V DOMENICA DI PASQUA – A. 03 Maggio 2026

Atti 6,1-7; Salmo 32 (33); 1Pietro 2,4-9; Giovanni14,1-12

Via, Verità, Vita: nel Pane e nella Parola

Il mondo malvagio «non obbedisce alla Parola» ed è pietra di «inciampo» per i giustificati di Gesù Cristo.

A chi ubbidisce, non all’uomo, ma alla Parola, Gesù dice:

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore». “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri”: i maestri siano anche testimoni “dell’Invisibile, dell’Assoluto, della Potenza di Dio. La loro non è una testimonianza muta”. A tutti i credenti Gesù ha preparato «un posto», una missione: alcuni sono chiamati per «servire alle mense»; altri sono chiamati per essere al servizio «della preghiera e della Parola».

  1. «Servire alle mense». «Fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo il servizio delle mense». Questi sette uomini li chiamiamo “Diaconi”. La missione dei Diaconi non è l’Annuncio della Parola, la Preghiera, i Sacramenti, ad iniziare dalla Cena, dalla Eucaristia; non è l’amministrazione delle Caritas parrocchiali, ma della Charitas, dell’Amore per tutta la Chiesa. È svolgere il ministero che svolgevano i primi sette Diaconi: sovrintendere a tutto ciò che riguarda i compiti necessari alla vita della Chiesa. Non è essere una specie di “supersacrestani”.

Nella Chiesa vivono i “Laici”: anche la loro missione nella fede non è quella di essere “sacrestani” e non sono destinati al servizio liturgico. Partecipano attivamente alle celebrazioni perché il cristiano si riconosce nella vita di Comunione con i fratelli, nella Preghiera, nell’ascolto della Predicazione e nello Spezzare il Pane (L’Eucaristia).  

Per mezzo dei laici Gesù Cristo entra nella storia degli uomini, di questo tempo. Purtroppo, sono “soli”. Da soli non si va da nessuna parte e, come si dice “Nulla senza il Vescovo”, così bisogna iniziare a dire “Nulla senza i laici”. Essi siano cittadini esemplari nel mondo, ma non del mondo; siano testimoni di una vita santa; divengano corresponsabili negli organi pastorali; abbiano una solida formazione cristiana. Non si sentano cittadini “di serie B”. 

Il cristiano[LD1]  sa che non esiste una politica cristiana, sa, però, che i cristiani sono chiamati ad essere persone attive nella politica per renderla proporzionata ai principi del Vangelo: è missione dei laici cristiani. La vita sociale, per l’opera dei cristiani, corrisponda o, almeno, non offenda i valori del Vangelo; promuova la pace universale; unisca competenza professionale a carità operosa; si assuma incarichi e uffici utili al rinnovamento ed alla conversione del mondo.

  1. «Noi, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola. Non è giusto che lasciamo da parte la Parola di Dio». Essere al servizio della Preghiera e della Parola: questa è la missione degli Apostoli.

Cosa annunciare? «Cristo e Cristo Crocifisso». Cosa celebrare? Non riti, ma il Pane, la Parola, la testimonianza. I discepoli sentendo che Gesù, dal profondo del cuore, parlava del Padre, dissero a Gesù: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù apre il cuore e la mente dei discepoli a comprendere il mistero dell’Amore divino. E risponde: «Da tanto tempo sono con voi e non mi avete conosciuto? Io sono la via, la verità e la vita. Io sono nel Padre e il Padre è in me. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». «Se mi avete conosciuto, avete conosciuto anche il Padre mio». Voi «fin da ora conoscete il Padre e lo avete veduto»: fatelo conoscere ai fratelli. Voi, spesso, sentite i palpiti del mio cuore: rendete completa la vostra aspirazione.

  1. «Io torno al Padre»: proseguite la mia missione. Il Santo Spirito «apra le vostre menti alla comprensione delle Scritture».

Ognuno comprenda la sua missione: si annunci la Parola, si celebri la Cena e gli altri Sacramenti, ci si dedichi alla preghiera.

“Il cristiano è, sì, uno che va a Messa”, così compresero i martiri di Abitene, ma oggi sorge la necessità di “andare oltre” per comprendere il Vangelo. Non basta l’andare fisico, occorre “l’essere la Messa”. Insieme con Gesù Cristo, si impari a vivere ed essere la Messa e così «proclamare le opere ammirevoli di Dio».

La missione non è difficile: è esaltante. «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi». Si inizi e sarà già metà della via. Completarla sarà bello.

«E la parola di Dio si diffondeva» e si diffonderà «e il numero dei discepoli si moltiplicherà grandemente ai nostri giorni». Sono i cristiani, siamo noi, a «rendere ragione della speranza», non i monumenti di tipo cristiano.

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