Sappiamo che la Professoressa Tommasina Alfieri, pioniera dell’Ecumenismo nella Chiesa Cattolica (ben prima del Concilio Ecumenico Vaticano II), era attenta alla ricerca delle più antiche preghiere cristiane soprattutto quelle che potevano essere condivise anche da altre fedi monoteiste quali l’ebraismo. Per la verità, stando al pensiero del filosofo Gandhi, anche il politeismo Indù si può intendere come Monoteismo, perché l’Induismo vero è monoteista, e gli dèi venerati ingenuamente dal popolo non sono altro che i molti nomi di un unico Dio adorato in una sorta di Trinità denominata divina Trimurti.
Tra queste preghiere non potevano mancare quelle innalzate a Dio da frate Francesco di Assisi, brevemente scritte dallo stesso santo a dai suoi 7 primi seguaci, tra i quali ricordiamo il Beato Andrea Caccioli il cui corpo si venera a Spello (PG), uomo di sicura cultura letteraria perché sacerdote e Rettore prima di seguire Francesco come frate. Come noto, frate Francesco è forse il più antico Autore in lingua volgare (italiana). La fondatrice della Familia Christi acquistò, per le finalità formative da lei progettate e perseguite, un fatiscente immobile del viterbese, non privo di problemi dal punto di vista conservativo: l’Eremo di S. Antonio alla Palanzana: piccolo monumento del francescanesimo rinascimentale perché noviziato cappuccino. Come noto l’Ordine dei Frati Minori Francescani, si divise presto fra Conventuali ed Osservanti. Nel 1528 un cospicuo gruppo di Osservanti desideroso di un ancor più rigoroso stile di vita fu dotato da fra Matteo da Bascio, , di una specifica Regola, approvata dal Papa Clemente VII e prese il nome di Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Ma Tommasa Alfieri ha voluto inserire nell’umile cortiletto dei frati – anche se in contrasto con le vigenti regole del restauro- un frammento più antico: una parte del chiostro a mattoni di un Monastero Agostiniano o Benedettino proveniente dall’Umbria che molto probabilmente ha così salvato dalla totale distruzione. È anche un riferimento simbolico: l’unione tra la vita di continua preghiera ed ascesi del monaco con quella piena di carità ed amore per il Creato del frate, da frater, fratello: l’uomo non è il padrone, ma il custode del mondo che Dio gli affida. Infatti nella Bibbia il Creatore gli presenta gli animali dei quali gli fa scegliere i nomi; il frate medievale ne fa le lodi secondo il pensiero di San Tommaso d’Aquino per cui le creature stesse rinviano al Creatore costituendo una delle prove dell’esistenza di Dio. Tommasina Alfieri si rivolgeva, come abbiamo già visto, principalmente a Laici, come avevano fatto in modi e tempi diversi, nel cosiddetto terz’ordine, S. Benedetto da Norcia e S. Scolastica, S. Francesco d’Assisi e S. Chiara, che non erano fondatori di chierici, ma di Laici impegnati. Ripercorriamone insieme l’itinerario. Nel Medioevo, sia Alto che Basso la letteratura (anche avventurosa e novellistica) e l’ Arte erano di argomento esclusivamente religioso. Poco dopo il mille, particolare rilievo assme il dialetto Umbro che si innalza subito a lingua poetica volgare, e la cui arte (soprattutto pittura) si evolve sotto lo stimolo (ancora bizantineggiante, vedi S&R n ) di maestri Romani e Toscani tra i quali primeggiano i Pisani.
Percorso spesso citato dall’Alfieri benchè all’epoca della sua formazione la critica letteraria ancora non ritenesse quella .letteratura medievale, in quanto forma di preghiera, opera d’arte poetica. Bisogna arrivare a Benedetto Croce, primi decenni del’900, con i suoi numerosi studi di estetica, per il definitivo riconoscimento delle cantiche del Paradiso Dantesco, prima ritenuto opera di carattere esclusivamente “teologico” , come composizione poetica, letterariamente rilevante e valida.
Francesco e Jacopone, ben noti a Tommasina Alfieri, nei loro versi scritti alla fine del ‘200, , trattano il tema della Morte senza esprimere i terrori apocalittici dell’anno 1000 (per la verità francesi) raffigurati nei portali in pietra scolpiti ancora nel XII secolo per le Cattedrali francesi più celebri, per lo più romaniche. Questa terrificante tematica artistica derivava dalla controversa interpretazione di un passo enigmatico e molto discusso della II Lettera di S. Paolo ai Tessalonicesi dove scrivendo della fine dei tempi l’Apostolo la fa precedere dalla diffusione dell’Apostasia e dalla venuta dell’Avversario di Dio (tò katèchon). Francesco la citerà come Morte Secunda, ma insieme a Jacopone la trascrisse con un linguaggio di speranza o almeno di quieta accettazione della realtà.
Così Francesco: Laudato si’ mi Signore
Per sora nostra morte corporale
Dalla quale nullo homo vivente po’ scappare
Guai a quilli che morranno ne’ le peccata mortali
Beati quilli che se trovarà nelle tue santissime voluntati
Che la morte seconda non farà male
Così Jacopone: Quando t’allegri, omo d’altura
Và poni mente a la sepoltura
E loco poni lo tuo contemplare
E pensa bene che tu de’ tornare
En quella forma che tu vedi stare
L’omo che iace ne la fossa scura.
Come si vede l’ultimo evento non è trattato alla stregua di una terribile punizione finale, ma, specialmente in Francesco è presente la possibilità della salvezza perché il Signore gliene dà i mezzi.
La prima figura di una eventuale rassegna di antiche preghiere poetiche è quella di S. Francesco di Assisi di cui abbiamo riportato i versi 27-30 del Cantico delle Creature composto tra il 1222 e il 1224; la seconda a lui molto vicina è quella di Jacopone da Todi di cui abbiamo riportato dalla Lauda “Quando t’allegri omo” i versi 1-6 tenendo ben presente cha Jacopone dal 1268 fu terziario francescano, dal 1278 frate minore francescano, della corrente degli Spirituali, irriducibile nemico di Papa Bonifacio VIII, firmatario nel 1297 di un documento che chiedeva , l’allontanamento di lui dal Papato e la indizione di un Concilio che eleggesse un Papa più degno.
Questi fatti letterari vanno di pari passo con la nascita di un “volgare “ artistico e particolarmente pittorico italiano, sempre meno influenzato dalla pittura imperiale Bizantina, sempre più vicino alle esigenze ed al modo di capire della Borghesia mercantile italiana, particolarmente Toscana, ancora più particolarmente fiorentina, che secondo la ben nota analisi ottocentesca della società europea in Carl Marx segna l’avvento della decadenza del Feudalesimo e dell’avvio del mondo moderno.
Nonostante la celebrità dell’arte tardo-gotica e rinascimentale umbra con il Duomo di Orvieto, con il Perugino, il Pinturicchio, Luca Signorelli, il fulcro della cultura sia religiosa che letteraria che artistica dell’Italia Centrale è costituito dalla “doppia” Basilica di S Frsncesco in Assisi e delle Cattedrali ad essa collegate come il Duomo (S. Rufino) di Assisi e quello di Spoleto. In essa si venera la sepoltura del “santo poverello” che in pieno medioevo comunale volle rivivere la povertà della primitiva Chiesa di Cristo e degli Apostoli, esperienza eternata dalla pittura Cimabuesca e giottesca e dei numerosi maestri derivati ed ispirati che abbellirono l’equilibrate architetture gotiche francescane. Qui maestri di scuola sia d’oltralpe,che toscana e romana si alternarono sui ponteggi tra la metà e la fine del ‘200 ed il primo ‘300 creando un cantiere artistico entro un involucro architettonico completamente affrescato espanso poi nella città stessa e nel territorio, unico nell’ Europa occidentale dell’epoca. La tecnica del muro istoriato ed ornato ad affresco si sposa profondamente con la semplicità francescana, meglio che il più costoso e prezioso mosaico. Simone Martini dalla Toscana e Matteo Giovannetti da Viterbo soggiornando in Francia presso i Papi avignonesi diffusero nel Nord Europa a partire da Avignone (Provenza) la cultura e la tecnica figurativa gotica toscana mentre la cultura architettonica gotica scendeva in Italia, iniziando dai Cistercensi. Questa realtà francescana fu ben presente all’Alfieri che nel 1937 scelse il Conventino francescano di Fonte Colombo per il suo ritiro spirituale in preparazione alla fondazione dell’Opera “Regina Crucis”, che cambierà poi in “Familia Christi”. Senza per questo trascurare l’influsso che le veniva da un’altra grande componente della cultura e spiritualità medievale come quella di S. Caterina da Siena per essere una “Caterinata”.
D’altro lato la professoressa Alfieri aveva fatto profonde ricerche sulla spiritualità paleocristiana e su quella della Chiesa Ortodossa come dimostra la meditazione sul testo della “Didachè” al quale abbiamo fatto già riferimento e su cui torneremo in seguito e la raccolta di preghiere delle antiche Chiese Orientali.
