“… se solo tu volessi mandarci in una delle tue Sante qualcosa di nuovo, qualcosa mai vista prima …”

Queste sono le parole della canzoncina che lo scrittore Charles Peguy in una delle sue opere, fa cantare alla pastorella bambina Giovanna.

In quelle parole sembra proprio di ravvisare un pronostico della bambina sul suo futuro destino. Proprio vero, Giovanna è qualcosa di nuovo nella Chiesa e di qualcosa mai visto prima.

Nel caso in questione, la fede che, a tutta prima, sembra essere alla base di tutta la particolare storia, condivide, in egual misura, con la politica l’impianto narrativo in egual misura importante la politica, anzi quest’ultima è la protagonista della tragedia finale. Dunque fede e politica si intrecciarono già nei secoli scorsi, come in quello in cui visse Giovanna, il ‘400 e continuarono a muoversi insieme fino ai nostri giorni con tutte le conseguenze come guerre, scismi, discordie, complotti, esodi verso terre lontane, sovrani che si autonominano capi religiosi pur mantenendo la corona in testa: guerra dei cent’anni, guerra degli Ugonotti, guerra dei trent’anni, tutte guerre sante come furono chiamate per nobilitarne l’intenzione. Sarebbe mai finita la guerra dei cent’anni se non fosse comparsa sulla scena un’adolescente forte, solida, temprata, sicura dell’aiuto divino in una missione inverosimile? La battaglia era dura, il nemico, l’Inghilterra, voleva fare della Francia un feudo inglese ed ormai era ben avviata a realizzare questo ambito programma. Infatti solo Orleans restava nel regno di Francia oltre la Borgogna che però sosteneva i piani inglesi perché voleva distaccarsi e formare un regno borgognone. Una storia aggrovigliata, aspetti legati alla sacralità ed al soprannaturale che possono far pensare a leggende medievali ed inducono a coltivare dubbi, sospetti, magia, superstizione. Invece è tutto comprovato, nessuna pagina di storia, nessuna vita come quella di Giovanna sono state studiate, messe sotto il mirino dei laboratori di ricerca. Scrittori, registi di Teatro e di Cinema, poeti, storici hanno lavorato, scavato in quella miniera del ‘400, specialmente gli atti processuali furono considerati il fulcro sul quale si svolgevano le manovre politiche, le strategie legali per imbrigliare una fanciulla meno che ventenne nella rete della Giustizia manovrata dalla politica.

Il Delfino, afflitto da sempre da dubbi, indecisioni, non sa reagire alla situazione drammatica del suo Regno ed ha abbandonato ogni speranza di riscatto. La fine del suo regno è ormai prossima, questione di giorni. È a questo punto che esplode per tutto il Paese un lampo che fa rimanere attoniti amici e nemici. E’ una notizia strabiliante: una ragazza di 19 anni sta recandosi dal Delfino inviata da Dio che le ha parlato suggerendo di proporre se stessa al comando dello sparuto esercito francese e sgretolare così il duro assedio inglese alla città di Orleans. È Dio che lo vuole: la Francia non deve soccombere.

È inverno, il viaggio per raggiungere il Delfino è gravoso perché si svolge tutto sul territorio occupato dal nemico. I soldati lanciano frizzi e facezie malevoli per l’abbigliamento maschile della ragazza. Alfine ella giunge a Bourge dove subisce l’inganno di esser portata alla presenza di un finto Delfino che però la ragazza smaschera senza imbarazzo. Infine incontra il vero Delfino e solo a lui vuole parlare. Egli è un uomo dubbioso, avvilito che tuttavia crede in quella fanciulla inviata da Dio.

Giovanna viene osservata benevolmente dal Delfino che però vuole agire con accortezza: la fa sottoporre al giudizio di Vescovi e Teologi. Un vero processo con interrogatori insidiosi e due visite per stabilire se veramente è , come tutti la chiamano “pulzella” (vergine). La ragazza piange, ma poi trova la forza per riprendersi. Risponde a tono e perfino con un piglio umoristico quando le domande le sembrano infantili e risibili. Il giudizio finale è favorevole e con il beneplacito della Chiesa ella è pronta a scendere in battaglia. Indossa una corazza di acciaio, impugna una spada che userà, come lei dice, solo per difendersi e parare i colpi. Prima di muoversi con le truppe vuole tentare una via pacifica e scrive al Re d’Inghilterra di ordinare la consegna a lei delle chiavi di ogni città occupata e di imporre all’esercito di abbandonare la Francia di cui è erede solo il Delfino.

Era il martedì santo dell’anno1429 quando Giovanna a cavallo si muove con tutto l’esercito al seguito. È una scena meravigliosa: la pulzella con il suo stendardo bianco al vento, rimarrà una della più storiche visioni di guerra santa, mai vista al mondo antico e moderno.

Il compito datole da Dio aveva 4 motivazioni: togliere l’assedio ad Orleans, portare il Delfino alla consacrazione ed alla successiva incoronazione a Re di Francia nella Cattedrale di Reims, Parigi doveva essere liberata dai conquistatori inglesi ed infine il Duca d’Orleans doveva essere liberato dalla prigionia in Inghilterra.

Il nemico fu accerchiato e piano piano spinto verso le mura della città, mentre si alzavano nell’aria affumicata le imprecazioni inglesi contro il condottiero Giovanna chiedendo per lei la fine sul rogo. L’attacco durò 10 giorni fino a quando gli Inglesi abbandonarono l’assedio. La battaglia continuò lungo il fiume Loira e dopo fu tutto un trionfo: la gente accorreva ed osannava la pulzella, i ccittadini ed i militari liberati dall’oppressione gioivano e piangevano allo stesso tempo.

L’incontro tra Giovanna ed il Delfino ebbe luogo dopo alcuni giorni. Seguì il cammino verso Reims.

La Cattedrale, che aveva visto l’incoronazione di tanti re francesi, ora, nel 1429, è il tempio di incoronazione di un uomo che ha attraversato gli anni più bui di un regno ed è stato salvato da una giovinetta men che ventenne inviata da Dio per un compito inverosimile.

Nel momento in cui Carlo VII venne incoronato tutta la Cattedrale risuonò del grido: “ Noel”. Era un grido antichissimo che per la prima volta era stato innalzato verso il cielo per ben tre volte nella notte di Natale dell’anno 498 quando il Re Clodoveo della dinastia dei Merovingi fece atto di conversione al Cristianesimo. Da quei lontani giorni in ogni cerimonia di consacrazione e di incoronazione si udiva questo grido “Noel” ad indicare una rinascita, un nuovo cammino che si apriva ai sudditi di quel regno. E così infatti Giovanna voleva, dopo la vittoria, che avvenisse in tutta la Francia. Una rinascita: la cessazione dei saccheggi, del degrado dei costumi, la cacciata di soldati di ventura che rubavano, stupravano, uccidevano senza motivo. Giovanna voleva bonificare quella povera società in sfacelo dopo 100 anni di guerra. Mentre si cercava di ripristinare un po’ di ordine, c’era già chi nella penombra tramava per abbattere questi buoni propositi. Il Re Carlo era nuovamente afferrato dall’indecisione e non ascoltava Giovanna che lo incitava ad andare a Parigi e prendere il posto che ora gli apparteneva per diritto divino. Esitava, si crogiolava nella sua indolenza e per giunta preferì rappacificarsi con i Borgognoni che lo avevano sempre tradito.

La Francia si era dissanguata ed ora versava in miseria. Giovanna voleva salvarla ancora una volta: si rimise la corazza, impugnò la spada e corse a spegnere i focolai di guerra che si erano riaccesi qua e là nel paese. Ora combatte a Compiegne ma non riesce a penetrare nella città perché il capitano del caposaldo fa ritirare il ponte levatoio che dà l’unico accesso alla città. Giovanna ora è alla mercè dei borgognoni i quali, abbattuta la pulzella, sono pronti ad afferrare quest’ultima occasione per prevalere su Carlo VII ed ottenere il distacco dal Regno francese e crearne uno nuovo tutto borgognone.

Giovanna ignorata fuori delle mura di Compiegne non può che cedere la spada al nemico in segno di resa. Le legano i piedi e la trascinano fino alle prigioni dove viene chiusa in una cella lurida guardata a vista da carcerieri ubriachi e visibilmente male intenzionati.

I borgognoni sono ora in possesso di un vero tesoro che vogliono subito scambiare in denaro sonante. Trattano la vendita ed incassano 10.000 franchi tornesi. La ragazza viene consegnata nelle mani del vescovo Bouvois che deve giudicarla sotto la giurisdizione inglese se sia colpevole di eresia o di qualche altro reato che serva a metterla in cattiva luce, coprirla di infamia come fosse una strega e così screditare la sua vittoria: non possono sopportare davanti al mondo di essere stati battuti da una ragazza 19nne. Fu improntato un processo politico che, già dall’inizio sembrava non dovesse finire che con la condanna. Doveva tuttavia sembrare onesto e libero da ogni retro intenzione e fu indirizzato sul piano religioso. Fu messa in forse la fede della Pulzella, le fu chiesto come considerasse il rapporto tra Chiesa e Dio, quali suggerimenti contenessero quelle “voci” che aveva udito. Quando queste domande ricevevano una serena risposta, i giudici ricominciavano tutto daccapo. Quattro snervanti mesi. Magia, diavolo, superstizione, tutto fu evocato in questo cavilloso processo pur di sfiancare quella giovinetta che si dimostrò, come in battaglia, risoluta e serena. Essa rappresenterà sempre nei secoli il vero prigioniero politico e che, quando alla base del sistema c’è la politica, niente può cambiare la sorte dell’imputato. Dove stava questa eresia che la numerosa corte giudicante andava con inquietudine cercando nella dottrina teologica?

Giovanna, benchè provata da tanti sospetti e accuse cercava di resistere. Il verdetto veniva rinviato ogni giorno. Il Vescovo Couchon e l’inquisitore domenicano, le due persone che dovevano emettere la sentenza decisero di giocare d’astuzia per giungere alla prova di quella eresia invano inseguita. Le famose “voci” giunte dall’alto con le quali tutto aveva preso l’avvio, furono abbrancate dai giudici che le smembrarono a volontà chiamando in causa la stregoneria. Se di questa fosse la colpa, allora era giusto coinvolgere la Chiesa.

“Credete alla Chiesa di Dio?“ “sì, certo, credo alla Chiesa di Dio”  “E allora perché non vi sottomettete a chi la rappresenta?” “Perché Dio va servito per primo” i giudici si sentirono disorientati. Fu una frase detta da Giovanna a rincuorare la corte. ”Se non fosse stato per la Grazia di Dio non avrei potuto fare niente”. Ecco, ecco la soluzione. “Dunque, tu sei certa di essere in grazia di Dio?” questa domanda era sibillina e celava un inganno. I giudici sapevano bene che la teologia insegna che nessuno può dirsi certo di avere la Grazia di Dio. La risposta fu onesta ed arguta: “Se non sono in Grazia di Dio, Dio mi ci metta. Se lo sono, Dio mi ci mantenga”

I giudici erano costernati. Che fare? Le carte erano state giocate tutte; sì, forse ce n’era una, ma quasi inconsistente, quella degli abiti maschili. Come acuminare quest’ultima cartuccia? Abito stretto, dissoluto, peccaminoso addosso ad una donna. Qualcosa di morboso, simbolo di perversione. Giovanna riprese a vestirsi da donna, chiedendo però di essere rinchiusa in un carcere femminile. Non fu ascoltata ed allora dovendo restare tra soldati ed uomini triviali, riprese a vestirsi da uomo. Tanto bastò per farla accusare di essere recidiva. Argomento capzioso: l’aver dismesso abiti maschili era segno di ravvedimento, con quel gesto infatti sconfessava la sua impresa guerresca, l’aver poi ripreso gli abiti maschili era come ritornare a sfidare il mondo, le autorità ecclesiastiche, civili e militari, dunque eresia. Eretica, grida la corte giudicante, eretica fanno coro dall’Inghilterra. Eresia uguale rogo. I giudici si sentirono sollevati.

La mattina del 30 maggio fu portata fuori di prigione. Chiese di poter ricevere l’Eucarestia, la richiesta fu trasmessa al Vescovo che l’aveva scomunicata e non aveva permesso che fosse giudicata da un tribunale secolare. Il vescovo che ben sapeva che il processo era esclusivamente politico, fingendo di dimenticare che la legge impediva di far prendere lì’Eucarestia ad una persona scomunicata per eresia, dette invece il permesso che fosse accolta la richiesta anzi che le fosse data qualunque altra cosa desiderasse. L’intrigo tra fede e politica e l’uscita di quest’ultima con la vittoria in mano, erano la prova che tutto si era svolto all’ombra dell’inganno. Le legarono le mani e così, scortata dai gendarmi, fu condotta alla piazza del vecchio mercato di Rouen, dove era stato preparato un rogo altissimo. Giovanna chiese una croce. Un Inglese che aveva udito la richiesta, ne preparò una piccola in tutta fretta con un pezzetto di legno, gliela portò. Giovanna la prese la baciò mettendola poi sul cuore. Un monaco era corso in Chiesa per prendere la Croce alta che solitamente precedeva la processione.

Quando il fuoco incominciò a lambire la ragazza, ella gridò a tutta voce tante volte “Gesù”. Ripetè il grido con l’ultimo respiro. Tutti sulla piazza piangevano e molti imprecavano contro coloro che l’avevano sottoposta ad una pena così atroce. Tra i piangenti c’era anche il segretario del Re d’Inghilterra.

Il fuoco veniva continuamente alimentato ma non riusciva a bruciare il cuore che rimase sfavillante in mezzo alle ceneri che in seguito furono disperse al vento.

L’eco di questa morte crudele si ripercosse in tutto il mondo. Il pensiero di una vita così giovane sacrificata alle fiamme fece rabbrividire di dolore intere generazioni; poi a poco a poco si imposero alla considerazione umana altri eventi dolorosi ed il dramma di Giovanna entrò piano piano in ombra.

Era morta nel 1431 e dopo 25 anni, cioè nel 1456 tutti i documenti processuali furono rimessi in luce: s’intendeva fare nuovamente un processo ma questa volta senza la presenza dell’imputato e senza giochi politici. Si voleva addivenire ad una riabilitazione. Furono convocati ben 115 testimoni e tutti si dimostrarono ferventi ammiratori di come Giovanna avesse affrontato una simile pena. Venne ricordata una sua frase pronunziata davanti al rogo. “Chiedo che mi si rimandi a Dio da cui sono venuta”.

Fu riabilitata quale figlia devota della Chiesa e questo fatto ebbe la conseguenza umana di far ritenere riabilitati anche coloro che l’avevano condannata.

Passarono secoli e secoli durante, i quali nonostante la riabilitazione, la persona Giovanna fu rivestita di leggenda e quel periodo fu studiato come nozione storica di un’epoca lontana. Il soprannaturale (le “voci” di Dio) fu ritenuto frutto di una fervida mente adolescenziale.

Nel 1909, dopo 478 anni dalla morte di Giovanna, la Chiesa, rappresentata in quel momento dal papa santo Pio X, sentì il bisogno di riprendere a studiare quella vita straordinaria e dire finalmente al mondo che il caso di Giovanna trattava veramente obbedienza e fedeltà alla missione voluta da Dio proclamandola Beata. Dopo di che il personaggio di Giovanna rientrò in ombra per riemergere dopo 11 anni quando il Papa Benedetto XV volle dichiararla Santa.

A questo punto vale la pena di ricordare le parole di Giovanna bambina: “se solo tu volessi mandarci in una delle tue Sante qualcosa di nuovo, qualcosa mai vista prima …”

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