Il 27 ottobre 1963, in pieno Concilio Vaticano II, Padre Domenico Barberi, Passionista del Convento S Angelo di Vetralla (Viterbo), venne beatificato da Papa Paolo VI.

Un bel traguardo per la Chiesa viterbese! Dopo la prima notizia sorprendente, la maggioranza delle persone si chiese: “Ma chi è Padre Barberi? Quando è vissuto? Che cosa ha fatto per tanto riconoscimento? Lo stupore aumentò quando si seppe che nei vicoli bui della vecchia città, era conosciuto con il confidenziale nome di “Meco della Palanzana”, come un amico campagnolo dal quale si ve a comprare la verdura e la frutta.

La Palanzana è la montagnola dove sorgeva il Convento dei PP. Cappuccini lo

avevano trasformato in Seminario Francescano. Da lì erano usciti tanti studenti consacrati al Signore fra i quali uno  salirà nel 1982 agli onori degli altari, San Crispino.

Domenico Barberi conosceva bene quel Convento fin da quando era piccolo perché abitava non lontano da lì e quasi giornalmente correva su al Convento dove un frate benevolo gli dava qualche lezioncina perché imparasse a leggere e a scrivere.

Il bambino era nato nel 1792 nel piano terreno della bella Villa che si incontra, salendo verso la Palanzana, nel punto in cui la strada si biforca ed una scende verso il poligono del Tiro a Segno. Il padre faceva il contadino su quelle belle terre intorno alla Villa ed intanto cresceva i suoi 11 figli dei quali Domenico era il più piccolo. Erano tutti analfabeti e lo stesso Domenico lo era stato quasi fino ai 20 anni. Quando il ragazzo aveva 11 anni rimase orfano dei genitori ed allora uno zio, che abitava al Merlano (frazioncina nei pressi di San Martino ) lo prese con sé e ben presto gli affidò la cura del suo gregge.

Intanto anche a Viterbo era giunta l’eco di una delle disgraziate guerre che Napoleone portava in tutta Europa. Con la mobilitazione in Italia erano già partiti tanti ragazzi ed anche Domenico temeva la chiamata alle armi. Da un po’ di tempo si incontrava con una ragazza e questo legame aumentava la sua apprensione, ma mamma lo rincuorò in sogno rassicurandolo che non sarebbe partito, come infatti avvenne.

Napoleone aveva ordinato la chiusura di tutti i conventi, di suore, frati e preti, che si videro costretti a ritornare nelle loro case o a cercarsi un rifugio. Al Merlano vennero 4 Passionisti alla ricerca di un tetto. Domenico che abitava con lo zio al Merlano ebbe così l’occasione di ascoltarli mentre parlavano del loro Ordine, dell’ideale che li animava ed intanto il suo cuore esultava di una gioia nuova e pensieri nuovi sul suo futuro si affacciavano all’orizzonte. Passò poco tempo ed egli volle andare e fermarsi dai Passionisti di S Angelo. Qui passò il tempo a pregare e a studiare la vita del fondatore dell’Ordine; S Paolo della Croce. Sì, questa era la vita che voleva per sé e decise di entrare nell’ordine dei Passionisti.

All’improvviso una Vigilia di Natale, al Merlano, Domenico percepì una voce femminile che gli diceva parole delle quali, dopo lo stupore, cercò di ricordare il senso, ma le sole che erano rimaste impresse erano “Missione” e “Inghilterra”. Quest’ultima lo aveva colpito e quasi fulminato “Ma non era già successa una predizione del genere? Non l’aveva già letta da qualche parte? Ma dove ? Quando? Si ricordò delle letture fatte al Merla no sulla vita di S Polo della Croce. Ecco, ecco: il Fondatore dei Passionisti, sì, proprio S Paolo della Croce aveva ricevuto molti anni prima la profezia riguardante la missione in Inghilterra. Ma allora era la stessa profezia e perché la voce dopo tanti anni l’aveva ripetuta proprio a lui? Sarò forse io, si andava chiedendo spaventato, il missionario dell’Inghilterra? Come potrebbe accadere un fatto simile in Inghilterra dove dal ‘500 era stata proibita la preghiera  cattolica pubblica ?

In questa occasione ed in tante altre successive gli capitò di avere delle ispirazioni senza parole. Superato lo stupore, si adoperava a scoprire come Dio lo guidasse verso il compimento di quel che gli andava predicendo.

Dopo la caduta di Napoleone, i conventi furono riaperti e Domenico si affrettò a recarsi a S. Angelo, ritiro dei Passionisti, dove rimase alcuni mesi durante i quali potè finalmente entrare nell’Ordine Passionista come fratello laico. Fu poi mandato al ritiro di Paliano dove avvenne la vestizione il 6 Novembre 1815. Tre anni dopo (1818) fu ordinato sacerdote Passionista.

Passarono ben 17 anni prima che si compissero la predizioni sull’Inghilterra. Da quella ispirazione della vigilia di Natale 1813 al Merlano erano passati quasi 30 anni (1813 – 1842).

In Francia viveva un prete colto, filosofo e valido scrittore, Felicitè Lamennais, che aveva suscitato scalpore ed entusiasmo con i suoi saggi filosofici e teologici sui quali Domenico aveva fatto sfavorevoli critiche. I superiori Passionisti non approvarono le sue osservazioni ed anzi incominciarono a tener sotto osservazione i suoi scritti. Padre Domenico si rivalse presentando il suo libretto “Le lamentazioni dell’Inghilterra”.

Il lavoro fu bene accolto ed il più entusiasta dei lettori fu George Spencer (era il figlio dell’Intendente dell’Ammiraglio Nelson). In seguito questi entrò nell’Ordine dei passionisti durante il suo soggiorno a Roma dove ebbe l’occasione di conoscere P Domenico al quale impartì lezioni dell’idioma inglese.

Nel lavoro suddetto erano messi in luce i soprusi perpetrati contro i cattolici da parte degli Anglicani e della Monarchia inglese a partire dalla riforma di Enrico VIII nel ‘500. I Superiori Passionisti apprezzarono il lavoro e tralasciarono di tenere P. Domenico sotto osservazione ed anzi gli affidarono il compito gravoso di scrivere un manuale di Filosofia. Egli si mise subito a studiare S. Tommaso d’Aquino. Ne uscì un lavoro monumentale, sei volumi, 2.000 pagine. Fu premiato con la nomina a Rettore del Ritiro di Lucca.

Intanto nel Convento Generalizio dei Passionisti a Roma veniva decisa l’apertura di un Ritiro in Inghilterra. Fu fatto il nome di Domenico per quella che poteva sembrare una vera impresa. Proprio in quei giorni P Domenico stava male per essere caduto da un mulo. Sentendo la notizia balzò dal letto e si preparò ad andare dal S Padre, Gregorio XVI, per la Benedizione. Era il 22 maggio 1840.

Nel viaggio verso la terra dei suoi sogni, P Domenico fu costretto a sostare per 15 mesi in Belgio dove fondò un Ritiro ad Ere. Intanto rimaneva in attesa della lettera di invito a prendere possesso di una Parrocchia. Fortunatamente il Delegato pontificio, Cardinale Wismen che aveva conosciuto ed apprezzato P Domenico in Italia sbloccò la situazione di stallo causata da Padre P. Hulmes  che aveva tenuto nascosta la lettera in un cassetto per tanti mesi.

Durante la sua permanenza in Belgio, il Passionista Italiano svolgeva missioni e durante la S Messa si arrangiava a fare Omelie mescolando francese, latino ed inglese con disinvoltura suscitando così risate fra i fedeli che lo trovavano amabile per la sua semplicità.

Attraverso amici inglesi conosciuti a Roma, P Domenico era stato informato dei Trattati che il Professore universitario J. H. Newman andava scrivendo sulla critica situazione religiosa Inglese. Per la maggior parte questi Trattati erano a favore del cattolicesimo.

I Trattariani erano di fede Anglicana, ma con molta sincerità mettevano in luce le virtù e le pecche sia dei Cattolici sia degli Anglicani. In questo modus vivendi essi seguivano il fondatore del Movimento di Oxford J. H. Newman , Vicario e Professore dell’Università di Oxford, che rifiutava ogni possibilità di conversione al Cattolicesimo però riconosceva e lo manifestava nei suoi trattati che i 39 articoli della Chiesa d’Inghilterra collimavano in molti punti con il Credo Niceno-costantinopolitano ribadito dal Concilio Tridentino.

Il 5 novembre 1605 l’Inghilterra era stata scossa da un fatto luttuoso ed allarmante: i Cattolici avevano organizzato un complotto all’interno del Parlamento dove avevano fatto esplodere un carico di polvere da sparo con l’intento di uccidere Parlamentari e possibilmente anche i Sovrani. Il complotto era stato denominato la “Congiura delle polveri”. Da quel funesto avvenimento in poi era diventato difficile e pericoloso – andava ricordando a sé stesso P. Domenico –  andare missionario in Inghilterra e per giunta in abito religioso Cattolico! Da quel fatto, i Cattolici inglesi vivevano nell’ombra per il timore di perdere quel poco di libertà che si erano guadagnati lungo 3 secoli di umiliazioni e persecuzioni.

P. Domenico era angosciato e pensava continuamente alla voce del Merlano. Non poteva tradire quella profezia e del resto il suo intento di missionario era semplice e sincero: la sua missione intendeva conseguire solo una sincera e mutua comprensione di Cristo, unico Padre di tutta l’umanità. Nessun proselitismo ossessivo, ma come conseguire questa pacifica comprensione? Per non sentirsi sconfitto si aggrappò con tutte le forze nel credere alla veridicità di un saggio pubblicato su un giornale francese, l’Univers, il13 Aprile 1841. L’autore sosteneva che i 39 articoli della Chiesa Anglicana erano compatibili con i dettami del Concilio di Trento. Era esattamente quel che i trattariani andavano sostenendo nei loro Saggi.

Forte di questo inaspettato sostegno morale, P. Domenico si chiuse per 5 giorni in camera e prese a scrivere in latino una lettera ai Professori di Oxford rendendosi conto che si stava rivolgendo ai più esperti al mondo in discipline filosofiche e teologiche e che questi erano stati oppositori accaniti del Papa e di Roma. La lettera era indirizzata ai “Fratelli dell’Unico Padre” ed il contenuto era un invito alla pace e al perdono. Non seguì alcun riscontro per 4 mesi, nel frattempo arrivò l‘ invito a prendere possesso della Chiesa di Aston Hall. Era il 17 febbraio 1842. Nello stesso giorno Newman, Vicario della Chiesa universitaria di Oxford lasciava il suo prestigioso incarico , trasferendosi in un paese non lontano dall’Università, Littlemore. Che cosa era successo?                  Newman pativa da un po’ di tempo per il fatto che i suoi oppositori lo accusavano di tramare con Roma contro i dettami religiosi della Monarchia e del Parlamento Inglesi. La Gerarchia ecclesiastica di Canterbury alzò il tiro contro di lui quando fu pubblicato il trattato n 90 nel quale il Vicario lamentava i rapporti amichevoli fra la Gerarchia Anglicana ed il Parlamento e criticava i dettami religiosi che venivano dalla Monarchia stessa. Da Canterbury venne l’ordine di fare silenzio e smettere di scrivere. Newman sentì il morso del dissenso, lasciò l’ambita posizione che occupava all’Università di Oxford e si ritirò in una piccola località vicina, Littlemore, sistemando le sue cose in una casa spartana e malconcia. Newman, da quel pensatore che era, giudicava le situazioni con onestà e serenità, qualità che a volte espresse in modo spinoso anche trattandosi di Cattolici. Disse infatti: “Se i Cattolici vogliono convertire gli Inglesi vengano a piedi nudi nelle nostre città industriali, facciano preghiere come Francesco Saverio, siano presi a sassate ed io riconoscerò che essi possono fare cose che noi non sappiamo fare”. Non era ancora a conoscenza che sul suolo inglese si muoveva qualcuno che sapeva fare tutto quanto Newman si aspettava da un Missionario.

Intanto P. Domenico si avvia a celebrare la sua prima messa ad Aston Hall. La Chiesa era piena di gente Cattolica ed Anglicana. Si presentò con l’abito con il simbolo dell’Ordine Passionista e  il crocifisso. Il Sacerdote fu investito da insulti così fragorosi che lo indussero a rientrare in Sagrestia ed a cambiare paramenti. Indossò una veste che toccava il pavimento ed allora, quando rientrò gli insulti si trasformarono in risatacce di scherno. P. Domenico rimase fermo e silenzioso, poi, quando fu possibile, egli disse parole che rimasero impresse nella memoria dei presenti fino alla fine della loro vita: “la maggioranza di voi non era ancora nata ed io già pregavo per le vostre anime. Ora io sono al centro di tutti i miei desideri terreni. Non c’è altro per me che dedicare tutte le mie facoltà al vostro benessere spirituale”. Seguì un significativo lungo silenzio.

Quando si sentì più sereno, dopo quell’esperienza angosciante, P. Domenico pensò di prendere in affitto una stanza a Stone per celebrarvi la Messa per i pochi Cattolici di quel paese ed anche per i pochi Protestanti che avevano perso fiducia negli stanchi Ministri Anglicani e da un po’ di tempo frequentavano le funzioni Cattoliche di Aston.

Nel frattempo P. Domenico aveva ricevuto una buona somma di danaro da un architetto di Stone ed aveva subito pensato di costruire lì una chiesetta (19 luglio 1843). I pastori Anglicani, invidiosi del successo del Passionista, presero a sparlare di lui mettendo in giro chiacchiere malevoli e soprannominandolo P Demonio, Papista, Venditore di Assoluzioni, poi passarono alle minacce. Fu preso a sassate ed una volta lo colpirono con una pietra che il prete raccolse baciò e mise in tasca come fosse un regalo. E così infatti considerava ogni gesto violento contro di lui: un dolore, un’umiliazione da offrire al Crocifisso.

P Domenico che svolgeva la sua missione in quei giorni nei pressi di Littlemore, si presentò da Newman a piedi scalzi, rivestito solo di umiltà e bontà. Era la festa di S Giovanni Battista dell’anno 1844. Non si trattenne molto a parlare con quel grande pensatore, ma il poco tempo gli fu sufficiente per capire che la conversione non sarebbe stata lontana.

Newman rimase affascinato dalla freschezza ed intelligenza di quel Religioso italiano e disse di lui che la lucida fede che sprizzava dalla sua persona smuoveva una commozione in fondo al cuore che era pari ad una intensa e profonda Omelia. Ecco, era una luce gentile ed allo stesso tempo penetrante che illuminava l’anima. La vena poetica insita nel cuore suggerì al pensatore di Oxford una definizione di quella presenza inaspettata: Luce gentile (Kindly Light), ne volle scrivere e mettere in musica un canto armonioso che spesso i membri dell’Associazione “Amici di Padre Domenico” cantavano al Merlano nelle loro riunioni mensili.

In quella fase di tempo che precedette la sua conversione, Newman era veramente angosciato al pensiero di quali ripercussioni avrebbe provocato quel passaggio e quanto dolore anche nei suoi familiari ed amici. Egli andava continuamente chiedendosi a chi altri se non a quel Passionista si sarebbe potuto rivolgere per la Confessione di trent’anni di errori e a chi altri avrebbe potuto affidare la sua abiura. Tutti questi interrogativi gli martellavano il cervello quando giunse un suo allievo a dirgli che Padre Domenico sarebbe passato a Littlemore il 9 ottobre a sera e vi avrebbe anche pernottato. Finalmente! Newman sentì nel cuore che il Signore guidava gli avvenimenti della sua vita.

Padre Domenico arrivò in serata bagnato fino alle ossa. Aveva viaggiato tutto il giorno sotto una pioggia impietosa seduto nella parte scoperta della diligenza. Entrato in casa si sedette dinanzi ad un bel camino acceso ad asciugare i suoi abiti. Pochi minuti dopo ecco arrivare il Padrone di casa che silenziosamente andò ad inginocchiarsi dinanzi a P Domenico. Subito chiese di volere entrare tra le braccia di Cristo, poi si confessò passando in rassegna 30 anni di vita dichiarandosi colpevole di non essersi deciso prima al grande passo che ora stava compiendo.

La notizia strabiliante fu accolta con un misto di stupore, rabbia, incredulità. Uno dei massimi teologi al mondo abiura la Fede dei suoi padri in ginocchio dinanzi ad un contadino venuto da Roma benedetto dal Papa! Traditore della Monarchia, traditore della Fede del suo Paese, traditore dei suoi amici…

Intanto Domenico, preso da rinnovato vigore, volle aprire un altro ritiro passionista che consegnò alla cura di P Grotti venuto anche lui da Viterbo. Il nuovo ritiro era situato a Woodchester, città che vide l’ultima Missione del Passionista. Si preparò dunque a partire per assistere alla cerimonia di apertura della Chiesa e del Ritiro.

Un giovane Religioso, P Luigi Pesciaroli, anche lui da Viterbo, chiese di accompagnarlo perché quella era l’occasione per rivedere P Grotti suo amico. P Domenico rifiutò di accontentarlo poi però, forse per un presentimento, andò di notte a svegliare quel giovane e a dirgli di prepararsi perché potevano partire insieme. La mattina i due Passionisti presero il treno per Woodchester. In viaggio P Domenico accusò un forte dmale alla testa e si accasciò sulla spalla di P Luigi, spasimando per il forte dolore. Un dottore che provvidenzialmente era nello scompartimento accanto venne a soccorrerlo e diagnosticò che il malato era stato colpito da un infarto. Lo aiutarono a scendere dal treno o lo portarono nella stazioncina di Pangebourne in attesa di un treno che lo riportasse a Londra. I dolori andavano e venivano. Il treno giunse ed il malato fu riportato a bordo, ma a Reading dovettero farlo scendere di nuovo perché soffriva troppo. Prima fecero sosta nella Stazione, poi fu portato in una Locanda lì accanto.

In un momento di lucidità egli disse a P Pesciaroli di delegare P Spencer nella guida del Ritiro di Aston, poi aggiunse: “Signore, non la mia ma la tua volontà”. Pochi minuti dopo rese l’anima a Dio.

Unanimemente quelli che lo avevano deriso, preso a sassate, ora lo piangevano, lo chiamavano Santo e si sentivano orfani di un così caro Padre.

Newman gli sopravvisse per 41 anni, sempre grato a quel fratello che gli aveva dato la luce gentile – kindly light.

Newman aveva del Passionista italiano un ritratto che tenne sempre nel suo studio di Birmigham ed ad ogni data dei loro incontri accendeva una candela e pregava per quello speciale amico al quale si sentiva legato indissolubilmente perché lo riteneva esempio di limpidezza e sprone a camminare verso la giusta meta.

Tornando ai nostri giorni, il Papa Paolo VI, che stava continuando a gestire il Concilio Vaticano II dopo la scomparsa del Papa Buono Giovanni XXIII, si disponeva a proclamare Beato Padre Domenico Barberi , proprio in concomitanza di quel Concilio tutto improntato al problema dell’ecumenismo, riconoscendo che nessun  Missionario si era mai dimostrato più ecumenico del Passionista viterbese quando rivolgendosi ai protestanti li aveva chiamati “cari fratelli separati”.

Nell’anno 1986, 27 ottobre (giorno ricorrente nella storia di vita del Beato Domenico) Papa Wojtyla Giovanni Paolo II volle riunire ad Assisi tutti i rappresentanti delle varie religioni del Mondo per parlare di Pace e Fratellanza tra i Popoli. In quell’occasione si videro scene meravigliose: l’abbraccio fra il Santo Padre Giovanni Paolo II ed il primate di Canterbury, l’abbraccio tra il Rabbino di Roma ed il rappresentante della Chiesa Germanica Luterana… . scene commoventi dopo tanto rancore e brutalità.

Il 27 ottobre 1990 segnò la riapertura della Cappella del Merlano dopo anni di abbandono. Da quella data in poi si sono svolte lì molte cerimonie ed in modo ricorrente vi è sempre stata celebrata la S Messa ( ultimo venerdì del mese). La riconsacrazione della Cappella fu officiata dall’amato Vescovo Mons Fiorino Tagliaferri, che poi fuori della Chiesina, benedisse una targa di peperino ( la pietra viterbese di cui si fregiano molti palazzi nobiliari) che recita così “Aperta per  il culto di Cattolici e fedeli di ogni razza e credo”.

Un vero monito a questa umanità frenetica sempre pronta a seguire risorgenti razzismi ed esasperati nazionalismi.

Questo “miracolo” di saggezza e fraternità trovò in quegli anni il suo alfiere in un viterbese che era stato prigioniero di guerra in Inghilterra nei pressi di Aston Hall dove riposavano le spoglie mortali Meco della Palanzana al quale era devoto fin dall’infanzia. Tornato a Viterbo Vittorio Bonucci, questo è il nome del viterbese, iniziò un movimento per far conoscere il Passionista divenuto famoso nel mondo religioso, ma ignorato a Viterbo sua città natale. Egli lavorò con tutte le forze perché nascesse un’associazione che si impegnasse a propagare conoscenza di questo missionario attraverso conferenze, articoli, ecc. L’associazione nacque nel 1986 con il nome “Amici del Beato Domenico della Madre di Dio” e divenne così fiorente ed operante da mettere robuste radici che la rendono viva e fresca ancora oggi.

Mentre Viterbo incominciava a far conoscenza di questo suo figlio, che aveva legami stretti con la nazione divenuta un vero impero, Newman non dimenticava il missionario e non mancava di tesserne le lodi in ogni circostanza e ne proclamava il diritto ad essere nominato patrono e protettore dell’Inghilterra moderna.

Una voce d’oltre Oceano si unì a quelle inglesi quando il Card Spellman, arcivescovo di New York celebrò il Centenario della Restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra. L’Arcivescovo americano in questa occasione esaltò anche il saggio di Newman “La seconda Primavera d’Inghilterra”, della quale P Domenico era stato certamente il vero protagonista. Spellman disse: “Dove sarebbe la seconda Primavera se un vero gigante, P Domenico Barberi, questa grande anima devota, non avesse lavorato e pregato per 30 lunghi anni di lacrime e tribolazioni fino a quando ottenne da Dio stesso la conversione dell’impareggiabile venerabile J. H. Newman, il più raro fiore della seconda primavera d’Inghilterra? Quanto meno radioso oggi sarebbe questo Centenario se la vita di preghiere, di agonia, di dileggio, fossero state solo vacue esperienze? Ogni giorno di ogni anno della sua vita sacerdotale egli pregò il Divin Padre perché desse benedizioni alla vostra amata terra. Domenico venne e conquistò non con una lancia, ma con un crocifisso! Affinchè l’Inghilterra potesse ritornare alla Fede dei suoi Padri, Domenico pregò durante la sua vita lunga e solitaria in Italia ed in Inghilterra. Per essa pregò, soffrì, si sacrificò, lavorò e morì. Ora nella morte egli vive dei trionfi e della resurrezione dell’Inghilterra Cattolica”.

Tribolazioni e spine non mancarono neppure a Newman. La conversione non lo convinceva perché alcuni punti della Fede Cattolica non gli sembravano veritieri, genuini. Per anni li aveva considerati aggiustamenti abusivi apportati dal Clero di Roma e li aveva screditati nei suoi trattati. Quando, dopo attento e faticoso studio, capì che quei punti erano invece parti nobili, antichissime ed autentiche dei primordi della Chiesa istituita da Gesù stesso, allora comprese di essere vissuto nell’errore per tanti anni. Le certezze caddero miseramente ed egli vide che l’eresia era evidente. Superò con disagio pungente il pensiero di aver criticato decisamente quel Credo che aveva ora abbracciato. Una nuova certezza si affacciò alla mente e questa placò il suo cuore: “Il cambiamento è il segno vero della vita”. A questo proposito scrisse subito “Lo sviluppo della Dottrina Cristiana”. Sarà poi “Il nuovo Catechismo della Dottrina Cristiana” a suggellare la sua nuova certezza.

Da questo momento Newman rivolse il suo pensiero rasserenato alla Kindly Light (Luce gentile) che gli aveva illuminato la seconda parte dell’ esistenza. Come se volesse concretizzare quella luce in un ritratto, dipinse un identikit di Domenico  “il suo solo apparire mi commoveva nel modo più strano. La sua bontà frammista alla sua santità era in se stessa una santa preghiera. Nessuna meraviglia che io lo scegliessi per convertirmi e confessarmi. Speravo e spero ancora che egli riceva l’aureola di Santo.”.

La proclamazione della Santità è giunta per prima al Beato Newman nel giorno 12 ottobre 2019 quando Papa Francesco in Piazza San Pietro gli ha tributato lodi per le varie fasi dell’esistenza vissuta in fede sofferta e puntigliosa verso l’unico Padre del Cielo e della Terra. La Croce era stata al centro della vita cristiana per Newman come per la sua guida spirituale Beato Domenico.

È stato il Papa Ratzinger a proclamare Beato il Cardinale inglese il 19 settembre 2010 ed a tesserne le lodi per la vita messa a dura prova nella sua stessa terra natale.

I semi gettati fra le zolle daranno ancora frutti in Italia e specialmente in Inghilterra e  gli insegnamenti che le due anime espressero con la loro testimonianza sono riassunte nel concetto del Santo Inglese: “the levelling-up ethos among all confessions” (l’etica  livellatrice tra tutte le confessioni religiose).

Condividi