L’estate viterbese 2020, orfana dei festeggiamenti per Santa Rosa,  beniamina dei viterbesi da sette secoli, sta avendo almeno il merito di dare spazio alla riscoperta di  altri testimoni della fede, meno conosciuti della più celebrata “piccola grande santa”.

Così in assenza  delle popolarissime sfilate e trasporti, aboliti per esigenze sanitarie causate dall’epidemia di coronavirus, è balzata alla ribalta l’iniziativa dell’ICET (Istituti Culturali Ecclesiastici della Tuscia), organo della diocesi di Viterbo che ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio archivistico e culturale diffuso in Archivi e Biblioteche della diocesi.

Proprio al Monastero di Santa Rosa, quasi a riempire un vuoto di esposizione è stata allestita l’edizione 2020 dell’Istituto con una mostra del materiale raccolto nelle varie biblioteche e stampato in un quaderno dello stesso ICET.

Monsignor Lino Fumagalli

L’evento inaugurale si è svolto venerdì 28 agosto nel chiostro del Monastero alla presenza del vescovo  Lino Fumagalli, del sindaco Giovanni Arena e delle principale autorità civili e religiose. Le suore francescane alcantarine del Monastero hanno ospitato l’evento e la signora Elena Rava, archivista del Monastero ha introdotto la manifestazione, mentre Santino Tosini, per la Curia vescovile, ha esposto gli obiettivi e i lavori dell’ICET. Il vescovo , ha a sua volta sottolineato l’importanza delle Biblioteche e della fatica del pensare.

Santa Rosa, Tuscia, Viterbo

I lavori della Mostra storico-documentaria sono eseguiti da: Archivio e Biblioteca della Provincia Agostiniana d’Italia, con la figura del beato Giacomo da Viterbo; Biblioteca San Paolo della Provincia Romana dei frati Minori Cappuccini, con la figura del venerabile Carlo da Motrone; Cedido-Archivio e Biblioteca della Diocesi di Viterbo, con la figura di don Alceste Grandori; Archivio e Biblioteca della Federazione delle Clarisse Urbaniste d’Italia con la figura di Lidia Montesi; Biblioteca dell’Istituto diocesano Maestre Pie Filippini – Montefiascone, con la figura del venerabile Marco Antonio Barbarigo; Archivio e Biblioteca della Provincia Romana dei frati Minori Conventuali presso il Convento di S Francesco alla Rocca, con la figura di San Massimiliano Kolbe; Biblioteca San Giuseppe della Congregazione di San Giuseppe (Giuseppini del Murialdo), con la figura di Padre Giovanni Boggio; Museo Colle del Duomo della Diocesi di Viterbo con le figure dei santi Valentino e Ilario; Biblioteca “Beato Lorenzo Salvi” della Congregazione della Presentazione di Maria SS dei Padri della Passione con la figura del beato Domenico Barberi.

La mostra segue un percorso ideale che si snoda a partire dall’urna con il corpo di santa Rosa, la quale ospita idealmente i testimoni di fede che hanno arricchito la sua città.

Tutti questi campioni di santità sono affini nella sequela del Cristo, ma colpisce l’accostamento che si può fare, permesso da questa festa della cultura, tra il primo, il beato Giacomo da Viterbo e l’ultimo, il beato Domenico Barberi. Nati a cinque secoli di distanza, nella stessa Viterbo, indirizzati agli studi dalla loro congregazione e divenuti eminenti eruditi, hanno avuto responsabilità nel loro ordine, hanno influenzato i Concilii dei quali hanno vissuto a ridosso. Soprattutto,  per amore della Chiesa indivisa si sono battuti per il superamento delle divisioni (il beato Giacomo verso il luteranesino, il beato Domenico verso l’Anglicanesimo) non per fare proselitismo, ma per amore dei fratelli separati.

La devozione per questi Testimoni, come per tutti gli altri, sarà rinnovata dagli studi che se ne fanno nei “depositi della cultura”, Archivi e Biblioteche.

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