Un pennello, una pallottola e una penna

 

Francia: una storia in tre atti durante la “Belle Époque”

Siamo in Francia, nel cuore di quel periodo storico che va dal 1871 al 1914 e che è noto come la “Belle Époque”. Tre personaggi del momento, appartenenti ad ambienti sociali diversi, frequentano la stessa donna in un certo tempo della loro vita: guardiamoli da vicino.

 

Atto primo: il pennello

 

John Sargent, un pittore americano, espone al Salon di Parigi un suo quadro.  È il ritratto di Madame Gautreau, moglie del banchiere Pierre Gautreau.

 

Sargent è un giovane di 28 anni, americano ma nato a Firenze e girovago fra in vecchio e il nuovo continente. Appassionato di pittura Sargent aveva frequentato la prestigiosa École des Beaux-Arts di Parigi e si era perfezionato negli ateliers di vari pittori di una notevole importanza, fra cui:

  • il paesaggista tedesco-americano Carl Welsch;
  • il paesaggista spagnolo Mariano Fortuny conosciuto durante un soggiorno a Capri;
  • i ritrattisti italiani Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti;
  • l’artista Carolus-Duran che proponeva tecniche innovative nella pittura dell’epoca.

 

 

John Singer Sargent (Firenze 12.01.1856 – Londra 15.04.1925)

Ma soprattutto era divenuto amico di personalità quali i già affermati pittori di quel tempo, come Edgard Degas, Claude Monet e James Abbott McNeill Whistler.

 

La società francese dell’epoca era nota per lo straordinario fermento culturale, sociale e tecnologico: era il periodo dell’impressionismo; dell’elettricità che illumina le strade cittadine; dei mezzi di trasporto pubblici; dei primi vaccini; della fotografia e del cinema.

 

Ma nello stesso tempo erano notevoli i caratteri negativi: le contraddizioni e le disuguaglianze sociali erano ancora marcate. Esisteva ancora una netta separazione tra le classi abbienti e le classi lavoratrici; le condizioni di lavoro nelle fabbriche erano spesso dure, con orari estenuanti e scarse tutele per gli operai; l’abbandono dei campi per il lavoro nelle fabbriche aveva creato grossi problemi di inurbamento; in politica erano tratti evidenti il nazionalismo e l’imperialismo.

 

Inoltre, dal punto di vista morale, il periodo della Belle Époque fu caratterizzato da profonda ipocrisia strutturale: nella vita pubblica esisteva una separazione netta tra la “moralità di facciata” (ciò che si mostrava nel salotto) e la “moralità reale” (ciò che accadeva nei corridoi o dopo la mezzanotte):

 

  • il matrimonio era un contratto sociale e l’adulterio era tollerato purché fosse discreto e dietro una cortina di silenzio: si dovevano mantenere le apparenze;
  • la violazione dell’apparenza era pettegolezzo e scandalo;
  • l’uomo aveva ampia libertà nei rapporti con l’altro sesso ma doveva mantenere forme ed apparenze del proprio rango;
  • le celebrità erano spregiudicate, avevano amanti e dettavano i criteri della moda;
  • la donna “per bene” era prigioniera del suo ruolo sociale.

 

In questa atmosfera il ritratto di Madame Gautreau creò uno scandalo.

 

Ma chi era Madame Gautreau e che cosa in quel ritratto scandalizzò la società Parigina?

 

 

 

Virginie Amélie Avegno Gautrau (29.01.1859-25.07.2015)

Una sua foto – Il quadro come era originalmente – Il quadro dopo la correzione

Madame X

 

Madame Gautreau (29.01.1859-25.07.1915) era una giovane americana chiamata Virginie Amélie Avegno. Nata a New Orleans da un matrimonio misto, madre francese e padre di lontane origini italiane, allo scoppio della Guerra di Secessione con la madre si trasferì a Parigi, dove fu educata secondo la consuetudine della borghesia parigina.

 

All’età di 19 anni, tramite uno zio e diverse amicizie fu introdotta nei più bei salotti di Parigi dove fu ammirata per la sua freschezza e la sua bellezza. I quegli ambienti fu corteggiata da molti ma in particolare dal banchiere e magnate navale Pierre Gautreau di vent’anni più anziano di lei. Nel 1878 Virginie e Pierre si sposarono e, con il matrimonio, la coppia fu presente nelle feste e negli ambienti più esclusivi di Parigi. Ben presto Virginie, intelligente, bella e soprattutto seducente, divenne una brillante cortigiana citata spesso nella stampa come “la belle M.me Gautreau” e spesso, malignamente ma sottovoce, criticata per il suo atteggiamento libertino.

 

Nei primi mesi del 1883, in uno dei tanti salotti frequentati da artisti, John Sargent affascinato dalla bellezza di Virginie, le chiese di posare per lui: dopo alcune iniziali resistenze Virginie accettò la proposta dell’artista che si mise immediatamente al lavoro. Dopo diverse sedute e diverse prove in diverse posture, sia a Parigi sia in Bretagna, nella casa di campagna dei Gautreau. Il ritratto fu completato.

 

Nel 1884 il ritratto fu esposto al pubblico ma invece che ammirazione l’opera fu aspramente criticata e definita oscena perché inadatta alla morale dell’epoca.

 

Come si vede nella ricostruzione, prima che l’artista ne correggesse alcuni elementi:

 

  • la donna indossa un vestito nero che contrasta notevolmente con l’ambiente e, specialmente, con sua pelle bianca;
  • il vestito è ampiamente scollato;
  • a parte un orecchino, le spalline sono l’unico ornamento che la donna indossa ma, in particolare, una spallina cade lungo il braccio destro, dando un’immagine lasciva all’insieme;
  • la donna non porta né gioielli né guanti.

 

Il pubblico riconobbe subito la donna, esponente dell’alta borghesia francese, che però era stata presentata come una modella anonima che, senza alcun ritegno, mostrava la propria sensualità. Il noto quotidiano, Le Figaro, commentando la spallina non al suo posto scrisse: «Un solo movimento e la donna potrebbe rimanere nuda». Un noto critico. Ralph Curtis, scrisse di essere sconcertato dal colore della pelle della donna che, così pallida, sembrava morta e, in suo scritto riportò un commento delle signore presenti alla mostra: «Ah Voila “la belle”: Oh quel horror»

 

In conclusione l’opera fu bollata come oscena e volgare.

 

La famiglia Gautreau si rifiutò di acquistare l’opera e, quasi di comune accordo i membri dell’alta borghesia cominciarono a non invitare più i coniugi Gautreau e soprattutto la bella Virginie che, pian piano, finì nel dimenticatoio.

 

John Sargent pensò di modificare l’opera sistemando la spallina ma tutti i suoi sforzi furono vani: il pubblico ritenne scandaloso il dipinto e ciò costrinse l’autore di ritirarlo dalla mostra e tenerlo presso di sé fin quasi alla sua morte quando lo vendette al Metropolitan Museum of Art di New York dove è tuttora visibile. Da notare che, dopo lo scandalo e per volere del pittore, il quadro perse ogni riferimento alla bella Virginie Amélie Gautreau e fu semplicemente intitolato   Madame X

 

Umiliato dallo scandalo Sargent si trasferì in Inghilterra dove continuò i suoi lavori di ritrattista.

 

Atto secondo: la pallottola

 

Un personaggio che fa parte della Storia della Francia e per molti anni fece parlare di sé fu certamente Léon Gambetta.

 

Léon Gambetta (02.04.1838-31.12.1882)

 

 

Figlio di Giuseppe Nicola Gambetta, un bottegaio italiano emigrato in Francia, e di Marie-Magdeleine-Orazie Massabie, Lèon Gambetta fu un politico noto per la sua decisa opposizione all’Impero di Napoleone III e grande riformatore durante il periodo della Terza Repubblica.

 

In gioventù, dopo gli studi nella scuola di Cahors, la sua città natale nella regione dell’Occitania, si trasferì a Parigi dove, nel 1860, si laureò in giurisprudenza. L’anno seguente iniziò la sua carriera di avvocato e si distinse per la sua retorica nel pronunciare le arringhe finali nei processi a cui partecipò. In particolare, nel 1868 davanti al tribunale penale, difese il giornalista Charles Delescluze accusato, assieme ad altre sette persone, di aver lanciato una campagna di raccolta fondi per erigere un monumento sulla tomba del deputato Jean-Baptiste Baudin, ucciso su una barricata il 2 dicembre 1851.

 

Nel dicembre 1851, l’allora Presidente della Seconda Repubblica Francese, Luigi Napoleone Bonaparte, sciolta l’Assemblea nazionale, organizzò un plebiscito che di fatto pose fine alla Repubblica e proclamò il Secondo Impero. Il nuovo imperatore, Napoleone III fu immediatamente contestato da parte della popolazione che organizzò una rivolta popolare con molte barricate per le strade di Parigi. Su una di queste improvvisate fortificazioni fu colpito a morte Jean-Baptiste Baudin.

 

L’imputato fu condannato a sei mesi di carcere e una multa di 2.000 franchi, ma la requisitoria di Gambetta divenne un feroce atto d’accusa contro l’Impero e fece del giovane avvocato la speranza del Partito Repubblicano.

 

Di lui si ricorda anche un episodio insolito ma decisamente un atto di coraggio durante la Guerra Franco-Prussiana. Nel settembre del 1870 Gambetta ed altri maggiorenti del Partito Repubblicano si trovavano nella Parigi assediata dai Prussiani. Una delegazione del partito inviata a Tour non era riuscita ad organizzare un esercito per soccorrere la capitale. Mentre si studiavano le opzioni a disposizione per liberare Parigi, giunse la notizia che il 2 settembre la fortezza di Sedan era capitolata e l’Imperatore era stato fatto prigioniero. Immediatamente gli assediati proclamarono la Repubblica che nominò Gambetta Ministro degli Interni. Per sollecitare la formazione di una forza per spezzare l’assedio dei Prussiani, Gambetta decise di recarsi a Tour e proclamare la Difesa Nazionale.

 

Non c’era nessuna possibilità di lasciare la città se non utilizzando una mongolfiera e rischiando di cadere colpiti dai fucili dell’esercito Prussiano. Gambetta non si perse d’animo e il 7 ottobre, con il suo segretario Eugène Spuller, salì a bordo dell’Armand-Barbès, una mongolfiera pilota da Alexandre Trichet. Il pallone decollò in tarda mattinata da Place Saint-Pierre, nel 18 arrondissement e, nonostante il fuoco prussiano, si allontanò dalla capitale, atterrando verso le 15:00 nel Bois de Favières, nel comune di Épineuse nel dipartimento dell’Oise. Il 9 ottobre, viaggiando in treno Gambetta arrivò a Tours dove si trovava il governo provvisorio e dove ricevette un’accoglienza trionfale. Lì organizzò un nuovo esercito con almeno 500.000 uomini per difendere la Francia.

 

In seguito Léon Gambetta, dopo alcuni incarichi ministeriali divenne Primo Ministro e, durante il suo mandato mise in atto una politica estremamente dinamica che sfidò sia le lobby finanziarie che la politica conservatrice dei partiti avversi. Il suo Governo fu di forte d’ispirazione per molti dei politici che, successivamente, guidarono la Terza Repubblica.

 

Abbiamo parlato della vita pubblica di Gambetta ma resta in sospeso una domanda: che relazione c’era fra questo brillante uomo politico e la bella Madame Gautreau?

 

Dobbiamo quindi parlare della vita privata di Léon Gambetta.

 

Gambetta non si sposò mai ma, da uomo di mondo, ebbe parecchie relazioni con le più belle donne della Parigi di allora. Ovviamente, data la riservatezza dovuta alla sua posizione politica, non sappiamo esattamente quante avventure galanti ebbe il protagonista di questa parte della storia e, ovviamente, i nomi delle sue amanti non sono a noi noti.

 

Da una serie di indiscrezioni trapelate negli anni, sappiamo tuttavia che Gambetta ebbe una relazione con Marie Meersmans. Da quanto è trapelato possiamo ricostruire il profilo di questa donna: si trattava di una cortigiana di origine belga, di 18 anni più anziana di lui, che in precedenza aveva avuto una relazione con lo scrittore di lingua occitana, Frédéric Mistral. Durante l’estate del 1870, i due amanti trascorsero diverse settimane a Lille, Bruxelles e Chaudfontaine. La loro relazione durò per quattro anni, fino al 1872.

 

Quasi per caso durante il processo del 1868 di cui abbiamo parlato precedentemente, una bella donna notò quel brillante avvocato e se ne innamorò. Si trattava di Léonie Léon, una ragazza di 30 anni, figlia di un colonnello dell’esercito francese che morì nel 1860 nel manicomio di Charenton. Trasferitasi a Parigi con la madre, Léonie divenne una cortigiana ricercata da molti notabili fra cui Louis-Alphonse Hyrvoix , ispettore generale di polizia che nel febbraio 1865 la rese madre di un bambino, il piccolo Léon-Alphonse nato segretamente a Bordeaux.

 

Da quanto sappiamo Léonie ebbe altri amanti ma, come visto, nel 1868 era in galleria ad ascoltare l’arringa di quel valente avvocato e da allora cercò di farsi notare da lui e nei quattro anni successivi tentò in tutti i modi d’incontralo personalmente. Solo il 27 aprile 1872 Gambetta finalmente acconsentì a incontrarla e da quel giorno i due svilupparono un profondo legame emotivo e intellettuale.

 

Data la natura focosa di Gambetta, Léeonie non fu la sua unica amante, anche se fu per lui il suo rifugio e il suo porto sicuro dopo le tante battaglie parlamentari. I due vissero in due diverse abitazioni il che permise a Gambetta di mantenere una riservatezza sia nei confronti del pubblico sia nei confronti della stessa Léonie quando qualche nuova avventura si profilava all’orizzonte.

 

Léonie Léon (06.11.1838-14.11.1906)

 

Fu proprio questa situazione che permise a Léon Gambetta di incontrare Madame Virginie Gautreau in uno dei tanti salotti privati di Parigi. Nonostante la facciata di riservatezza e di perbenismo, con il passare del tempo la gente percepì che Gambetta era uno dei più celebri ammiratori che Virginie conoscesse. In effetti risulta che Gambetta frequentasse assiduamente il salotto di Madame Gautreau e questa situazione era la grande preoccupazione dei politici del Partito Repubblicano che temevano la possibilità di uno scandalo che avrebbe, ovviamente, avvantaggiato i politici del partito avverso.

 

Tralasciamo altri dettagli e tanti pettegolezzi intorno alla figura di Léon Gambetta e veniamo alla sua morte che avvenne nel dicembre 1882, proprio poco prima che il ritratto di Sargent venisse dipinto (1884).

 

Durante la relazione fra Gambetta e Lépnie si era parlato di un loro possibile matrimonio ma lei aveva sempre evitato l’argomento non sentendosi all’altezza soprattutto per i suoi tanti amanti del passato ed il figlio illegittimo. Tuttavia, proprio nell’anno della morte di Gambetta, Léonie aveva accettato la proposta e la coppia stava progettando un matrimonio per la fine dell’anno.

 

Si inserisce qui un mistero: nel novembre 1882 Gambetta si ferì a una mano mentre maneggiava una pistola. La versione ufficiale è che la stava pulendo quando accidentalmente partì un colpo e la pallottola lo ferì a una mano. I maligni dissero invece che Gambetta e Léonie stessero litigando e mentre lui puliva la pistola un gesto di lei avrebbe causato lo sparo. Un’altra voce ancora più cattiva ma persistente individua Gambetta come vittima di Léonie che avrebbe sparato al suo compagno in un impeto di gelosia.

 

Nel 1924, lo scrittore Léon Daudet (1867-1942), in una sua opera, la tragedia “Drame des Jardies”  (Les Jardies, era la casa di Léonie a Sèvres), addirittura ipotizzò che Gambetta avrebbe scoperto che Léonie era una spia al servizio della Germania e che si era ferito impedendo alla sua compagna, sconvolta per essere stata smascherata, di togliersi la vita.

 

Al di là delle speculazioni, di certo sappiamo che la pallottola, sparata dalla pistola di Gambetta, gli procurò una setticemia che, nonostante l’intervento dei sanitari, non si riuscì a curare. Gambetta morì il 31 dicembre 1882 chiudendo una vita vissuta da protagonista sia nel pubblico che nel privato.

 

Se fosse stato vivo, probabilmente avrebbe difeso Virginie dallo scandalo con una delle sue arringhe leggendarie.

 

Atto terzo: la penna

 

In questa terzo atto della nostra storia incontriamo un letterato di grande valore, Marcel Proust (1871-1922), scrittore, poeta e saggista vissuto negli anni finali della “Belle Époque”.

 

Marcel Proust in una foto del 1900

 

Proust, autore della monumentale opera in sette volumi “À la recherche du temps perdu (Alla ricerca del tempo perduto), era un giovane frequentatore dei salotti parigini quando Madame Gautreau era ancora all’apice (o nella fase del declino). Ne rimase affascinato, non solo per la sua bellezza, ma per ciò che rappresentava: la caducità della gloria sociale. Nell’opera, infatti, vengono affrontati, nei diversi personaggi che s’incontrano, diverse tematiche tutte legate al senso del tempo che inesorabilmente trasforma e scivola via: la memoria, il sogno, le emozioni, l’abitudine, il desiderio, la gelosia ecc.

 

Per quanto attiene a questa nostra storia toccheremo quattro punti importanti per rivedere la “trasformazione” di Virginie Gautreau in Madame X

​1. Il tema della “Donna Regina del Salotto di Parigi”

 

  • ​1.A – La Signora in Rosa: Odette de Crécy

 

​Nel primo volume de “Alla ricerca del tempo perduto”, intitolato “Du côté de chez Swann” (Dalla parte di Swann o La strada di Swann) Marcel Proust introduce due personaggi:

 

  • Charles Swann – un uomo colto e raffinato, simbolo del potere devastante di un amore passionale;
  • Odette de Crécy – una donna affascinante ma misteriosa, simbolo di una cortigiana spaventata dal passare del tempo.

 

Nei due personaggi c’è molto di Marcel Prust e di Virginie Gautreau.

 

Marcel è un po’ il narratore e un po’ il protagonista. Riconosce se stesso nella prima parte del libro quando, nel villaggio di Combay nei panni di Swann rivive la sua infanzia: scene delle case in cui aveva veramente vissuto da ragazzo, il rapporto con la zia, i domestici della casa, i diversi personaggi incontrati. Il tema è chiaramente il “tempo” che passa e lascia tracce del cambiamento non accettabile e non accettato.

 

La vicenda prosegue poi con l’incontro fra Swann e Odette. Prust non ci dice chi sia nella realtà la bella Odette: una delle tante belle dame di Parigi? forse Odette è in realtà Madame Virginie Gautrau. Nel suo ritratto Prust la vede come una arrivista, una dona venuta dal nulla che aveva scalato la piramide della società francese e che aveva sposato l’aristocratico Swann: la somiglianza con la vita di Virginie è evidente.

 

Ma nel libro ci sono altri due elementi che si possono ricollegare alla vicenda di cui ci stiamo occupando:

 

  • la figura del pittore Elstir, sintesi di tutto l’impressionismo e anche del simbolismo pittorico;
  • l’ossessione di Odette sulla propria figura che deve essere perfetta per il ritratto che le verrà fatto

 

Per Prust il tempo è il malefico artefice della bellezza perduta, ma è l’arte rende la immortale per l’eternità.

 

  • ​1.B – La Duchessa di Guermantes: la “Donna-Opera d’Arte”

La Duchessa di Guermantes è personaggio centrale del terzo volume dell’opera di Proust. In lei l’autore rivede alcune delle molte nobildonne incontrate nei salotti parigini. Secondo alcuni critici del lavoro di Proust la dama, Oriane de Guermantes, avrebbe i caratteri sia di Virginie Gautreau che della Contessa Greffulhe (1860-1952). Quest’ultima fu dall’autore descritta come:

 

«Tutto il mistero della sua bellezza è nel suo sguardo, nell’enigma dei suoi occhi. Mai ho veduto una donna così bella»

 

​Nel presentare Oriane Guermantes Proust tocca diversi elementi:

 

  • eleganza dell’abbigliamento: le donne dei salotti mondani utilizzavano il vestito e il portamento come strumenti di potere. Questi due elementi richiamano l’immagine che Sargent ci ha lasciato di Madame Virginie: portamento elegante e deciso, avvolto in un provocante vestito nero;
  • profilo scultoreo: alcuni personaggi femminili nell’opera di Proust hanno un profilo aristocratico e altero. Anche qui è possibile fare un raffronto con il celebre profilo di Madame Virginie che Sargent aveva immortalato.

 

È evidente che Proust si sofferma sugli abiti, sui tratti fisici e sul portamento della Duchessa di Guermantes per poi sviluppare il tema dei cambiamenti che il tempo, inesorabile, opera nelle persone.

 

​2. Il tema dell’ Arrivismo

Proust è affascinato dalle capacità di alcune persone, come Madame Gauttreau, di saper affrontare la scala sociale e collocarsi ai primi posti. Virginie, americana di New Orleans, era una outsider dai tratti creoli, che aveva conquistato Parigi e si era attribuita il titolo di “Regina della Ville Lumière”.

 

​In quella situazione gli arrivisti si davano da fare per ricevere l’invito a partecipare alla vita dei salotti: il salotto è il premio dopo un duro combattimento. Ma quando ci arrivi diventa un campo di battaglia per restarci: basta un gesto “fuori posto” o una frase “troppo audace” o una gestualità al “limite del consentito” per essere esclusi dai pranzi che contano.

 

  1. Il tema della bellezza che svanisce

Il tema centrale dell’opera di Proust è l’incapacità degli uomini a fermare il tempo e a non saper accettare i cambiamenti nel proprio corpo (e qui è evidente il riferimento alle tante donne incontrate nella vita dell’autore).

 

​La storia di Virginie Gautreau era nota a tutti: invecchiando questa dama faceva coprire gli specchi per non vedere i segni della vecchiaia. Il decadimento fisico comportava anche l’oblio da parte dei tanti frequentatori dei salotti della “Belle Époque”. Sia lei, Madame Gautreau, sia qualunque altra bella donna di quel tempo capivano senza volerlo ammettere che la bellezza che sfioriva era la causa della perdita della fama conquistata a fatica, fama che svaniva senza lasciare traccia, o forse lasciando una triste amarezza in un ricordo che inesorabilmente si allontanava.

 

​4. Il tema del salotto come teatro politico

​Nella Ricerca, l’autore descrive spesso la crudeltà dei salotti: come una donna possa essere adorata un giorno e dimenticata o ridicolizzata il giorno dopo (proprio quello che accadde a Virginie Gautreau dopo lo scandalo della spallina).

 

Proust racconta come i salotti non fossero solo luoghi di svago, ma i veri centri del potere dove si decidevano le sorti della Repubblica.

 

​Nell’ultimo volume dell’opera di Prust, il “Tempo ritrovato”, il protagonista partecipa a un ricevimento dopo molti anni e vede i suoi amici trasformati dalla vecchiaia in “maschere” grottesche.

 

Ecco la tragedia: ​Proust descrive tutti coloro che hanno puntato tutto su bellezza, forza fisica e potere: verso la fine della loro strada si ritrovano disarmati di fronte al “tempo” che vince sempre sulla “forma”.

 

 

In conclusione: Sargent, Gambetta e ​Proust, hanno conosciuto la figura di una donna (la stessa donna) nel suo splendore e ne hanno testimoniato il suo cambiamento.

 

  • ​​Sargent ne ha fissato l’immagine per preservarla dal decadimento del tempo;
  • Gambetta ha cercato di dare sostanza politica a quel mondo salottiere, mutevole secondo i capricci delle belle donne e le loro mode;
  • ​Proust ha scritto un epitaffio: bellezza e potere si trasformano in polvere, l’arte fissa l’immagine e la preserva dalla decadenza.

 

Durante la loro vita, questi tre uomini hanno apprezzato e goduto della bellezza esteriore pur rendendosi conto che si tratta di una realtà effimera. Ciascuno di loro ha reagito in modo diverso alla decadenza umana, ma quell’immagine di bellezza è rimasta fissa nella loro memoria e hanno cercato di renderla immortale seguendo il proprio ideale.

 

Verona, Gennaio 2026

Gennaro Stammati

 

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