Su cosa siamo stati chiamati a riflettere nella solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria? Cosa dicono al nostro impegno qui e ora questo e gli altri dogmi mariani? Non è facile dare risposte che non riguardino solo la fede, ma le opere, né io che traccio queste righe ho la pretesa di averne di valide per tutti. Ma riflettervi è utile, magari facendolo con un certo ordine. Dogma è una parola greca (dal verbo δοκέω che in origine dignificava “sembrare”, ma che è stato utilizzato quasi subito col significato di decreto, nel linguaggio giuridico, e dottrina in quello religioso). Nella Chiesa indica una dottrina ritenuta rivelata sia con un giudizio solenne sia con un atto di magistero.
I dogmi mariani sono quattro: la Divina Maternità, cioè che Maria è Madre di Gesù non solo come uomo, ma anche in quanto Dio; la Perpetua Verginità, cioè non solo il concepimento di Gesù per esclusiva opera dello Spirito Santo. Una verginità perpetua come ribadisce bene il Concilio Vaticano II affermando nella Lumem gentium che la nascita di Cristo “non diminuì la sua verginale integrità, ma la consacrò”; l’Immacolata Concezione (sua, non del Figlio, come qualcuno potrebbe ancora equivocare: è lei ad essere stata concepita senza peccato); l’Assunzione in Cielo in corpo e anima, senza passare dal sepolcro, cioè senza dover risorgere da morte come crediamo per tutti noi. Il primo fu deciso dal Concilio di Efeso nel 431, il secondo dal Concilio di Costantinopoli del 553, il terzo da Pio IX nel 1854, il quarto da Pio XII nel 1950. I primi due facevano giustizia di eresie dell’epoca, gli altri invece hanno carattere dossologico, cioè di inno alla gloria di Dio.

Ciò detto, torniamo alle domande iniziali e a una possibile risposta. In uno dei colloqui avuti con Tommasina Alfieri, la fondatrice di Sosta e Ripresa, per un libro che mi aveva pregato di scrivere, mi colpì una sua affermazione proprio su quei due dogmi dossologici. La Signorina Alfieri, il cui straordinario magistero laicale poggiava su una sorta di capacità teologica innata, mi disse che l’Immacolata Concezione e l’Assunzione di Maria sono una dimostrazione del progetto di Dio per l’umanità, quel progetto che l’uomo ha voluto nella sua libertà di scelta compromettere con il peccato, quel peccato che Dio stesso, con l’incarnazione del Figlio, la sua passione e morte e la sua resurrezione ha voluto prendere su di sé (questo significa in latino il verbo tollere e non togliere, come un po’ imprecisamente traduciamo nella liturgia) per restituire l’umanità a quel progetto di salvezza. Maria, dunque, è l’esempio perfetto di un destino al quale tutti siamo chiamati e tutti accettati se davvero lo vogliamo e lo cerchiamo con la nostra vita. Non solo a parole, sia pure di fede professata, ma appunto con le opere conseguenti, attente all’unico comandamento dell’amore per il Signore e per il nostro prossimo.
A quello di Maria, l’esempio perfetto, si aggiungono quelli che la Chiesa indica alla nostra venerazione. L’associazione intitolata al viterbese Beato Domenico Bàrberi, editrice di questo giornale, è impegnata in un cammino di presa di coscienza di ciò e di partecipazione con le proprie forze, per limitate che siano, a questa scelta d’amore.

Un impegno che in questo Avvento si è consolidato anche con iniziative di servizio, come il pranzo, preparato dai propri soci, per raccogliere fondi destinati alle opere di carità del vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza.
Il pranzo si terrà nei locali dell’Ospitale del Pellegrino, in via San Pellegrino N° 49, questa domenica 10 dicembre, seconda di Avvento, dopo la Messa delle 10.30 nell’adiacente chiesa di San Pellegrino, dove l’associazione Bàrberi da qualche settimana è ospitata dalla comunità ecclesiale locale e dal parroco don Mario Brizi, a causa dei lavori avviati nella sua abituale sede nella chiesetta di Santa Maria Mater Amabilis a Castel d’Asso.
Ed è un’ospitalità improntata davvero a fraternità e di dialogo, come si è confermato anche per la solennità dell’Immacolata, che ha nei parrocchiani di San Pellegrino fedeli particolarmente devoti. All’omelia della Messa, don Gianni Carparelli, che fa parte del consiglio direttivo dell’associazione Bàrberi, ha sottolineato, tra l’altro, come nel celebrare l’Immacolata si guardi a «… un esempio di nascita nuova». Maria è madre anche di questo guardare al mondo del Regno di Dio. Ed è questo amore materno che sostiene e protegge la nostra speranza e il nostro cammino nella sua direzione.

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
