Si dice spesso “sposa bagnata, sposa fortunata”, in una sorta di presa d’atto di come un momento di difficoltà possa persino accrescere la consapevolezza di un impegno che è un passo sacramentale, l’inizio di un cammino che è certo di festa, ma non di superficiale e magari carnascialesca allegria. E l’immagine sponsale è in qualche modo venuta alla mente riflettendo sulla copiosa pioggia che ha accompagnato l’inizio nella diocesi di Viterbo del ministero pastorale del nuovo vescovo, Orazio Francesco Piazza.
Infatti la cerimonia, nel pomeriggio dello scorso sabato 3 dicembre, è stata stravolta dall’improvviso scroscio di pioggia che ha costretto la folla della gremita piazza del Duomo, dove si dovevano svolgere i saluti istituzionali, a trovare riparo sia nel duomo, sia nell’adiacente palazzo dei Papi, attrezzato con i maxischermi per seguire la funzione liturgica.
Ma la pioggia non ha nulla tolto al caldo abbraccio tra il nuovo vescovo e la comunità diocesana. La sua omelia, comunque preceduta da un suo messaggio di saluto lo scorso 7 ottobre, è stata particolarmente motivante intorno ai due concetti di speranza e perseveranza che devono ispirare l’azione della comunità. Per don Franco (come ama farsi chiamare dai suoi) Dio si fida di noi e noi dobbiamo dare concretezza ai nostri sentimenti, non possiamo rimanere passivi. Per lui la “sinodalità” (letteralmente il camminare insieme, dal greco antico σύν «con, insieme» e ὁδός «via») non può e non deve essere una definizione astratta: dietro le parole ci sono “persone”.
Di questa concretezza il nuovo vescovo aveva dato in mattinata un esempio anticipando la visita alla Casa Circondariale di Viterbo e alla casa di cura “Villa Rosa”. Perfino in chiusura della cerimonia, dopo avere impartito la benedizione (legata all’indulgenza plenaria straordinaria) ha voluto aggiungere che “raccogliendo l’eredità del mio predecessore (il vescovo Lino Fumagalli, ndr) non ne sento il peso, ne sento la responsabilità”.
La cerimonia è stata ripresa in diretta per chi ne volesse apprezzare i significativi movimenti liturgici; vanno comunque ricordati i saluti istituzionali della sindaca di Viterbo Chiara Frontini, del presidente della Provincia Alessandro Romoli e quello particolarmente accorato del sindaco di Sessa Aurunca, diocesi di provenienza del nuovo vescovo.
Una particolare attenzione va data al saluto del vescovo Lino Fumagalli, che ha lasciato al suo successore una comunità ecclesiale fiorente e particolarmente attiva. Al di là delle parole di circostanza ha espresso, al suo successore, l’augurio: “Ti accoglie con gioia la chiesa di Viterbo…per un rinnovato impegno di evangelizzazione… a te continuare il cammino iniziato”.
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Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.





