Beato Domenico Barberi

Domenico Bàrberi, nasce il 22 giugno 1792, a Viterbo e passa la sua fanciullezza e la giovinezza fra la Palanzana (dove nasce) e il Fogliano (a Merlano presso lo zio Bartolomeo Pacelli): un viterbese al cento per cento.

La famiglia è profondamente religiosa, la mamma Maria Antonia era chiamata Madre dei poveri. Domenico è il più piccolo di 11 figli. Coccolato e vezzeggiato da tutti cresce affettuoso, allegro e intelligente, in famiglia, circondato d’amore.  Ma a 6 anni perde il padre e a 11 perde anche la mamma. La bella famiglia si disperde.

“Rimasi orfano, nudo … senza niente di che vivere”.

La mamma però gli ha lasciato una ricca eredità: la devozione alla Vergine. E il bambino sperduto si affida alla Sua protezione. Uno zio che abita a Merlano nel podere Molaioni lo accoglie con amore e vigila sulla sua crescita, anche se, con grande rammarico di Domenico, non lo manda a scuola.

È bello mettere in evidenza la nascita della sua vocazione. Come un giovane semplice, povero e analfabeta  ha fatto l’esperienza della chiamata di Dio alla santità e  come l’ha seguita superando gravi ostacoli. La sua esperienza viva e concreta attraverso la forza dell’amore di Dio, il suo desiderio di risposta, ma anche la sua fragilità, le inevitabili cadute e le lotte dolorose fino alla vittoria finale. Storia della fedeltà di Dio e della sequela perseverante di un uomo.

Ci troviamo al tempo dell’occupazione napoleonica e le Congregazioni religiose vengono sciolte. Pertanto alcuni frati del Ritiro di Sant’Angelo vengono accolti a Merlano dalla famiglia di Padre Giuseppe della Passione, Molaioni. Domenico si fa amico dei religiosi che, vedendolo così ansioso di sapere, ricettivo e intelligente,  lo istruiscono volentieri.

Domenico, che era allora ignaro di qualsiasi tipo di meditazione, la sera si inginocchia accanto al letto nella contemplazione della Passione di Cristo e dei dolori di Maria. Poi si corica con le braccia incrociate sul petto, come fosse la sua ultima ora, e continuerà a farlo tutta la vita.

“Oh che rimedio efficace a mutare un cuore à l’orazione mentale!”

Due luci rischiarano la mente del giovane Domenico: Non ci si salva da soli e la forza della Passione di Cristo per vincere qualsiasi peccato.

Si sente sicuro, Gesù lo vuole passionista! Scampa alla chiamata alle armi (sarebbe dovuto partire per la Russia) e tutto sembra procedere facilmente con la sua anima ormai consacrata a Gesù e alla sua Passione.

Ma non tutto fila liscio … anzi!. Col suo carattere allegro e spensierato è capo indiscusso della gioventù viterbese. Nel gruppo c’è una giovane  per la quale il suo cuore prova una scintilla di affetto. La scintilla diventa un incendio. Domenico tutto preso dalla sua innamorata lascia l’orazione mentale e si lascia andare alla sua passione terrena.

“Se ripenso a quello che mi accadde in questo punto, penso sempre che se, qualcuno in punto di morte giunge ad invocare Maria è impossibile che si danni”.

Domenico si ammala gravemente e nella sofferenza sente la colpa del suo tradimento, si dispera. Maria impetra per lui il perdono, lo consola, lo rasserena.

E’ guarito ma non salvo …. La fanciulla lo aspetta, gli amici lo aspettano il fratello Salvatore che condivide con lui la chiamata religiosa, lo aspetta … Che lotta titanica si svolge nel cuore di Domenico!   Nell’occasione della festa di Santa Rosa il 4 settembre 1813, “Con le giunture delle mani e dei piedi che mi tremavano che appena potevo reggermi in piedi”…. Domenico lascia la giovane e raggiunge il fratello. Non è la rottura totale , ma questa arriva in breve. Per Domenico  una fresca storia d’amore, che lo ha tormentato per più di un anno, si conclude e sta per iniziare la sua grande storia d’amore, quella con la Passione di Cristo.

Ai primi di agosto del 1814 Domenico, col fratello Salvatore, entrano a Sant’Angelo, ritiro prediletto di S  Paolo della Croce, dove il cuore riposa nel verde del bosco sovrastato dall’azzurro del cielo. Silenzio e solitudine invitano all’ascolto di Dio. Le cellette, gli scritti, gli strumenti di penitenza  e altri ricordi  del santo fondatore e del fratello Giambattista, gli esempi dei religiosi, tutto lo invita alla donazione di sé.

Il 1° ottobre  una nuova chiamata divina. Domenico è inginocchiato davanti all’altare della Vergine, come ricorda una targhetta a memoria di questo evento.

“In un batter di cigli – racconta lui stesso – io intesi non per interna locuzione , ossia non per parole formate, ma in un modo più elevato, quale è impossibile dichiarare , né può mai concepirsi da chi non lo sappia per esperienza, che io non dovevo rimanere laico ma che dovevo studiare e che dopo sei anni avrei cominciato il ministero apostolico e che sarei stato destinato al Nord Ovest dell’Europa e specialmente all’Inghilterra. Senza specificare tempo e modo. Io rimasi talmente assicurato essere questa voce divina che io sarei stato più al caso di dubitare della mia stessa esistenza che di questo”.

Domenico diventa una delle figure più luminose e spirituale della Congregazione passionista: è scrittore, maestro dei novizi e insegnante degli studenti, superiore in vari conventi, provinciale, missionario appassionato. Tanto che gli ultimi anni della sua vita li vive in Inghilterra,  dove è chiamato ad aprire la prima fondazione passionista in terra straniera. E dove accoglierà l’ingresso nella chiesa cattolica di John Henry Newman, oggi santo, allora anglicano e  professore ad Oxford che, con un gruppo di altri docenti, era entrato in contatto con padre Domenico da anni. Conserviamo un carteggio bellissimo fra Domenico e questi professori, primi lumi di apertura e nuova comunione fra le  chiese, che culmina appunto con la conversione di Newman, che rimarrà sempre legato al nostro Domenico.  Lo ricorda anche in alcuni  suoi scritti con parole di stima e affetto.

E proprio alla luce di questi eventi e tanti altri che caratterizzano la vita santa di Padre Domenico,  Papa Paolo VI lo proclamerà  Beato, nel 1963 durante il Concilio Vaticano II, quale antesignano di un Ecumenismo sempre auspicato.

Se il Signore chiama a sé, fornisce anche alla creatura stimoli, strumenti e il sostegno necessari a combattere e portare a buon fine la battaglia. Domenico infatti, pur obbedendo a tutto ciò che gli veniva chiesto dai superiori, rimase fedele alla ispirazione originaria avuta per la sua vita: pregò e invitò migliaia di persone a pregare per l’Inghilterra, – Come già faceva S  Paolo della Croce, coltivò rapporti costruttivi con molti amici inglesi e finalmente consumò la sua vita in un vero martirio operando nella stessa Inghilterra. E’ sepolto a Sutton presso Liverpool e  ricordato con venerazione dai cristiani d’Inghilterra.

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