistica delle cose”. Il terzo – dal titolo “Fede e impegno civile per una
solidarietà cristiana. L’esperienza di Tommasa Alfieri (1910-2000)” – fu nel 27 giugno 2014, presso la Sala del
Carroccio in Campidoglio, in Roma: la mia relazione “Il maestoso tremendo silenzio della Carità crocifissa” lo chiuse.
Per gli atti del secondo convegno, cf. Donna e laicità nella Chiesa. Il cammino spirituale di Tommasa Alfieri (1910-
2000), ed. F. Gianfreda, Studium 1 (2014).
