“Gesù, soprattutto con il suo stile di vita e con le sue azioni, ha rivelato come nel mondo in cui viviamo è presente l’amore, l’amore operante, l’amore che si rivolge all’uomo ed abbraccia tutto ciò che forma la sua umanità.” Tale amore si fa particolarmente notare nel contatto con la sofferenza, l’ingiustizia. Appunto il modo e l’ambito in cui si manifesta l’amore viene denominato nel linguaggio biblico «misericordia». Così si esprime Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica “Dives in Misericordia”, del 30 novembre 1980.

Nella vita di tutti i giorni, tanti sono i testimoni della Misericordia, in un certo senso, possiamo considerarli “profeti” della misericordia.
Donne ed uomini che si sono donati gratuitamente al prossimo, testimoni concreti. Santa Faustina Kowalska e San Giovanni Paolo II ne sono l’emblema, legati profondamente alla Divina Misericordia, la cui festa liturgica ricorre nella Domenica in Albis, nell’ottava di Pasqua.

Sosta E Ripresa propone alcune figure di santi e beati legati alla Divina Misericordia.
Iniziamo con la beata Elisabetta Canori Mora.

Figura molto attuale, in questi tempi in cui le coppie trovano difficoltà nel loro matrimonio. È proprio riflettendo sul significato di misericordia: avere a cuore le miserie dell’altro, che è possibile indirizzare il cammino di una coppia. Prendersi cura dell’altro, amarlo, accettarlo con le sue debolezze, anzi, operando una sorta di correzione fraterna. Ormai i matrimoni si sfasciano facilmente, sopraffatti dalle avversità, dalle incomprensioni. E così il pensiero corre a questa donna che ha amato con una paziente misericordia.
Giovanni Paolo II,  nell’Anno Internazionale della Famiglia l’ha beatificata nel 1994 insieme a Gianna Beretta Molla, definendole appunto “donne d’eroico amore”.

Elisabetta Canori, appartenente ad una nobile famiglia romana, nasce a Roma il 21 novembre 1774.  Già nella scuola si contraddistingue per le  sue qualità umane ed una profonda inclinazione alla religiosità. A circa 19 anni, conosce  Cristoforo Mora, un bel ragazzo intelligente e figlio di uno dei migliori medici della Roma dell’epoca. Si innamorano e si sposano il 10 gennaio 1796, in Santa Maria al Campo Carleo.
 Una favola, almeno così sembra, dove Cristoforo, è folgorato dalla bellezza di questa ragazza, della quale è molto geloso, tanto da impedirle di vedere persino i parenti.

Per lui non si deve affaticare, non deve nemmeno ricamare, per non sciupare ed offuscare la sua bellezza. Ma poco dopo da questa eccessiva gelosia, il marito passa ad una freddezza che lo porta a trascorrere le notti fuori casa, fino a legarsi ad una donna di umili condizioni, che gli fa dilapidare il patrimonio, per non parlare delle perdite al gioco. Ormai l’avvocato Mora è sul lastrico.

Eppure Elisabetta  la moglie fedele, la sposa misericordiosa, lo aiuta, lo sostiene, vendendo tutti i suoi gioielli. Ma purtroppo il ricavato non riesce a coprire il grave ammanco e la coppia è costretta a trasferirsi in un appartamento sito vicino alla cada dei ricchi genitori. 
Elisabetta, sempre più sola, si occupa con amore e dedizione della famiglia, nonostante i gravi problemi di salute allo stomaco.
 Un classico, una vicenda attuale come tante, ma da lì nasce il percorso mistico di questa donna eroica. Il matrimonio cristiano testimoniato nel bene e nel male, nella buona e cattiva sorte. Lei accoglie il marito nonostante tutto il male, in unione spirituale con il Signore, con la Messa e Comunione giornaliera, dedicandosi alle figlie ed alla famiglia. Non risponde mai alle provocazioni del marito, lo aspetta tutte le notti, riversando  su di lui il suo amore ed i suoi consigli. Dà alla luce quattro figlie ma le prime due muoiono dopo pochi giorni dalla nascita. All’età di 27 anni Elisabetta si ammala tutti temono per le sue condizioni, ma viene miracolosamente salvata. La grave malattia lo stomaco la porta ad abbandonare la vita mondana, Abbraccia la croce e si risveglia da quel letargo morale, rimettendo tutta la sua vita nelle mani di Dio. Si consacra totalmente a Lui,  ed ormai guarita persino da febbri putride, intraprendere un cammino di ascesa. Durante il tempo libero, si dedica  alle opere di misericordia. Si reca negli ospedali a visitare i malati, raccoglie il cibo per i poveri e non disdegna di operarsi in opere ripugnanti.
Cristoforo, nel frattempo, viene denunciato per comportamento immorale dalle sorelle, poiché non vogliono perdere l’eredità di famiglia, tanto da rischiare la prigione. Torna a casa e tenta di uccidere la moglie, anche se poi racconta che ogni volta sentiva una forza superiore che gli blocca il braccio.
Elisabetta continua a rimanergli accanto, nonostante tutti le consigliano di  nascondersi.
Ma lei ha chiesto al Signore cosa fare, la risposta è che non deve abbandonare il marito e le figlie. “Io antepongo la salvezza di queste tre anime al mio profitto spirituale”, così si esprime e la sua vita scorre tra preghiera, sacrifici, visioni di Gesù che le illustra le verità della fede. 

Si iscrive  al Terz’Ordine dei Trinitari, sorto  per la liberazione dei cristiani ridotti in schiavitù, tanto da accrescere il suo interesse ed amore per i più deboli e bisognosi. Oltre a pregare per la salvezza del marito che vive con l’amante, le sue preghiere sono rivolte alla salvezza di tutti. Persino quando le figlie, esasperate dalla violenza del padre, augurano la punizione divina per la donna che lo  ha irretito, Elisabetta afferma di pregare per lei, sperando di vederla in Paradiso.

Misericordia, amore, compassione, questi sono i suoi valori. Un cuore sempre aperto al prossimo, ai respinti dalla società, ai poveri che spesso accoglie nella sua casa. Una giovane ragazza dichiara nei processi: “mai avevo sentito così vivo il calore e l’amore di una madre, come quello che mi fece godere quella donna”.
Dio le fa pregustare in una visione il giorno della sua morte, tanto che quando si avvicina il giorno dice alle figlie: “Vi lascio per andare da vostro padre, Gesù Nazareno”, raccomandando loro di rispettare ed aiutare il padre.


 Ha appena cinquant’anni, muore verso le due e mezza di notte, del 5 febbraio 1825.

Il 9 febbraio viene sepolta nella chiesa di San Carlino, capolavoro del  Borromini, in quanto terziaria trinitaria iscritta a quella chiesa. La notizia si propaga per le strade di Roma: “È morta la santa!”

 Il marito alcune ore dopo, trovandola morte, rimane come inebetito, singhiozzando. Poco tempo prima la sua amante gli era morta tra le braccia. Cristoforo Mora, da quel momento, cambia radicalmente. Non di cura più di apparire elegante, trascorrere molte ore in chiesa a pregare. Con lui sempre un ritratto di Elisabetta che a suo dire “aveva fatto Santa con i suoi strapazzi”.
Ma non è tutto. Nove anni dopo, a sessantun’anni diventa sacerdote nell’Ordine dei frati minori conventuali. Cambia il nome in padre Antonio e come da profezia della moglie Elisabetta,  ha anche lui la sua “notte di Natale”.
Muore tra privazioni, penitenze e sacrifici, undici anni dopo, in convento. 

Per informazioni e biografie rivolgersi alla Postulazione generale,  chiesa di San Carlino dei Padri Trinitari, via del Quirinale, 23 00187 Roma.

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