Una liturgia profumata di rosa. Sono viterbese, almeno perché qui nato e dove ho ricevuto la mia prima educazione anche religiosa, spirituale. Abitavo in via Cavour, 23 e affacciandomi alla finestra vedevo le macerie della guerra e poi il trasporto della macchina di santa Rosa (“Rose fiorite”, di Salcini, in quegli anni), dalla finestra della camera dei miei genitori. La devozione alla santa è intrecciata nelle fibre della mia vita. Poi per anni sono stato fuori dell’Italia e solo diciamo recentemente mi sono di nuovo interessato, soprattutto dopo aver visto i lavori dell’architetto amico Ascenzi. Mi presentai una volta nel suo studio a piazza del Gesù, e domandai: ma cosa pensi quando pensi a una macchina? E ricordo di aver pubblicato una foto della sua prima macchina, Ali di Luce (2003-2008), in un mio libro pubblicato in Canada, Ocean Drops, nel 2009. “Cosa ti passa per il tuo spirito, non solo artistico, ma spirituale che poi è quasi la stessa cosa… quando ti metti a disegnare una macchina?”

Glielo domanderò ancora quando verrà a Castel d’Asso a visitare la mia piccola comunità. Stiamo da tempo cercando di capire il senso della liturgia affinché la nostra fede non inaridisca tra i banchi, ma fiorisca nella vita, come le rose di Rosa. Poi ho assistito, quasi in segreto, al passaggio del 3 settembre 2023. In silenzio assoluto. Volevo assaporare una storia di fede anche se a volte è chiassosa e poi… “passata la festa, gabbato lu santo”. Ho visto, ho ascoltato la banda di Vejano, i commenti di TV2000, il vescovo Piazza che incoraggiava dicendo: “Diamo una volontà al cuore”, e i facchini sudati e entusiasti, il capofacchino come padre e guida, la gente, tanta, con gli occhi sbarrati e pieni di luce, i miei amici che inviavano messaggi dalla Corea, dal Brasile, dal Canada… non so cosa altro aggiungere che già non sappiate.

E pensavo mentre ammiravo l’andare solenne di una storia antica che per me non nasce nella data ritenuta la prima, del 1654.  Per me la prima macchina è stata Rosa stessa quando, più o meno diciamo nel 1245-6, usciva di casa con il suo grembiule pieno di pane e altro per aiutare i tanti poveri abbandonati nelle strade. Quando il padre Giovanni le intimò di aprire il grembiule, racconta sempre la storia della fede, che è diversa dalla storia della cronaca, petali di rosa apparvero agli occhi del padre incredulo. Ecco la prima macchina. La macchina di una fede profonda che si trasforma in carità e porta attenzione, aiuto, sorriso a chi fa fatica a vivere.

A questo punto mi sono permesso di fare un salto lungo di secoli e ho cercato di rivedere il nostro cammino della fede e se fosse possibile riportarlo alla bellezza spirituale delle origini. Questa Viterbo, la nostra città e luogo della nostra storia, che per un anno si prepara a questi giorni di settembre potrebbe risorgere, e sarebbe ora. La festa, di cui andiamo fieri, è una specie di celebrazione della vita e della storia. Condensata in un anno e più, di lavoro e fatica. Parte da una idea e quest’ultima, di “GLORIA…” mi fa pensare alla battuta: tutti i salmi finiscono in gloria, come si usa dire in gergo ecclesiastico. Non importa quello che facciamo o che succede, alla fine va tutto bene o ce lo mandiamo.

Debbo ripetere che “GLORIA” di Raffaele Ascenzi resterà nella storia della bellezza? Dopo l’idea parte poi l’organizzazione: ingegneri, elettricisti, tecnici, discussioni e divergenze, accordo per andare avanti… lavoro immenso e faticoso. Poi la preparazione dei facchini. C’è dietro una organizzazione perfetta e meticolosa. La città inizia a coinvolgersi anche chiacchierando e regalando opinioni a volte senza senso. Le strade debbono essere messe in sicurezza e pulite. Il Pronto Soccorso è pronto per ogni emergenza. Consigli per non appesantire i balconi e evitare bottiglie di vetro, inviti alla dignità e al decoro… qui non mi dilungo perché è campo di esperti. Intanto nei vari rioni passano le mini macchine (Pilastro, Santa Barbara, Centro storico e altre in formazione…) che sono gioielli di coinvolgimento dei giovani. Il 2 settembre da un po’ di tempo il vescovo viene invitato a portare il reliquiario con il “cuore” di santa Rosa in elicottero per benedire la città e che, secondo me, per essere “benedizione”, dovrebbe coinvolgere di più i cittadini e le parrocchie.

Corteo storico di Santa Rosa

Il pomeriggio, alle 17:30, il corteo storico con 300 figuranti e 130 bambini, i boccioli di santa Rosa, durante il quale ci scorrono davanti secoli di storia e presto ci sarà il ventunesimo secolo. Poi la sera, all’imbrunire, il trionfo illuminato della macchina, splendida e non c’è altro da dire. Si chiude la serata del 3 settembre e si entra nel 4 settembre, giornata più spirituale, almeno dovrebbe esserlo. Spirituale e che potrebbe diventare il punto di arrivo e di partenza di un cammino sempre in cammino.

Quella celebrazione della santa Messa solenne nel Santuario dovrebbe diventare ed essere sentita come la vita di quelle parole dette secoli fa: “Desiderio desideravi… hoc Pascha manducare vobiscum antequam patiar” (Lc 22:15)… “ho desiderato ardentemente, ho bramato, mangiare con voi questa cena di Pasqua e prima di andare a morire…”. Entriamo dentro questo desiderio del Signore. È in questo momento che il Signore ci dice cosa vuole da noi. Quella “cena” non era solo per mangiare un cibo… o per fare una festa tradizionale. Era il momento dell’incontro con la grandezza del Signore che voleva regalarci un messaggio: mangiatemi (io sono il pane della vita… Gv 6) e bevetemi (chi beve dell’acqua che io darò non avrà più sete… Gv 4). Diventate quello che io sono e vivrò risorto nella vostra vita. Amatevi, servitevi a vicenda come ho fatto io lavando i vostri piedi, condividete quello che avete, non condannate le persone senza conoscere la loro storia come io ho fatto con l’adultera, vivete in comunione senza divisioni.

Ecco la vera Liturgia e non solo quella delle cerimonie. Quella celebrazione con il vescovo al Santuario, che ha ripreso vita con le suore Alcantarine, dovrebbe significare la sintesi spirituale di un cammino che è sempre in cammino. Fede, Speranza, Carità… soprattutto la Carità-Agape, sono i candelabri che sempre debbono restare accesi tra le nostre mani. Dobbiamo tutti uscire dalla casa di Rosa con un grembiule cha porti aiuto alla nostra città: che sia più accogliente, più pulita, più attenta al disagio, più educata e rispettosa… tutto questo è nascosto nel grembiule e deve essere distribuito. Se ci dedichiamo a questo non siamo più “andati” a Messa per una devozione storica. La stiamo “vivendo” a ogni passo. E la città si alimenta di pane vero… “Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete… Gv: 6…”. La città si trasforma in presenza del Signore, non solo luogo disordinato di una sopravvivenza di corsa. Quello che facciamo per Santa Rosa, facciamolo tutti i giorni e “vedremo” la nostra piccola bambina, Rosetta o Rosina di Viterbo, camminare in mezzo a noi mentre ci porta verso il bene. Noi la porteremo perché è dentro di noi. Noi la sua macchina vivente mentre cantiamo “Gloria”.

(Dal libro presto in uscita, “Smettiamola di andare a Messa”, cap. 15).

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