La preghiera dei primi cristiani, è stato il tema della catechesi biblica di padre Ubaldo Terrinoni,  presso il Centro comunale polivalente a Castel d’Asso, sabato 16 giugno.

Gli Atti degli Apostoli ci fanno capire che la Chiesa è nata pregando.
Nel Capitolo 1 il racconto dell’Ascensione determina la linea di demarcazione tra Gesù e la sua missione terrena: da lì inizia  la missione della Chiesa. 

“Gli Apostoli erano ‘assidui’, ma cosa vuol dire? – domanda padre Ubaldo –  Togliete una preghiera alla Chiesa, ad una comunità: l’unità è compromessa. Ecco l’essere assidui”.

E prosegue: “Chi prega ha le mani sul timone della storia”, scriveva  San Giovanni Crisostomo, non è il nostro dinamismo a muovere il mondo,  ma è  la forza della preghiera. Non è uno dei momenti della giornata, ma il centro, il fulcro. Si fa con le parole, con il sacrificio. ‘Il cuore deve rimanere  contemplativo’,  come diceva San Giovanni Crisostomo.
Dove è il nostro cuore a volte? La preghiera è il cuore, è l’esigenza della nostra vita cristiana, senza cuore tutto è vano. Del resto Pasteur diceva: ‘Me ne torno sempre più umano nella preghiera,  mi sento grande, quando mi sento in ginocchio”.

La preghiera per noi cristiani, quindi, è come l’aria che respiriamo e Gesù nel proporla usa proprio la parola ‘necessaria’.

 “Ognuno di noi è quel che prega, non quel che sa – continua Padre Ubaldo – Luca nel Capitolo 18 parla di ‘necessitá di pregare sempre senza stancarsi’,  quindi in ogni situazione, in ogni momento come ad esempio i nostri passi, lavare, sistemare la casa, cioè snodare la preghiera nell’arco delle 24 ore. La preghiera fa succedere sempre qualcosa, è sempre ascoltata, anche quando siamo stanchi, assonnati. Gli Apostoli erano ‘concordi’, implica, cioè,  la consonanza umana, l’accoglienza dell’altro con difetti e pregi.

Noi abbiamo pochi difetti, ma molti pregi per grazia di Dio. Assidui e concordi, quindi: dobbiamo sempre dare spazio al cuore. Vivere il Corpo Eucaristico umilmente, ma poi vivere in permanenza il corpo mistico, cioè noi, la Chiesa”.

La preghiera è così un aprirci al dialogo con Dio, perché venga con noi verso il prossimo.

“Noi  dobbiamo coltivare questo impegno di fondo – afferma il padre cappuccino – temo che noi di Chiesa scaldiamo troppe sedie per troppo tempo. Troppe parole, dobbiamo sgranare rosari”.

La riflessione biblica di padre Terrinoni termina con un augurio: “La preghiera sia l’arma potentissima nelle nostre mani, di qualunque ispirazione sia.
Il mondo non lo cambierà l’uomo potente, ma solo chi prega”.

Tra i numerosi presenti all’incontro anche Mario Mancini presidente UCSI Viterbo.

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