Il telo di lino conservato a Torino, più noto col nome di Sindone (dal greco sindon, ossia lenzuolo) non cessa di attrarre l’attenzione. A Viterbo, l’annuncio della prossima mostra sul “fenomeno” Sindone, che verrà esposta in copia autenticata nella medievale cripta della Chiesa di Sant’Andrea Apostolo, ha già sollevato scalpore. La mostra sarà inaugurata, il 23 marzo alle 18,30 alla presenza del vescovo Orazio Francesco Piazza e delle autorità cittadine, dalla sindonologa Emanuela Marinelli che illustrerà gli ultimi studi sul lenzuolo di lino conservato a Torino, per chiudersi il 13 aprile.
Lo scalpore intorno al lenzuolo deriva dalla controversia sulla sua origine. Mentre i fedeli cristiani hanno da sempre venerato questo telo come quello che avvolse il Cristo Gesù all’atto della sua sepoltura, altri lo hanno sempre disprezzato come una delle tante reliquie sfruttate a scapito dei creduloni. La polemica ha visto una improvvisa fiammata quando, negli anni ’80, una datazione al Carbonio 14 indicò l’oggetto come risalente al XIII secolo. La teoria del “falso” medievale sembrò allora dimostrata. Invece, vista l’incongruenza con altri dati scientifici e alcuni aspetti dubbi della datazione al Carbonio radioattivo, l’interesse riaccese gli studi e portò ad altre rivelazioni come la tridimensionalità dell’immagine o la sua produzione ad opera di una fonte di energia di potenza inimmaginabile. Rimane poi il quesito sul negativo fotografico, anche quello inimmaginabile prima dell’avvento del processo di sviluppo fotografico (ed anche ora duro da spiegare al moderno popolo degli smartphone). Raccontava la professoressa Alfieri che suo padre, papà Vittorio, che era presente allo sviluppo dell’avvocato Secondo Pia della prima lastra del negativo fotografico (sistema complesso e delicato dei tempi eroici della fotografia) dallo stupore di veder emergere, invece, una figura al positivo (e che figura!) per poco si lasciò sfuggire di mano la delicata lastra a rischio di frantumarla.
La polemica fra credenti, creduloni, e scettici continua e continuerà con una produzione infinita: una cosa resta non-detta, se quello è un “falso medievale” come sarà e dove sarà l’Originale? Se non altro lo sconosciuto “artista” che avesse prodotto l’opera sarebbe da annoverarsi e da accreditare tra i Grandi delle arti figurative. La Chiesa cattolica, nella sua saggia prudenza, consapevole che la Fede non va riposta nei fatti miracolosi, che possono senz’altro aiutare la poca fede dei credenti, ha bandito la definizione “reliquia” dagli attributi della Sindone preferendo un più asettico termine di: “immagine” della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Per tanti fedeli e studiosi che analizzano i tanti aspetti scientifici e esegetici della Sindone essa è: “Il Quinto Vangelo” comprendente persino le tracce della Risurrezione.
La mostra sulla Sindone e gli avvenimenti ad essa collegati sono stati presentati sabato mattina nella sala del Consiglio comunale di Viterbo. Tra gli altri interventi c’è stato quello di Mariella Zadro, collaboratrice del nostro giornale. Zadro ha diffuso un comunicato dell’incontro del quale riportiamo una sintesi.
Alla presentazione sono intervenuti l’assessore ai Servizi sociali Patrizia Notaristefano, don Luca Scuderi che guida la parrocchia di Sant’Andrea Apostolo e quella della Sacra Famiglia, l’insegnante Mariella Zadro, i registi Giancarlo Bruti per la Compagnia Teatrale La Contesa e Giovanni Proietti per I Commedianti, il giornalista Federico Usai.
“Un bellissimo momento in cui scienza e fede s’incontreranno. Pensare di avere a Viterbo una copia certificata della Sindone è un evento senza precedenti che sottolinea l’impegno e la cura di coinvolgere la città in momenti molto alti”, ha detto Notaristefano, che ha sostituito la sindaca Chiara Frontini, impossibilitata a partecipare per un concomitante impegno istituzionale e che si è comunque collegata telefonicamente per un saluto. “La prima volta che ho avuto la copia tra le mani è stata una grande emozione. La Sindone pone tante domande che mettono nella condizione di vedere al di là dei nostri stessi occhi”, ha detto don Scuderi.
Secondo Zadro tra le finalità della mostra c’è portare un documento storico in un contesto veramente particolare, fuori dal circuito degli itinerari abituali. Pianoscarano è infatti n quartiere vivo e vivace che racchiude i sapori genuini, freschi e spontanei con le sue viuzze, una piazza centrale, una fontana tra le più belle di Viterbo, il lavatoio, il frantoio, le botteghe, e rappresenta una sorta di borgo all’interno della città.
Usai ha dato notizia del convegno “Una notizia scritta sul lino” del 13 aprile alle 18 al quale interverranno la stessa sindonologa Emanuela Marinelli, il presidente dell’ordine dei giornalisti del Lazio Guido D’Ubaldo, Maurizio Di Schino e Wanda Cherubini, presidenti rispettivamente delle sezioni laziale e viterbese dell’Unione Cattolica Stampa Italiana, e Roberto Saccarello dell’ordine dei Cavalieri di Malta.
Tra le iniziative a Pianoscarano, oltre alla Via Crucis il 31 marzo per le vie del quartiere e ai riti del Triduo pasquale nella cripta, ci saranno anche due rappresentazioni teatrali. Domenica 26 marzo alle 17,00 andrà in scena “Testimoni oculari”, con della compagnia teatrale I Commediari di Bomarzo e il gruppo teatrale della parrocchia della Sacra famiglia. Domenica 2 aprile sarà poi la volta dei quadri della Passione di Cristo, con la compagnia teatrale La Contesa di Viterbo e la partecipazione delle corali della Schola Cantorum della Quercia e Santa Maria della Grotticella.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
