UNA NUOVA PORTA, ANZI UNA PORTA SANTA

La Domenica della Misericordia, domenica in Albis, la porta della Chiesina di castel d’Asso si è
aperta per una celebrazione festiva ricca di significati. I significati sono tanti e hanno reso
l’incontro domenicale un momento di crescita interiore e di carica spirituale da usare nella città
degli uomini. Sui pannelli della porta, appena restaurata (dopo tanti decenni di degrado) sono ora
scritte le “Opere di Misericordia”, quelle spirituale e quelle corporali. Mastro Fardo a Viterbo nel
1325 (sette secoli fa) per la “sua” chiesa di Sancta Maria Salutis fece una analoga operazione
facendo ritrarre le stesse opere con i personaggi scolpiti in bassorilievo: allora i fedeli non
sapevano leggere, ma forse le praticavano con maggiore convinzione. Un quadro di Papa Francesco (all’indomani delle sue esequie) troneggiava sull’Altare. Il celebrante, don Gianni, ha ricordato con passione la figura del Papa “venuto da lontano” (pregare Dio per i vivi e per i morti) e aveva preventivamente adattato la liturgia della Parola al tema della giornata preparando il Vangelo di San Matteo al capitolo XXV dove Nostro Signore enumera le Opere di misericordia come discriminanti per il Regno dei cieli su questa terra. A proclamarlo è stata una “determinata” orfana del Donbass, ortodossa, profuga dal 2014, madre di una bambina affetta da una patologia genetica, (delezione del

1° cromosoma), che lotta da anni per la sua Sofia per superare difficoltà pratiche, finanziarie e burocratiche. Con le più disparate collette è riuscita a far costruire per sua figlia, in Canada, un esoscheletro robotico. Il suo racconto è stato una  omelia ed i fedeli presenti hanno abbracciato spiritualmente la piccola Sofia come una manifestazione di Spirito Santo (visitare gli ammalati, dove per visitare si intende: “assistere”).
La piccola Sofia ha dato chiaramente segno di aver captato l’ondata di empatia con i suoi mugolii. Sofia amata, come una regina, è stata tra le braccia, anche di papa Francesco. Il Salmo scelto da don Gianni è stato invece il 117 che si apre e si chiude con un inno alla Misericordia del Signore. 

Per tutta la mattinata è stato un susseguirsi di “pellegrini” della Via Francigena che prima, durante e dopo la celebrazione passavano per il fatidico cippo dei 100 Km da Roma. Alcuni, i pellegrini per sport, si fermavano giusto per mettere il timbro sulle proprie credenziali. Altri invece, intrigati
dall’accoglienza (ospitare i pellegrini) e dalla intensità degli originali momenti liturgici si sono trattenuti per arricchire il loro bagaglio motivazionale spirituale. Ripartendo il loro zaino sembrava più leggero.  E’ arrivato anche il gruppo organizzato

da “RaccontaminAzione” per una sorta di “Giubileo dei disabili” che percorre la Via Francigena con alcune persone diversamente abili.          A chiusura della S.Messa anche una coppia di coniugi, che dopo 50anni di matrimonio, celebrato proprio in questa chiesetta rurale da don Luigi Ferri, si è unita a tutti in un fraterno ristoro. 

Anche per loro si è aperta la porta della Chiesa di Castel d’Asso: una
“Porta Santa” sui generis. Una porta che sempre e comunque, accoglie, così come il Beato Domenico della Madre di Dio fece in tutto il suo apostolato ecumenico, padre passionista viterbese che in questa chiesetta viene venerato e a cui è titolata l’ Associazione editrice di questo sito online che trimestralmente esce in versione cartacea.

Mario “Metodio” Mancini

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