Stiamo andando verso il terzo anniversario dell’Anno Giubilare della Misericordia ed è, quello odierno, tempo di rispolverare quelle sensazioni ed emozioni che provammo nell’ascoltare Papa Francesco che, con quel Giubileo, intendeva intraprendere un viaggio di rianimazione delle coscienze, così chiarificare il Volto di Nostro Signore, che cosa è il bene ed il male, quale fede stiamo maturando se avvertiamo stanchezza, noia, indifferenza. È ora di chiederci quanto crediamo che Dio non ci abbandona mai, anzi vuole entrare in una intimità sempre più estesa con le sue creature come se si celebrassero veri sponsali e feste di cuori. Che cosa vuol dire dunque che Dio ci perdona sempre? Quel “sempre” risuona nel nostro cuore come fosse un inno alla speranza che inonda l’anima di buoni propositi? Che stiamo facendo alla luce di quelle parole che in quell’anno ci martellarono la mente: misericordia, amore tenerezza, umiltà, compassione accoglienza …? Un Dio così buono, comprensivo, tenero, giusto ci ha dato più speranza, ci ha veramente confortati nei momenti bui della giornata?
Il Dio che si è rivelato durante il Giubileo è un Dio che discrimina il peccato “volontario” dal peccato che viene dal “di fuori”, cioè dalle influenze velenose, dai maligni ambienti civili e culturali, dai vizi e cattive condotte dei nostri passati consanguinei, da letture, colloqui, politica, teatro, manifestazioni varie? Tutti questi attacchi alla povera nostra anima, ci rendono dunque dal peccato perché vengono “dal di fuori”? certo non possono avere lo stesso peso sulla bilancia divina che è precisione, giustizia.
Come si possono risolvere tutte queste contrapposizioni fra peccato volontario e peccato che viene dal “di fuori”? la misericordia può risolvere queste antitesi? Dio prova sentimenti di compassione vedendo come l’uomo si combatte fra questi contrasti, nell’odio, nella violenza, nella repulsione ai tanti scandali ed oscenità.
L’acerba critica che suscitarono le parole del dolce Papa Giovanni Paolo I a proposito del “profilo materno” di Nostro Signore centrarono in pieno l’emotività del cuore di Dio verso le sue creature? Sì, solo una madre può provare tenerezza e angoscia così profonde dinanzi a un figlio umiliato e ferito come il Cristo in Croce. Dio vede e prova altrettanta compassione per le Sue creature oppresse da un mondo crudele.
La svolta culturale che Papa Francesco ha intrapreso nel suo viaggio è partita anche dalla comprensione di quelle parole “profilo materno di Dio” che oggi non scandalizzano più come accadde agli albori del 1980.
Mai come in questo momento della storia umana, dopo un Giubileo che per mesi e mesi parlò al mondo di misericordia, di perdono, è diventato difficile rimanere indifferenti alla povertà, allo “scarto”, quello che ti fa girare la testa dall’altra parte di fronte al dolore.
Papa Francesco scelse “profeticamente” la località dove aprire la I° “Porta Santa” dell’Anno della Misericordia, cioè Bangui (Centro Africa), portando così la Misericordia alla ribalta degli argomenti della Chiesa: Perdono, Africa, Rivoluzione Culturale, scelte operative quali accoglienza ai poveri e migranti, mense stabili, ambulatori, dormitori … Una vera strada per coraggiosi, intraprendenti, evangelici, estirpatori di pregiudizi, di radici malefiche.
Papa Francesco, uomo illuminato da Dio, da buon nocchiero tiene dritta la barra della barca di Pietro verso quell’unico porto dove si acquieta ogni scontro, dove la pluralità di uomini itineranti diventa incontro fruttuoso, dove le voci si uniscono in preghiera, in breve verso il Vangelo.
Elsa Vannucci Soletta
