XVIII DOMENICA T. O. A. 02 Agosto 2026
Isaìa 55,1-3; Salmo 144 (145); Romani 8,35.37-39; Matteo14,13-21
Alla ricerca dei significati: sete e fame d’amore nel nome di Gesù
Gesù, stanco, «si ritirò in un luogo deserto, in disparte». Il “mondo” non soddisfa né Gesù né noi: è scioccamente strano; crea esigenze inutili e dannose, presentate come necessarie, dominato dalla pubblicità, come valore educativo, in realtà diseducante. Il dio denaro promette di dare tanto, in realtà toglie e rende serva la mente: compero, non uso, discarica… e ri-compero: esigenze inutili create per crescere apparenze. Per alcuni il denaro ed il consumismo che ne consegue sono la nuova religione.
Per rimediare sarebbe opportuno ridurre al silenzio il corpo ed ogni suo valore? No. Il corpo è creatura di Dio, ma non sempre vive alla ricerca dei significati della storia, eventi e persone.
- Gesù chiaramente domanda: «Perché spendete denaro per ciò che non è pane?».Non avere denaro, ma lottate per averlo; rinunciate a qualcosa per un dono ad un povero, e ve ne sentiti privati. Sentirsi privato per avere donato?
Sorge la necessità di comprendere i significati dei valori del corpo e dello spirito. Abituati a separare il corpo dallo spirito, sono state create sofferenze. Nulla dobbiamo separare, dividere, spezzare acriticamente. Il cristiano testimonia che si può passare dalla realtà corporale alla spirituale. Il corpo è complementare allo spirito. L’uomo non è un “composto” di anima e di corpo, come in genere si dice, ma è una “persona” indivisa ed indivisibile.
Il Pane e la Parola della Pasqua, nutrito il corpo, nutrono lo spirito e gli conferiscono la capacità di oltrepassare i confini di un corpo che, risorto, è testimone di gloria e resurrezione.
Ad ogni valore, esiguo o importante, dobbiamo attribuire il giusto significato secondo la parola di Gesù: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate».
Ogni cosa ha il suo significato: esaminiamo non la sua utilità, ma la sua bellezza e scegliamo e compriamo.
Anche nel celebrare il Pane e la Parola cerchiamo il bello interiore; ciò che appare non è bellezza.
- «Le folle» sono affascinate da Gesù e, pur non comprendendo appieno il suo insegnamento, «avendo saputo» della sua presenza, «lo seguono a piedi dalle città».Gesù, «sceso dalla barca, vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati».
I discepoli sentono l’esigenza corporale di nutrire il popolo che, da giorni, segue Gesù e suggeriscono: «Congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare».
Sorprende la risposta di Gesù: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». “E noi che possiamo fare?”. «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!»: chiamati ad un impegno all’apparenza impossibile.
L’ordine di Gesù richiede la capacità di credere ad una utopia. L’Utopia del linguaggio umano è realtà nel linguaggio del Vangelo. Chi avrebbe creduto, chi credette, chi capì ciò che Gesù compì in questi pani e pesci, nel Pane del Giovedì Santo, nella Resurrezione? Nessuno, nemmeno dopo l’evento della Resurrezione. Nemmeno ora, molti.
- Eppure, il segno accade: Gesù «prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla».«Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati».
Avere o non avere denaro ed essere sereni nell’averlo e nel non averlo; donare con il piacere del donare; a disposizione dei fratelli, lieti di farlo per Cristo Gesù che non chiede grandi gesti eroici: «Chi riceverà o avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Il significato da scoprire e rendere chiaro è nella parola «perché è mio discepolo», significato di un valore immenso agli occhi di Dio. Che divenga compreso anche agli occhi del mondo «perché si converta e viva».
- Accaduto il fatto, compreso il significato,«chi ci separerà dall’amore di Cristo?». «Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?».
Nulla: se ci affidiamo all’amore, «noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore».
don Lamberto Di Francesco
