Quante sono le Chiese cristiane nel mondo?
Tante, al punto che è difficile elencarle tutte perchè è successo, lungo i secoli, di veder sorgere nuove confessioni (Ortodosse, Luterane, Anglicane, ecc) che poi si sono combattute tra di loro non ritrovando più la strada del ritorno. La Chiesa cattolica ha sempre riproposto “il ritorno”, ma questa parola suonava d’inciampo alle altre confessioni e così un sereno dialogo veniva rinviato all’infinito. Gli stessi missionari cattolici manifestavano ritrosia ad un proselitismo “di superiorità” ed in questo clima di insoddisfazione le diversità si irrobustivano e l’unità fra cristiani rimaneva insoluta. Con il Concilio Vaticano II la questione fu lungamente dibattuta e si incominciò a parlare di ecumenismo spirituale basato unicamente sulla figura di Gesù e la preghiera per conoscere sempre meglio Nostro Signore. Ognuno, restando sereno nella propria confessione (Cattolica, Protestante, Ortodossa, ecc) doveva mettere Cristo al centro e non la Chiesa cui apparteneva. Niente di selettivo, ma rispetto per tutti gli altri. Così l’ideale dell’unità dei cristiani non veniva tradito; tutti, laici, consacrati, missionari potevano sentirsi in pace e lavorare serenamente nell’andare a Dio sulla strada della propria fede, conseguendo l’intento dell’unità e la nascita del “fratello universale” con il quale serenamente scambiare un dialogo ed anche gioie e dolori.
A Grottaferrata c’era un convento di suore trappiste, seguaci di San Benedetto, con a capo una Superiora, Maria Pia Grillini, che era già da anni in continuo legame epistolare con l’Abate francese Couturier, l’alfiere del nuovo Ecumenismo spirituale nato in seno al Concilio Vaticano II. Madre Grillini, dalla mentalità aperta e determinata, aveva ben assimilato le nuove teorie ecumeniche, sulle quali faceva ripetute conferenze alle sue suore. Una delle ascoltatrici più entusiaste si era dimostrata Suor Maria Gabriella Sagheddu che, da quell’audace ed impetuosa ragazza sarda che era, corse un giorno dalla Superiora a dire che voleva offrire la sua vita a Gesù per l’ideale dell’Unità dei cristiani:”Ut Unum Sint”. Maria Gabriella (Questo secondo nome era stato aggiunto dopo la vestizione nel Monastero, in onore dell’Arcangelo Gabriele dell’Annunciazione) aveva dimostrato un carattere ribelle fin dall’infanzia ed aveva fatto meravigliare tutti nel suo paesino sardo di Dorgali quando aveva scelto di entrare in un convento di clausura. Ora, dopo qualche anno di sottomissione al volere di Dio e dei Superiori prendeva questa estrema decisione di donare la sua vita per l’Unità dei Cristiani. Ls ragazza era nata nel 1914 in Sardegna e di quella gente possedeva tutta la fierezza e l’irrequieta laboriosità. Rispecchiava in queste caratteristiche la natura del luogo di nascita: monti, rocce, caverne dove gli archeologi si inoltravano trovando tracce numerose di un passato civile, fantasioso e laborioso. Tutt’intorno si ergevano Nuraghi ancora così lindi e ben conservati da far pensare ad abitazioni attuali.


Il Calvario era iniziato nella Settimana Santa del 1938 e si concluse, sempre in clima pasquale il 23 Aprile 1939.

Al momento del trapasso, le suore, il Cappellano ed ogni altra persona nel Monastero sentirono suonare le campane a festa mentre un profumo intenso invadeva tutta l’Infermeria. Il 25 Gennaio 1983 il Papa Giovanni Paolo II, in occasione della celebrazione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani, nella Basilica di San Paolo fuori le mura beatificò Suor Maria GABRIELLA Sagheddu.
La salma della suora trappista riposa dal 15 gennaio 1957 nel Monastero delle Suore Trappiste di Vitorchiano (provincia di Viterbo).
Foto di Laura Ciulli

