UN SUBITANEO INSPERATO ALBEGGIO

In un cielo negato ai chiarori,
senza benevole orme di luci fluenti,
restio ai messaggi d’auspicio sognanti,
tra sassi divelti e alberi fumanti,
un rumore di fondo ottunde la mente,
solo segnali molesti stancanti l’andare,
magari costati una vita.
Non c’è volo del ritorno al nido distrutto,
dei festanti uccelli gai,
solo immagini cupe,
privi del blu, i vetri delle finestre,
sotto la linea rossa del vento grecale.
Il crepuscolo serale s’accheta,
con le buie strade per il forzato silenzio.
Il martellìo lontano,
molesta le speranze di genti chete, 
votate all’affetto.
In una notte qualsiasi,
passata nella molestia 
nell’insperato momento,
s’appare un subitaneo albeggio,
non segni oscuri
ma chiari colori celesti e rosati 
che portano profumi di acacia e fiordalisi,
in segno di pace.
Alessandro Calanca
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