Dopo lo scioglimento dell’Associazione Familia Christi da parte della Santa Sede, sembra un’audacia parlare di un “magistero” di Tommasa Alfieri, la sua fondatrice.
Ma il punto è proprio questo: l’intento di Sosta e Ripresa e dell’associazione Amici della Familia Christi è quello di preservare e trasmettere la memoria di una testimonianza genuina e solida di fede cristiana quale è stata quella di Alfieri. Uno dei suoi carismi più evidenti è stato senza dubbio il suo profilo di fondatrice. La nascita e l’accompagnamento che ha dato per tutta la vita all’Opera Regina Crucis prima e Familia Christi poi, attraverso la sua presenza, la sua attività e i suoi scritti fa da testimonianza forte e ricca a tale proposito.
Questo aspetto fondamentale della sua vita è stato lungamente trattato nel libro Il nuovo della sostanza edito da «Sosta e ripresa» nel 2015. Tuttavia, questo carisma è stato nutrito e accompagnato da un altro grande dono, ovvero quello del magistero, della capacità di insegnare e formare attraverso l’esercizio dell’autorità e una spiccata capacità comunicativa che ha esercitato sia nel suo lavoro di insegnante che in numerose occasioni, come conferenziera, animatrice di gruppi di Azione Cattolica e, infine, guida e maestra all’interno delle opere da lei stessa fondate.
Sebbene questo carisma di comunicatrice e di formatrice sia strettamente collegato a quello di fondatrice, la mole dei suoi interventi registrati e trascritti che sono raccolti nell’Archivio ci permette di considerare a parte questo ministero della parola.
Attraverso queste registrazioni di discorsi e scambi comunitari, con l’aiuto di alcune trascrizioni dattilografate quando lei era ancora in vita, possiamo scoprire molto del carattere e della personalità di Alfieri. Ma ancora più importante, attraverso questa miniera di testimonianze dirette del suo magistero, è la possibilità di conoscere la sua visione della fede, della vita cristiana, della spiritualità. Ne emerge una visione caratterizzata da un forte senso dell’ortodossia, abbondantemente nutrita dalla Scrittura, dalla tradizione della Chiesa, dalla vita dei Santi, ma in uno stile colloquiale, diretto, semplice (ma non ingenuo o superficiale), capace di salti e saliscendi dall’analisi alla sintesi e viceversa, in grado di dare una visione d’insieme sugli argomenti proposti. C’è un forte accento alla componente dell’esperienza, comune e personale, per arrivare a comprendere le dimensioni profonde della vita spirituale, con un profondo senso di concretezza tutta femminile e adulta e un’essenziale istanza pratica che accompagna ogni questione “come vivere tutto questo?”.
L’intento di queste righe è quello di introdurre i lettori a un primo approccio, con questo patrimonio di interventi e discorsi di Alfieri, vere e proprie lezioni di vita rivolte innanzitutto alle donne e agli uomini appartenenti alla sua Opera.
Abbiamo parlato di registrazioni e trascrizioni. Occorre precisare questa distinzione, perché mentre le registrazioni raccolgono una gamma tematica più ampia, sia per gli argomenti che per la natura degli interventi, le trascrizioni (raccolte in Archivio da faldoni appositi), sono testi scelti che seguono un itinerario formativo più specifico, chiaramente volto a costruire il corpo comunitario dell’Opera.
Noi ci concentreremo in questo e nei prossimi articoli su queste trascrizioni perché ci offrono un quadro esatto e con contorni precisi, del profilo di cristiano che Alfieri aveva in mente per l’Opera e quindi per la società e il mondo.
Inoltre, sembra sufficientemente intuibile dal percorso tematico che fanno emergere, che queste trascrizioni non siano state fatte casualmente dai membri dell’Opera, ma che ad esse si sia arrivati col proposito che fossero testi utili per la comunità, da leggere e meditare per farne propri i contenuti. Erano testi che dovevano servire all’interno dell’Opera per la formazione dei membri ed erano i membri stessi che avevano messo in atto questo lavoro di registrazione prima e di trascrizione poi per creare degli strumenti per il proprio nutrimento spirituale, a partire dalla loro fonte carismatica, il magistero, appunto, e la testimonianza autorevole della loro fondatrice.
Tra l’altro, è molto probabile che Alfieri non rivedesse questi testi e ne sono prova le ricorrenti lacune di parole o frasi nei testi, talvolta con la dichiarata formulazione da parte di chi trascriveva, della indecifrabilità della registrazione. Quest’ultimo aspetto pone naturalmente qualche problema dal punto di vista dell’ermeneutica del materiale preso in esame; occorre tuttavia riconoscere la complessiva chiarezza dei contenuti di questi testi, la marginalità contenutistica delle suddette lacune rispetto alla comprensione generale dei vari interventi e, non di poca importanza, la cura e l’interesse che hanno animato i membri dell’Opera nel mettere a punto questi lavori.

Edoardo Carlo Prandi nasce a Milano nel 1977. Dopo il diploma dell’Istituto Tecnico Commerciale si laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Padova con un tesi su Michel de Certeau di cui promuove tutt’ora la ricerca attraverso il sito www.micheldecerteau.eu e varie pubblicazioni sull’autore. Tra le sue pubblicazioni figura il libro “Il nuovo della sostanza”, edito da Sosta e Ripresa nel 2015.
Ha collaborato a Genova dal 2003 al 2006 presso l’Associazione San Marcellino di Genova come animatore sociale a servizio delle persone senza dimora. Ottiene il Baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e un Master di Comunicazione ed editoria presso l’Istituto Comunika di Roma. Per Cittadella Editrice ha pubblicato con Laura Orbicciani Giuseppe sulla figura del padre putativo di Gesù. Vive e insegna Religione Cattolica presso i licei dell’Istituto M. Massimo di Roma.
