Quando la professoressa Alfieri fondò questa rivista, 52 anni fa, a noi apprendisti scrittori, consigliò di non scrivere mai in prima persona gli articoli: una sorta di stile redazionale.

Tommasa Alfieri
Tommasa Alfieri

 

Questa volta le emozioni mi spingono a fare eccezione: mi sorge prepotente alla mente il pensiero dello zio Federico. Lo zio che non ho mai conosciuto: io sono nato a settembre del 1943, mentre il mitico zio Federico fu “disperso” in Russia la vigilia di Natale del 1942.

 

Era sottotenente di artiglieria nell’ansa del Don quando l’ARMIR (acronimo per armata italiana in Russia, l’8ª armata dell’esercito italiano) fu travolta dalla controffensiva sovietica. Al momento della ritirata si attardò a smantellare il suo pezzo. Era in attesa della licenza per la nascita della sua bambina, quella stessa che poi incontrai frequentando lo stesso corso universitario. Nella mia giovinezza rappresentò un riferimento tra eroico e sfortunato, avulso da ogni altra considerazione ideologica. Me lo immaginavo: colpito, caduto, travolto dai cingoli dei carri armati.

Italiani Armir

Per tanti anni, quasi un secolo, le sue ossa (come quelle di altri milioni di morti) hanno poi fatto concime, triturate dai cingoli dei trattori, nelle distese dell’Ucraina Orientale, per far crescere il “pane” dell’umanità.

Oggi, 2022, altri cingoli di carri armati triturano quelle ceneri, altri cannoni arano quelle distese con l’odio e la violenza per far crescere la disumanità.

Soldati russi Ucraina

Oggi prego, perché in quella terra martoriata possa cadere un seme di pace, di fratellanza: adesso impossibili. Ma quel seme è indispensabile, deve maturare, deve marcire per dar vita ad un nuovo mondo. Non si può chiedere a quanti soffrono adesso le perdite di figli, di persone care, di ogni bene, non si può loro chiedere di nutrire questo seme; ma zio Federico: pensaci tu. Nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato con la sua passione e morte che è necessario che il seme muoia per portare frutto e frutto abbondante, come si legge in Giovanni 12,24-26: “In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.

Gesù, Vaticano

Foto tratte dal web

Condividi