Sono passati 46 anni da quando il Cappuccino Padre  Mariano da Torino, al secolo Paolo Roasenda, è salito al Cielo , come trovo scritto in una delle numerose biografie che lo riguardano, “s’immerse nell’oceano di Dio per sempre”.

Era il 27 marzo 1972. Il trapasso avvenne a Roma, quando egli aveva 66 anni: era nato a Torino il 22 maggio 1906. Dapprima fu sepolto nel Cimitero Romano del Verano, poi, dopo 13 anni, nel 1985, in considerazione del sempre crescente tributo di devozione del popolo, fu trasferito nella chiesa dei PP, Cappuccini “Immacolata Concezione” in Via Veneto a Roma.

La grande popolarità del cappuccino piemontese è dovuta soprattutto alle sue conversazioni in televisione. Ci fu un periodo in cui tutti lo ascoltavamo e la sua voce serena, modulata, che manteneva una piacevole intonazione piemontese  ci giungeva da quel nuovo mobiletto nella nostra casa, affascinando e donando calma e riflessione ai nostri cuori agitati dal consumismo che inculcava nella mente desideri sempre nuovi. Si legge nel “Cantico dei Cantici”: “Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene saltando per i monti … ora parla il mio diletto e mi dice:”Fammi sentire la tua voce, perché è soave …”. Il francescano saluto di P. Mariano: “Pace e bene a tutti” ricadeva su di noi ascoltatori come dolce rugiada rigeneratrice.

Si era formato alla scuola dell’Azione Cattolica in anni non facili e quell’appartenenza lo aveva portato ad interessarsi con ardore alle questioni sociali e politiche. Divenne quindi giornalista educando anche così alla compromissione della propria vita per alti ideali quali l’aiuto ai missionari, ai più deboli, agli ammalati, ai bambini. Ai militanti nell’Azione Cattolica Giovani diceva: “A voi anime generose! È l’ora vostra: vanti voi che credete nella preghiera, nella sofferenza, nell’amore che è Carità: Avanti! Anche senza distintivi all’occhiello, portate inconfondibili in voi le note caratteristiche del giovane di Azione Cattolica”:

a21anni era già laureato ed iniziava ad insegnare latino e greco. Questa professione lo gratificava non solo perché poteva comunicare4 la grandezza delle opere classiche ed umanistiche, ma perché, attraverso quelle, poteva coltivare i moti interiori dell’animo di tanti giovani che spesso poi chiedevano di entrare nell’Azione Cattolica della quale P. Mariano era stato eletto Presidente. In seno a questa associazione si fece promotore di una sua intuizione che espresse così: “Perché in 6 – 7 mila giovani cattolici che siamo in diocesi non è possibile un ininterrotto turno di adorazione eucaristica?… come non sarà benedetta una società che attui questo programma?”

A 34 anni approdava con ardore all’Ordine Cappuccino. Egli parla simpaticamente nei suoi scritti di questo passo importante della sua vita:”Ci fu un momento in cui davanti all’immagine della Madonna non pregavo più, ma guardavo fisso l’Immacolata ed il cuore mi sembrava che uscisse dal petto, quando all’improvviso … eccomi qui, sono Cappuccino”.

Da sacerdote, come da docente, giornalista e conferenziere televisivo, prendeva ogni azione come grande opportunità di fare del bene, insegnando che: “ non ci si deve mai ritirare in un cantuccio e stare a guardare”, ma viver il momento, lavorare, perché:”Non è il male che faccia male, ma il non fare il bene che lascia crescere il male”.

Giovanni Paolo II,  il 1° marzo 1984, si espresse così: “San Leopoldo, il Beato Geremia, Padre Mariano sono stati annunciatori di amore e perciò costruttori di pace. Bisogna che voi facciate parlare questi santi”. Questo stesso pontefice accostò poi in una sua omelia il nome di P. Mariano a quello di P. Pio e forse questo accostamento sollecitò l’apertura del processo canonico.  4 anni dopo si dette inizio al processo diocesano ed il 15 marzo 2008 il Papa Benedetto XVI, riconoscendo le virtù eroiche del Cappuccino piemontese, lo dichiarò Venerabile.

Durante la celebrazione del I Centenario della nascita si è saputo che dopo la sua morte sono state date alla stampa ben 5 biografie che illustrano il suo spessore spirituale, la sua umanità, il rispetto per ogni uomo, la serenità e la grazia nell’educare l’uditore ai principi morali e religiosi, l’attenzione all’evolversi della società, ai sussulti sociali, agli scontri politici. Anche a livello universitario la figura di P. Mariano ha suscitato grande interesse tanto che sono state discusse varie tesi di laurea sul suo complesso pensiero. Presto usciranno le sue opere complete che fino ad oggi raggiungono il VII volume per 3672 pagine. Il Vescovo di Viterbo S. E. Mons. Lino Fumagalli il 17 marzo 2012 (giorno del ritorno al cielo di P. Mariano) ha celebrato il 40° anniversario di quella ricorrenza con una Messa nel Coro della Chiesa “Immacolata concezione”,  in Via Veneto a Roma,  dove riposano i resti mortali del Cappuccino Piemontese. Non fu possibile celebrare in Chiesa perché questa era in ristrutturazione. L’omelia che il Vescovo tenne in quell’occasione conteneva molti passi degli scritti di P. Mariano. Che sia stato il vescovo di Viterbo a celebrare il 40° anniversario dalla morte del Cappuccino ha gratificato la città che l’illustre presule rappresenta in campo religioso. È stato qui a Viterbo infatti che è sorto uno dei primi conventi cappuccini all’inizio del ‘500, qui passarono gli anni del Noviziato alcuni santi frati quali San Crispino da Viterbo, qui talvolta soggiornò Padre Mariano da Torino.

A questo punto è giusto ricordare che proprio in un luogo preminentemente francescano quale è il Convento S. Antonio alla Palanzana, Dio ha voluto che venisse a vivere ed operare la “Familia Christi” improntata nel suo statuto al più puro francescanesimo per stile di vita, per umiltà di lavoro, per intento di apostolato.

Elsa Soletta Vannucci

Foto tratte dal web

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