2°concorso organizzato dall’Associazione Beato Domenico Barberi

Premio di poesia “MECO DELLA PALANZANA”

Per aspiranti poeti ed amanti della poesia. Lavori a sfondo religioso

Nella volontà del Beato Domenico e di Papa Francesco sono ammessi lavori riferiti a qualsiasi religione. 

Poesia vincitrice di Antonino Corradini

“A spasso con Meco”

Paese mio che stai sulla collina; così intona, una dolce e vecchia canzoncina,
e subito, Viterbo imago in cartolina.
La fantasia mi assale e piano piano, con la mente inizio a guardare più lontano,
scorgo allora un verde colle sotto il cielo arcano, si che da secoli è spento quel vulcano.
E’ ormai soltanto un colle ripido e scosceso che mostra ancor degli anni il proprio peso.
Proprio in quel luogo pur selvaggio e bello vide la luce un grande pastorello.
La vita sua trascorre a pascere animali,
L’immagino tra la verde e splendida boscaglia e penso; forse è il suo destin che lo attanaglia.
Un dì, però, intento nel lavoro e al suo pensiero, ode una voce, dolce e linda, a specchio,
sussurrare nel suo gaio e pronto orecchio,
voce certamente non umana a scuotere il suo cuor e pur la Palanzana..
Il fato suo pur non bello ed assai strano, lo porta ad erudirsi su dai frati del Merlano.
Un pomeriggio al vespro, proprio li, mentre pregavo Dio,
solo, assiso sul gradin di quel silente assai piccino ostello,
mostrasi a me, curioso, un giovincello:
Ciao io sono Meco e tendendo verso me piccola mano,
mi disse su forza vieni, andiamo.
Andiamo a veder il mondo quanto è bello, in compagnia di ogni tuo fratello.
Strngendo allor più forte la mia mano, dicendomi: Vieni che partiamo.
Perplesso chiedo, tu chi sei? Apostrofandomi in lingua si paesana,
risponde io sono Meco, Meco della Palanzana.
Non riconosci in me il tuo beniamino? Eppure dici che il mio volto è di contadino.
Non nego e me lo tengo in serbo: Sei contadino si, ma contadino di Viterbo.
Da te traspare luce, forza e ingegno
nell’ adoperar il tuo Verbo appreso, con sì profondo impegno.
Andiamo, pellegrini in lungo e in largo, per tutti i regni a predicar roman Parola ,
Parola con tanto sacrificio e gioia appresa ma anco forse in modo poco umano,
da bimbo incolto presso i buoni frati del Merlano.
Uniti, in due a calcar terra di amata nostra Europa, finchè giunti siamo in l’Inghilterra;
In quella landa, religiosa ed assai strana,impera una chiesa tutta inglese ed anglicana. Meco gli
chiedo, perchè mi porti in questo luogo a spasso? Mentre risponde gli arriva addosso un sasso, lo
raccoglie su con tanto amore e lo conserva chiuso nel suo cuore. Mi dice, vedi, così è la mia
missione, carpir le anime al tirannico padrone, non sono ladro e per onor di santa carità, dirò solo a
lor, la vera verità,
ricondurrò tanti fratelli, da altri separati,
a nostra chiesa da dove son scappati.
La vita mia, sarà allora si, ben spesa mostrando a tutti la gioia dell’attesa .
Piuttosto tu, smetti di condurmi a spasso, mi hai portato pure a Castel d’Asso, e vergando il mio
nome sopra un masso.
Io precursore di unità tra le popolazioni e venerato e amato dalla superba Gran Bretagna,
io sconosciuto, sono in questa tua campagna,
Eppure di Viterbo io sono vanto: Or son Beato ma mi faranno Santo.
Stupito da tale affermazione, mi desto, piano piano
e sono ancor seduto nella chiesetta del Merlano.
Son certo, ho vissuto una splendida illusione:
Ma vuoi veder che questa è mia missione?

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