Il mese di maggio è tradizionalmente dedicato alla Beata Vergine Maria.
Su di lei è stato scritto moltissimo nei secoli, da Sant’Agostino a San Bernardo, per non parlare di Dante Alighieri col suo celebre canto XXXIII del Paradiso laddove la lingua nostrana ha raggiunto il suo massimo vertice: «VergineMadre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura…».
Recentemente, comunque, il ruolo della Madonna è tornato alla ribalta in virtù di numerose apparizioni. Alcune di queste sono state riconosciute ufficialmente dalla Chiesam altre no, altre ancora sono in sospeso. Sta di fatto che occorre essere moltoprudenti perché il rischio è quello di dare credito ad una predicazione disancorata rispetto alla Sacra Scrittura. Da questo punto di vista, sono sagge le indicazioni del Concilio Vaticano II, che «esora caldamente i teologi e i predicatori della Parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza dimente nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio» (Lumen Gentium ,67), per consentire e promuovere una vera devozione della Madre di Gesù Cristo, «devozione che non consiste né in uno sterile e passeggero sentimento, né in una vana credulità, ma procede dalla fede vera, dalla quale siamo spinti al’imitazione delle sue virtù» (LG, 67).
Da rilevare che le tracce di Maria nel Nuovo Testamento sono poche. Di lei, curiosamente, alcuni autori ispirati si limitano a fare degli accenni, altri addirittura sembrano ignorarla. Paolo di Tarso, principale fondatore delle prime comunità cristiane (I secolo d.C.), non fa alcun accenno alla madre del Cristo se non indirettamente («Nato da donna», Gal 4,4).
Nelle Lettere di Giovanni, di Giacomo, di Pietro e di Giuda non c’è la minima indicazione riguardo alla Vergine Maria. Solo nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli si parla di lei. Perché? Per la Chiesa l’itinerario mariologico è stato molto diverso da quello di certo devozionismo che oggi sembra andare per la maggiore: non «Ad Jesum per Mariam» ma«Ad Mariam per Jesum», a Maria attraverso Gesù. In altre parole è stato l’approfondimento della conoscenza di Gesù che, poco a poco, ha fatto scoprire la grandezza della madre. Più la Chiesa scopriva la grandezza e l’unicità di Gesù, Figlio inviato dal Padre, più andava scoprendo l’unicità e la grandezza di Maria, madre e discepola del Cristo.
L’approfondimento della Parola di Dio, in questa prospettiva, ci fa riscoprire la Vergine santissima quale l’avevano intesa i Padri della Chiesa: «Sorella nella fede». Una sorella con la quale camminare insieme, abbandonando quelle immagini che non rendono giustizia alla sua vera grandezza.
Maria non fu mai «la donna passivamente remissiva di una religiosità alienante» (Marialis Cultus, 37) ma una donna sempre aperta al nuovo, anche quando questo le costava fatica e dolore. Maria non è la chioccia sotto le cui ali cercare protezione, ma la donna con la quale camminare insieme affinché, come nel canto del Magnificat, siano «rovesciati i potenti dai troni, innalzati gli umili, ricolmati di beni gli affamati e rimandati a mani vuote i ricchi» (Lc 1,52-53).
Una donna, insomma che è grande non solo perché è la madre di Gesù, ma perché ne diventa la fedele discepola facendosi missionaria del Verbo (è colei che porta l’annuncio dell’incarnazione a sua cugina Elisabetta), schierandosi per sempre, come leggiamo nel Magnificat, a favore degli oppressi, dei poveri, dei disprezzati. Insomma Maria è il segno di quanto il Creatore stimi l’uomo, di come abbia bisogno di lui per essere Padre misericordioso di tutti gli uomini.
Dulcis in fundo, è bene ricordare che nei Vangeli sinottici i miracoli vengono operati da Gesù (non dalla Madonna, che comunque intercede come nell’episodio delle nozze di Cana). Inoltre questi interventi prodigiosi confermano la fede del credente; essi non costituiscono la sorgente della fede. Insomma, la fede in Cristo precede i miracoli, non viceversa. Ecco perché occorre diffidare nei confronti di un certo miracolismo, molto diffuso nella nostra società contemporanea.

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Sacerdote comboniano, giornalista e scrittore, è certamente tra le voci occidentali più attente e autorevoli riguardo al Sud del mondo e in particolare all’Africa, dove ha scelto di prepararsi per rispondere alla sua vocazione missionaria, tra l’altro studiando teologia a Kampala, in Uganda, e dove ha svolto gran parte del suo servizio ecclesiale e della sua professione di comunicatore.
Ha diretto il New People Media Center di Nairobi, in Kenya, e dopo altre esperienze in testate all’estero, compresa la Cnn negli Stati Uniti, al rientro in Italia ha fondato la Missionary Service News Agency (Misna), l’agenzia di stampa che negli anni della sua direzione si è collocata come principale fonte di informazione dal Sud del mondo, grazie anche a allafitta rete da lui realizzata di corrispondenti locali di decine di Paesi espressione di ogni ruolo e condizione sociale.
Ha insegnato giornalismo missionario presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.
Negli ultimi anni, fino allo scorso febbraio, ha diretto le riviste missionarie delle Pontificie Opere Missionarie Italiane.
Collabora con alcuni dei più autorevoli giornali, non solo cattolici, italiani e internazionali, è ascoltato opinionista in trasmissioni radiofoniche e televisive e svolge una significativa attività di conferenziere.
È autore di numerosi libri sia su temi della comunicazione e della missione, sia di lucida e approfondita analisi sociale e politica alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.

