Ci sono tanti modi per fare citazioni, alcuni di utile sostegno al discorso o alle tesi che si vuol sostenere, altri più o meno consapevolmente fuorvianti, strumentli o fuori contesto. A volte sono modi benevoli (Manzoni, per esempio, per omaggiare il suo amico Tommaso Grossi, ottima persona, ma poeta tutt’altro che rilevante, nel citare uno dei pochissini versi decenti, quello del lupo che “… leva il muso odorando il vento infido”). Molto spesso sono di palese interesse improprio e persino di malizia.
Nei riguardi dei Papi questi modi si riscontrano tutti. A Papa Francesco accade spesso. L’ultimo esempio è venuto con una serie di titoli giornalistici, soprattutto in Italia, dove va accentuandosi un certo malvezzo di molta stampa di non verificare le notizie, secondo i quali ci sarebbe stata una nuova e clamorosa apertura della Chiesa cattolica all’equiparazione delle cosiddette unioni civili omosessuali alle famiglie. Detta – e scritta – così è una balla. Chiariamo: la posizione del Papa riguardo al fatto che agli omosessuali non può essere preclusa la possibilità di una convivenza serena, non è certo nuova.
L’ha fatta tornare all’attenzione un film, “Francesco”, di Evgeny Afineevsky, presentato nei giorni scorsi alla Festa del cinema di Roma e tra l’altro insignito nei Giardini vaticani con il premio Kinéo (in greco antico significa muoversi e, per inciso, deriva dall’analogo sostantivo kinéma, movimento, anche la parola cinema). Più che di un film in senso stretto, sarebbe meglio parlare di un documentario. Il regista, infatti, mette insieme una serie di dichiarazioni e di interviste a Papa Francesco e ad altre persone. Cito il premio in Vaticano, che esiste da diciotto anni, per farvi capire che non si tratta di nulla di nuovo in materia di dottrina della Chiesa, almeno dal Concilio Vaticano II in poi. Se per ipotesi, volontariamente o meno, il docu-film in questione avesse descritto o insinuato qualcosa di nuovo o diverso riguardo a un Papa che segue e arricchisce quella dottrina state sicuri che il premio non lo avrebbe avuto.
La frase del Papa che ha creato tanto scalpore – “Le persone omosessuali hanno il diritto di essere una famiglia. Sono figli di Dio. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo” – è contenuta in un’intervista alla giornalista messicana Valentina Alazraki. Né peraltro è stata l’unica. Per esempio, io ero tra quanti ascoltarono, nella conferenza stampa del Papa sull’aereo di ritorno dal viaggio apostolico in Brasile nel luglio del 2013, poco dopo la sua elezione, quella che fece più scalpore: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».
Comunque, se volete farvi un’idea più chiara di cosa dice il Papa su questo argomento, cercate l’Esortazione postsinodale Amoris laetitia che pubblicò nel 2016 dopo il sinodo sulla famiglia dell’autunno precedente. Si tratta di un documento lungo, complesso ed esaustivo, che richiede una lettura attenta, impossibile da proporvi nello spazio di un editoriale. Verso la metà dell’esortazione, nel capitolo sugli orientamenti pastorali (paragrafo su “Alcune situazioni complesse”) si legge quanto segue: «La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni. Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare “ogni marchio di ingiusta discriminazione” e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita».
Ma subito dopo il Papa aggiunge che: «Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».
Aggiungo anche il punto subito seguente, che forse aiuterà a comprendre meglio la posizione della Chiesa su quelle situazioni che molti cosiddetti benpensanti chiamano irregolari: «Le famiglie monoparentali hanno origine spesso a partire da madri o padri biologici che non hanno voluto mai integrarsi nella vita familiare, situazioni di violenza da cui un genitore è dovuto fuggire con i figli, morte di uno dei genitori, abbandono della famiglia da parte di uno dei genitori, e altre situazioni. Qualunque sia la causa, il genitore che abita con il bambino deve trovare sostegno e conforto presso le altre famiglie che formano la comunità cristiana, così come presso gli organismi pastorali parrocchiali. Queste famiglie sono spesso ulteriormente afflitte dalla gravità dei problemi economici, dall’incertezza di un lavoro precario, dalla difficoltà per il mantenimento dei figli, dalla mancanza di una casa».
Riguardo a quelle che il Papa il Papa chiama convivenze tra omosessuali non c’è dunque, come detto, nulla di nuovo, nonostante l’abitudine inveterata, tipica di chi cerca il clamore a tutti i costi e che in materia di informazione religiosa è quasi sempre superficiale e spesso volutamente distorcente, di spacciarla come un’approvazione della legge italiana sulle unioni civili. In estrema sintesi, il Papa non ha fatto alcuna “apertura” a equiparare alla famiglia le convivenze omosessuali. Ha ribadito più volte durante il suo pontificato che anche a tali convivenze è opportuno dare una tutela legale (si pensi al diritto di visita in ospedale al compagno/compagna ammalato/a, alle questioni ereditarie, temi che riguardano anche le convivenze eterosessuali). Ma nessuna equiparazione al matrimonio e alla famiglia, per intendersi nessun riconoscimento a coppie omosessuali di un presunto diritto di adozione o di procreazione surrogata.
Ma anche questa vicenda ha portato alla luce un altro problema serio: quello di quei gruppi pseudo cattolici che su siti internet, qualche giornale che li ospita, qualche tana in cui si radunano, continuano a diffondere una sistematica denigrazione di Papa Francesco, dopo averlo fatto con i suoi predecessori, definiti di volta in volta traditori della Chiesa, scismatici e persino strumenti del demonio. Quelli, per intendersi, secondo i quali l’ultimo Papa “vero” sarebbe stato Pio XII o forse Pio X (peraltro fatto santo). Da Giovanni XXIII in poi, passando per Paolo VI (anche lui santo), Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II (santo pure lui), Benedetto XVI e Francesco avrebbero tutti, durante il Concilio Vaticano II o dopo, contribuito a trasformare la Chiesa di Cristo in una specie di struttura sociale, magari con benemerenze assistenziali, allineata a un diabolico modernismo ispirato da Satana. Sia chiaro: un cattolico non è tenuto a credere alla santità di alcun essere umano, anche se canonizzato. Ma un cattolico, a maggior ragione un vescovo o un ministro ordinato, è tenuto a credere che il Papa e il Concilio sono i veri depositari dell’insegnamento della Chiesa a loro affidato da Cristo stesso, con la capacità e il dovere – per grazia di stato – del discernimento per portare quell’insegnamento all’unanità. Se qualche sedicente cattolico afferma il contrario lo scismatico è lui.

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.


