La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.

Don Gianni Carparelli
Don Gianni Carparelli, foto Mariella Zadro

In questo cammino per il resto dell’anno
liturgico ci accompagnerà don Gianni Carparelli.

28 febbraio 2021, Domenica I di quaresima – Anno B

Su “quel” monte della Trasfigurazione (Mc 9, 2-10)
Trasfigurazione… Se il profeta Geremia fosse passato da quelle parti, si sarebbe fermato a curiosare e forse avrebbe pregato dicendo “Guariscimi Signore e guarirò, salvami e sarò salvato, poiché tu sei il mio vanto… non essere per me causa di spavento, tu mio solo rifugio nel giorno della sventura…” (Ger 17, 14-18). Avrebbe forse intravisto quello che
sognava di vedere mentre dava scudisciate ai suoi contemporanei perché non volevano vedere quello che lui vedeva. In un attimo avrebbe percorso i secoli, circa 7 secoli e si sarebbe fermato a contemplare la speranza e i desideri che aveva coltivato nelle difficoltà
e nelle tragedie della vita.
Abbandonandoci e immergendoci nel mistero “Dio”, entriamo in un tempo senza tempo.

Trasfigurazione, Raffaello Sanzio
Trasfigurazione, Raffaello Sanzio 

I tre apostoli sulla montagna non se ne rendevano conto, ma in un attimo fecero l’esperienza “mistica” di quello che poteva essere un mondo trasfigurato… “È bello per noi stare qui, facciamo tre capanne…” e non pensano a capanne per loro stessi. A loro, che potremmo essere tutti noi, basta la gioia del sentirsi bene, del sentirsi protetti da tutto.

Ma la realtà ritorna e dobbiamo entrare nel cammino umano che ha il compito di costruire quel “Bello…nel quale fermarsi”. Perché bisogna scendere dalla montagna dei desideri, affrontare la realtà che Geremia affrontava e darsi da fare. Non sarà facile vivere la vita
per trasformarla in una montagna di gloria. Ma è come se il Signore ci seducesse e un fuoco ardente bruciasse nel nostro cuore e nella vita. Non mancheranno i tentennamenti:
“Perché sono uscito dal seno materno per vedere tormento e dolore e per finire i miei giorni nella vergogna?” (Ger 20: il dramma tutto umano nelle parole del profeta Geremia.
“Ma verranno giorni nei quali susciterò un germoglio giusto che regnerà da vero Re e sarà saggio e eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra… e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia” (Ger 23). Il profeta passando accanto a quella scena sul monte, si sarebbe fermato e detto: “Questo è il germoglio giusto che avevo intravisto nella mia fede e speranza tanto tempo fa…”. Questo “germoglio”, meditiamo oggi noi e contemplando nel silenzio della preghiera, deve continuare a crescere, a crescere, a crescere…
Nella preghiera dopo la Comunione diciamo “Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri vogliamo renderti grazie, o Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra, fai pregustare i beni del cielo”. È il senso di quello che celebriamo nella S. Messa. È come se stessimo accanto ai discepoli sul monte, mentre Gesù ci fa intravedere il “Mistero della nostra Fede”. Ma dobbiamo uscire dalla visione, scendere a valle e costruire i cammini di Dio: giustizia e pace.

Foto tratta dal web

 

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