Le due poesie vincitrici, ex equo,  del II Concorso di Poesia Religiosa “Meco della Palanzana a Castel d’Asso

24 Dicembre (2019)”, di Iolanda Belli

Notte stellata, notte incantata, notte d’attesa!

Dove corri o uomo così frastornato,

abbagliato da luci di vetrine addobbate?

Guarda bene, non farti ingannare,

è luce artificiale!

Ti piace, ti attrae, ma poi ti fa male.

E’ questo il Natale?

Quando non ci sarà più violenza, terrore, dolore?

Quando la chiesa non sarà più

abbandonata, scura e desolata?

Notte stellata, notte incantata, notte d’attesa! ………

Fermati e vai al Presepe;

è là la luce che da la risposta

a questa umanità che va senza pace, nè sosta.

Notte stallata, notte incantata, notte d’attesa! ……….

C’è una capanna umile non a cinque,

ma a tutte le stelle del cielo.

Qui ti fermi e respiri la pace e l’amore

che scaldano il cuore!

C’è una famiglia unita da autentico amore,

solo questo ha valore!

Da una parte, appoggiato al bastone,

c’è Giuseppe un po’ in disparte,

attento, premuroso, pronto

a darsi da fare,

è l’uomo ideale!

C’è poi Maria che guarda estasiata

il suo Bimbo Gesù.

Lei lo sa che ci sarà anche il dolore,

ma si affida al Signore!

Ti inginocchi a pregare e implorare

quel Bimbo Gesù

che violenza e dolore mai ci siano più

Tu l’hai promesso Signore:

“ Verrò fra voi per fare il mondo migliore”

Benvenuto Signore !!

Notte stellata, notte incantata, notte d’attesa.

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“A spasso con Meco”, di Antonino Corradini

Paese mio che stai sulla collina; così intona, una dolce e vecchia canzoncina,   e subito, Viterbo  imago in  cartolina.
La fantasia mi assale e piano piano, con la mente inizio a guardare più lontano,  scorgo allora un  verde colle sotto il cielo arcano, si che da secoli  è spento quel vulcano.
E’ ormai soltanto un colle ripido e scosceso che mostra ancor degli anni il proprio peso.
Proprio in quel luogo pur selvaggio e bello vide la luce un grande pastorello.
La vita sua trascorre a pascere animali,
L’immagino tra la verde e splendida  boscaglia e penso; forse è il suo destin che lo attanaglia.   Un dì, però, intento nel lavoro e al suo pensiero, ode una voce, dolce  e  linda, a specchio, sussurrare nel suo gaio e pronto orecchio,  voce certamente non  umana a scuotere il suo  cuor e pur la Palanzana..
Il fato suo pur non  bello ed assai strano, lo porta  ad erudirsi su dai frati del Merlano.
Un pomeriggio al vespro, proprio li, mentre pregavo Dio,  solo, assiso sul gradin di quel silente  assai piccino ostello,   mostrasi a me, curioso, un giovincello:
Ciao io sono Meco e tendendo verso me piccola mano,  mi disse su forza vieni, andiamo.
Andiamo a veder il mondo quanto è bello, in compagnia di ogni tuo fratello.
Strngendo allor più forte la mia  mano, dicendomi: Vieni che partiamo.  Perplesso chiedo, tu chi sei? Apostrofandomi in lingua si paesana, risponde  io sono Meco, Meco della Palanzana.
Non riconosci in me il tuo beniamino? Eppure dici che il mio volto è di contadino.
Non nego e me lo tengo in serbo: Sei contadino si, ma contadino di Viterbo.  Da te traspare luce, forza e ingegno nell’ adoperar il tuo  Verbo appreso, con sì profondo impegno.
Andiamo, pellegrini  in lungo e in largo, per tutti i  regni a predicar  roman Parola ,  Parola con tanto sacrificio e gioia appresa ma anco forse in modo poco umano, da bimbo incolto  presso i buoni frati del Merlano.
Uniti, in due  a calcar terra di amata nostra Europa, finchè giunti siamo in l’Inghilterra;
In quella landa, religiosa ed assai strana,impera una chiesa tutta  inglese ed anglicana. Meco gli chiedo, perchè mi porti in questo luogo a spasso? Mentre risponde gli arriva addosso un sasso, lo raccoglie su con tanto amore e lo conserva chiuso nel suo cuore. Mi dice, vedi, così è la mia missione, carpir le anime al tirannico padrone, non sono ladro e per onor di santa carità, dirò solo  a lor, la vera verità,  ricondurrò tanti fratelli, da altri separati,  a nostra chiesa da dove son scappati.
La vita mia, sarà allora si, ben spesa mostrando a tutti la gioia dell’attesa .
Piuttosto tu, smetti di condurmi a spasso, mi hai portato pure a Castel d’Asso, e vergando il mio nome  sopra un masso.
Io precursore di unità tra le popolazioni e venerato e amato dalla superba Gran Bretagna, io sconosciuto,  sono in questa tua campagna,
Eppure di Viterbo io sono vanto: Or son Beato ma mi faranno Santo. Stupito da tale affermazione,  mi desto, piano piano  e sono ancor seduto  nella chiesetta del Merlano.
Son certo, ho vissuto una splendida illusione:
Ma vuoi veder che questa è mia missione?

 

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