Veglia per la PACE – 11 aprile 2026
Una delle poche voci degne di essere ascoltate è quella del Papa Leone XIV. I suoi continui richiami
alla “Pace” sono di una verità profonda che nasce dal desiderio vero della Pace, non da ricerche di
applausi per le foto. Mi permetto di ricordare la “Veglia per la Pace” alla quale il Papa invita tutti,
non solo i credenti. Credere e cercare la pace non è un credo religioso, ma un grido umano che si
innalza dalle tombe di chi soffre e muore. Le scenate pseudo-religiose che vengono diffuse dai
media, e non entro nei dettagli, hanno nulla a che vedere con Dio e con la spiritualità. Sono una
farsa indecorosa e indegna. “Vedo leaders che giocano a scacchi sulla pelle dei poveri… La guerra
non è una opzione politica, è un suicidio assistito dell’umanità…”, sono espressioni del Papa in
diverse occasioni recenti. E l’invito a “pregare” per la pace non è per dire a Dio cosa deve fare per
noi. Pregare ha un significato molto più vero e profondo. Pregare è entrare in dialogo con “Altro” e
farsi ponte operando nella realtà la nostra fede, iniziando dalla propria vita. Uno dei vocaboli
usato nella tradizione biblica per indicare il pregare è “Lahitpalèl” (לְהִתְפַּלֵּל) e descrive il pregare
come trasformazione interiore il cui significato non è un “chiedere a Dio” ma un “giudicare se
stessi”, suggerendo una prospettiva differente e incarnata nella realtà, non campata per aria. “La
preghiera non cambia Dio. La preghiera cambia chi prega” come dicevano i saggi ebrei, quelli
veramente saggi. E come il fuoco trasforma l’offerta in fumo che sale a Dio, così la preghiera deve
bruciare l’egoismo per trasformare l’uomo in un essere spirituale”. Invito chi non apprezza un
linguaggio religioso, di entrare nel significato a volte nascosto e di ammirarne il movimento e la
dinamica. E invito noi credenti a credere con le maniche rimboccate, non solo incrociate. Chi
sabato 11 aprile nel tardo pomeriggio si unirà fisicamente o spiritualmente ai tanti che
penseranno alla pace, sappiano che un pensiero spirituale che unisce i popoli è un seme che può
generare un futuro migliore e non impossibile. Debbo ricordare il sogno di Martin Luther King e di
altri: La Pira, Mandela, Madre Teresa, Papa Francesco… e tanti di ogni fede e credo? Inviamo un
grido silenzioso a chi gode quasi eroticamente nell’udire il rumore dei carri armati con i cingoli
sporchi di sofferenza, che il paradiso lo possiamo costruire qui e non sognarlo altrove. E che di
inferno ne abbiamo abbastanza per metterci dentro coloro che lo stanno costruendo. Allora:
preghiamo per cambiare il mondo da quello che vediamo a quello che desideriamo. E la “PACE”
non sarà un sogno onirico, ma un sogno in costruzione.

don  Gianni Carparelli

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