Alla preghiera degli Apostoli che si preoccupano delle folle affamate, Gesù risponde con un comando che è tra il rimprovero e la sfida.

Quella sfida Dino Impagliazzo aveva raccolto e trasformato in azione concreta, operando nelle strutture del volontariato per cucinare per  gli scartati, per offrire un pasto dignitoso a quel Gesù sofferente che vedeva nei suoi fratelli in tante organizzazioni di volontariato religioso, dai focolarini alla Caritas, da sant’ Egidio alla RomAmor Onlus (da lui fondata).

Domenica 25 luglio, all’età di 91 anni, è andato a prendere il suo posto alla destra del gran Re, tra i benedetti del Padre. Aveva raggiunto fama ed onori, giustamente, per la sua dedizione, ma ora è andato a cogliere il vero significato della sua azione: riconoscere in ognuno di quei fratelli più piccoli il Gesù bisognoso. Da laico, ogni giorno, ha offerto sull’altare dei fornelli il divino sacrificio.

Ma Dino non è solo: è l’esempio più appariscente di una innumerevole schiera di volontari che in ogni tempo ed ogni luogo diventa braccia e gambe e cuore del Maestro.

Foto Maurizio Pinna

Scriveva la Signorina Alfieri (da “Uno sguardo che accarezza la memoria”; Ed Amici della Familia Christi, 2010, pag 235: “Sovvenire alla fame dell’altro presto, subito, perché non diventi demolitrice e non distrugga le ultime risorse, perché non spenga le ultime fiducie e le ultime speranze.

Qualsiasi fame: da quella del corpo a quella dell’anima.

La prima ha bisogno di pane e companatico, la seconda ha bisogno di luce, di sostegno, di conforto; ambedue hanno bisogno di un cuore generoso, sacrificato, costante, instancabile.

Senza tanti inutili ragionamenti, valutazioni e conclusioni più tendenti a sminuire il proprio obbligo che illuminare il bisogno altrui.

Nostro Signore ha tagliato corto “Ero io che avevo fame…

Foto tratta dal web

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