La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

In questo cammino per il resto dell’anno liturgico ci accompagnererà don Gianni Carparelli.
V domenica T.O – 7 febbraio 2021
“… tutti ti cercano” (Mc 1:37); “Farsi tutto a tutti…” (1Cor 9: 16)
È una ricchezza interiore quella di donarsi senza condizioni. Alcune persone ne sono dotate. Non troppe. Ma quando le incontriamo affascinano. Ti catturano e quasi vorrebbero prenderti per mano per seguire le stesse strade. Scriveva Chiara Lubich: “L’Apostolo Paolo ha un modo di comportarsi, nella sua straordinaria missione, che si potrebbe esprimere così: farsi tutto a tutti. Egli, infatti, cerca di comprendere tutti, di entrare nella mentalità di ciascuno, per cui si fa giudeo coi giudei, e con i non giudei – coloro cioè che non avevano una legge rivelata da Dio – diventa come uno che non ha legge. Egli aderisce alle usanze giudaiche ogni volta che ciò serve a rimuovere ostacoli, a riconciliare animi, e, operando nel mondo greco-romano, assume le forme del vivere e della cultura congeniali a tale ambiente”. Paolo lo aveva capito anche se non aveva mai incontrato il Signore Gesù. Ovviamente i Discepoli e gli Apostoli riuscivano a trasmettergli questa sensazione spirituale e poi vissuta nella vita pratica dei rapporti con le persone e i loro cammini nella vita. Non ti sembra che abbiamo molto da imparare, soprattutto in un mondo sempre più diverso che però deve cercare di incontrarsi e non di scontrarsi?
Papa Francesco ce lo ha ricordato il 4 febbraio, nella prima giornata internazionale della fratellanza umana. Forse non capisco bene, ma il Cristianesimo non è una struttura religiosa che deve sostituire altre strutture, chiamatele: tradizioni, religioni, abitudini. Non è un culto che deve eliminare altri tipi di culto. Non è un sistema politico che deve prevalere su altri sistemi. Il Cristianesimo o, forse meglio: la fede nel Signore Gesù, è come un seme, una luce, un lievito… che debbono gentilmente entrare nella vita dell’universo, per trasformare un “uomo vecchio” in “uomo nuovo”. Ma gentilmente, testimoniando senza imporre, rispettando chi la pensa in maniera diversa e per ragioni che a volte ci sfuggono. San Francesco che incontra il sultano Malik Al-Kamil nel 1219, si presenta nella semplicità e povertà della sua vita. Non ha pretese. Si presenta con umiltà e con il sorriso. Papa Francesco che abbraccia il grande Imam Ahmad Al-Tayyeb a Abu Dhabi nel 2019, non vuole portarlo al cristianesimo, ma semplicemente impegnarsi insieme a rispettare la propria fede perché aiuti l’umanità a migliorare e non a farsi guerra. La preghiera dopo la Comunione dice: “O Dio che ci hai resi partecipi di un solo pane e di un solo calice, fa che uniti al Cristo in un solo corpo portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo”. Come il Signore dobbiamo farci tutto a tutti, perché siamo un solo corpo: con Lui, per Lui e in Lui.
