Tommasa Alfieri

Nel lavoro di recupero dei testi originali del magistero di Tommasa Alfieri, annunciato nel precedente articolo del 4 agosto scorso, ci sono ancora alcuni  dettagli importanti da menzionare. Abbiamo parlato di registrazioni e successive trascrizioni delle lezioni di Tommasa Alfieri,  ma di molte trascrizioni sono state perdute le registrazioni originali; inoltre tra le registrazioni si potrebbero certamente individuarne alcune con argomenti affini e coerenti con l’itinerario tematico proposto dalle trascrizioni presenti e che tuttavia non sono state trascritte.

Lì, dove invece abbiamo entrambe le fonti, ci sarà di aiuto tenere in considerazione entrambe per tentare una migliore comprensione delle “lezioni” di Alfieri.

Infine il corpo delle trascrizioni ha una composizione curiosa: abbiamo un primo insieme di testi, raccolti in un primo faldone, che risalgono tutti al 1953 e che hanno due argomenti fondamentali intrecciati tra loro, la fede e la volontà. Si tratta di nove testi di riunioni di formazione svolte da Alfieri per il gruppo di donne che si erano unite a lei per cominciare pochi anni prima il cammino della neonata Familia Christi.

Un secondo insieme di testi, raccolti in un secondo faldone, riguarda un percorso di ventidue lezioni negli anni 1973 e 1974 con argomenti tipici di chi inizia un cammino di vita religiosa: il noviziato, la contemplazione e il servizio, la povertà, la castità e l’obbedienza ecc.

Non abbiamo notizie chiare delle ragioni di questo salto temporale, né del come si siano perse numerose registrazioni. A questo riguardo abbiamo per esempio quasi tutte le registrazioni del primo periodo ma praticamente nessuna registrazione delle trascrizioni del secondo periodo – quando l’Opera era in piena fioritura. Non hanno certamente contribuito a risolvere e a riempire queste carenze le vicissitudini che l’Opera ha attraversato nei suoi ultimi anni, quelli seguiti al passaggio a Dio della Alfieri, con la separazione polemica tra il gruppo dei membri storici e il gruppo di Ferrara,  così chiamato perché in tale diocesi ottenne un frettoloso riconoscimento canonico, poi annullato dalla Santa Sede, per la deriva anticonciliare che assunse da subito dopo essersi appropriato del controllo del patrimonio economico ereditato dalla fondatrice, a partire  dall’Eremo di Sant’antonio alla Palanzana in Viterbo.

È infatti probabile che molto materiale sia andato perduto proprio nei vari spostamenti che l’Archivio ha dovuto subire per essere salvato da mani inappropriate.

Ciò nonostante, il complesso dei testi conservati è ancora in grado di permettere una ricostruzione limpida e convincente dello spirito autentico che ha animato la formatrice Tommasa Alfieri nell’accompagnare tanti fratelli e sorelle nel loro cammino di fede, facendo di lei una maestra esigente e umana, non priva di ironia e arguzia.

I prossimi passi andranno in questa direzione, ovvero nel rispondere a queste domande: che maestra era Alfieri? Come e cosa insegnava? Quali erano i punti saldi del suo insegnamento? Qual è lo spirito che si muove tra le righe dei testi che ha portato tante persone a seguire i suoi insegnamenti per anni? Cosa, infine, ha da dire a noi oggi, questo magistero che risale ormai a più di mezzo secolo fa, dal Dopoguerra fino alla fine degli anni ’90? L’intento non sarà solo di rispondere a queste domande, ma di trarne un’ispirazione che aiuti a vivere.

Tommasa Alfieri

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