Sinodo

Riceviamo dal Cardinale Agostino Marchetto, creato tale da Papa Francesco nel recente concistoro del 30 settembre, l’indicazione di un’intervista che ha rilasciato al giornale spagnolo Vida Nueva e che pubblichiamo in una nostra traduzione. La pubblichiamo, perché a nostro giudizio offre una corretta chiave di lettura anche per il Sinodo che si è appena aperto e che già ha visto affollarsi sulla stampa e sui cosiddetti social, anche da alti esponenti delle gerarchie cattoliche, commenti e prese di posizione più da “tifosi ultras” di squadre di pallone, che da persone attente a riflettere dell’azione dello Spirito nell’ecclesialità di questo tempo. Lo facciamo premettendo poche parole di spiegazione che riteniamo utili alla comprensione di alcuni accenni presenti nel testo, dando atto nel farlo all’intervistatore di aver posto domande vere e all’intervistato di aver dato risposte non elusive, ma al tempo stesso pienamente serene e prive di risentimento, il che non significa prive di valutazione.

Cardinale Agostino Marchetto Pierluigi Natalia
Cardinale Agostino Marchetto Pierluigi Natalia

Marchetto lasciò il servizio attivo della Santa Sede il 1° settembre del 2010, avvalendosi di una norma vaticana che consente ai nunzi e agli ex nunzi apostolici di ritirarsi al compimento del 70° anno di età (è nato il 28 agosto 1940). Le dimissioni le aveva presentate un anno prima, spiegando chiaramente che erano dovute a motivi di salute.

Migranti Ma in quell’anno avevano suscitato forti polemiche le posizione precise e puntuali di Marchetto, all’epoca segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, a difesa degli immigrati e le sue critiche sulle politiche di molti governi, compresi quello francese, che aveva espulso i rom, e soprattutto quello italiano che aveva fatto introdurre nell’ordinamento il reato di “immigrazione clandestina”  (il che, per inciso, avrebbe dovuto suscitare e purtroppo non suscitò una levata di scudi di tutti i giornalisti italiani il cui codice deontologico vieta esplicitamente tale espressione). E purtroppo Marchetto e molti, compreso chi scrive, ebbero anche il dolore di sentir dichiarare dalla Sala stampa vaticana che erano “opinioni sue”.

Di seguito l’intervista:

DOMANDA.- C’è chi dice che il suo cardinalato rende giustizia a un uomo che ha dato tutto per la Chiesa, ma al quale la Chiesa ha più volte posto ostacoli al suo modo di servire…

Papa Francesco, Card. Marchetto
Papa Francesco, Card. Marchetto

RISPOSTA.- Credo infatti che Papa Francesco, accorgendosi della mia povera persona, abbia riconosciuto i miei meriti al servizio della Chiesa – ho la coscienza pulita di tutto quello che ho fatto – in due ambiti di impegno intenso e talvolta complicato; la pastorale dei migranti, dei rifugiati e di categorie simili di persone, nonché la mia ricerca sul Concilio Vaticano II. Per molti studiosi il Vaticano II è stato l’evento ecclesiastico più importante del XX secolo. E la delicatezza richiesta per studiarlo è commisurata.

Si comprendono, pertanto, le difficoltà incontrate da coloro che si impegnano a difendere il rispetto dei diritti umani fondamentali, nonché a lavorare con obiettività storica e rigore sull’ermeneutica ecclesiale in relazione a quello che ho chiamato il “Grande Sinodo”. Una corretta recezione del Vaticano II è vitale per la Chiesa e, direi, per il mondo. Oggi posso dire di aver incontrato difficoltà nelle comunità ecclesiali e nella Curia.

Il cardinalato renderà più accettata la mia posizione su questi temi? Lo spero, ma non voglio farmi troppe illusioni. Il cuore umano spesso diventa duro come una pietra e la nostra comprensione diventa più ottusa e limitata dall’egoismo e dal pregiudizio o meglio dalle ideologie.

D.- Cosa pensa di coloro che attaccano Francisco fino a delegittimarlo come autorità?

R.- Siamo in un momento difficile per l’unità dei cuori e delle menti, anche tra i battezzati, e questo tocca purtroppo anche il successore di Pietro, il vescovo di Roma, bussola di riferimento per raggiungere il polo dell’essere Chiesa, come ha istituito e voluto il Signore Gesù. In questa linea dell’incarnazione dobbiamo accogliere anche ciascun Papa con le sue caratteristiche individuali. Anche gli apostoli non erano tutti uguali.

Paolo non era Pietro, ma si strinsero la mano a Gerusalemme dopo quell’incontro che molti chiamano il primo Concilio. In definitiva, bisogna accogliere ciò che tutti i Papi hanno determinato in concreto, ad esempio nel delineare la corretta ermeneutica del Grande Sinodo, da questa formulazione: non si tratta di una rottura nella storia della Chiesa, ma di «una riforma e un rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto Chiesa”. Se sono stato designato da Papa Francesco, e non ne vado fiero, come il migliore ermeneuta del Vaticano II, do per scontato che anche lui accetti questa formulazione.

Insisto sempre sulla necessità del dialogo anche tra le diverse correnti di pensiero e di giudizio all’interno della Chiesa. Dobbiamo ritornare al Concilio, dove è stato possibile unire le due tendenze fondamentali che si sono manifestate, entrambe legittime se restano insieme: quella più sensibile alla Tradizione e quella più attenta ai segni dei tempi, all’incarnazione nel presente e nel mondo.

D.- Il Papa ha detto a ‘Vida Nueva’ che “non siamo maturi per un Vaticano III”. Il Concilio Vaticano II è in pericolo?

R.- Più di una volta il Santo Padre ha escluso finora la possibilità di un Vaticano III, anche se c’è chi insiste ancora. Ha citato talvolta il pensiero di due famosi teologi del Grande Sinodo, Rahner e Congar, che anch’io avevo umilmente evidenziato. Entrambi affermarono la necessità di cento anni per la sua applicazione. Siamo ancora in ritardo nella sua piena accoglienza.

Aggiungerei che siamo indietro nel perseguimento dell’oggettività storica, per non parlare dell’ermeneutica e dell’applicazione. Ma non temete, il Concilio Vaticano II non è in pericolo, in quanto tale, non come noi vorremmo. Dobbiamo però continuare ad approfondire e ad approcciare i documenti con uno spirito rinnovato. In vista delle conclusioni dell’attuale Sinodo, quale può essere la base, il riferimento e l’ancoraggio irrinunciabile se non il Concilio Vaticano II?

Migranti

© Vida Nueva

Foto tratte dal web

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