Ci sono nei duemila anni di storia del papato gesti eclatanti o anche solo insoliti e gesti semplici, ma non meno carichi di significato.

La nostra epoca di comunicazione diffusa, ma anche  spesso distorta, li mostra a tutti come mai prima in passato. Ma se è attentissima ai primi, forse lo è di meno nell’indagare, nel sottolineare i secondi. Eppure sono proprio i gesti – e le parole – semplici a raccontare lo spirito del pontificato di Papa Francesco.

La cappella Sistina accoglie ogni anno i neonati ai quali il Papa amministra il Sacramento del Battesimo. Domenica 12 gennaio, solennità del Battesimo del Signore, il Papa ha amministrato il sacramento a 15 bambine e 17 bambini. All’omelia, fatta a braccio, ha ricordato a genitori, padrini e madrine, amici e parenti tutti di quei bambini, che “…battezzare un figlio è un atto di giustizia per lui, curate che crescano con la forza dello Spirito Santo“. Ed ha aggiunto come sia “… una bella predica, quando un bambino piange in chiesa”, spiegando ai presenti di spaventarsi se accade anche nella Sistina dove certo non sono abituati a trovarsi, né magari a indossare il vestito della festa. Perchè la partecipazione al culto non è qualcosa di separato dalla  vicenda quotidiana.

Con parole semplici, che arrivano dritte al cuore, il magistero petrino si snoda  con l’esortazione, l’invito, il consiglio di un padre attento, di un nonno premuroso. ,
Semplicità, appunto. Il  266° vescovo di Roma e della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, l’8º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, sulla cattedra di  Pietro dal 13 marzo 2013, si presenta con un’essenzialità di vita che lo avvicina alla sua gente, con schiettezza, praticità e semplicità. dall’abitare in due stanze invece che nel sontuoso appartamento pontificio, a girare portandodi da solo la borsa, dall’indossare scarpe risuolata ad andare   di persona dall’ottico per cambiare gli occhiali.

E questa semplicità spiega e rende credibile la scelta – che è della Chiesa tutta – di primato del povero. Francesco così attento e vicino ai poveri delle, periferie dimenticate, tra i profughi, sotto la pioggia con i suoi figli colpiti dalla violenza  dello tsunami delle Filippine, con questa semplicità spiega e testimonia il suo mandato missionario nel mondo, giorno per giorno, in un abbraccio d’amore.

Foto tratta dal web

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