Alla preghiera degli Apostoli che si preoccupano delle folle affamate, Gesù risponde con un comando che è tra il rimprovero e la sfida.
Quella sfida Dino Impagliazzo aveva raccolto e trasformato in azione concreta, operando nelle strutture del volontariato per cucinare per gli scartati, per offrire un pasto dignitoso a quel Gesù sofferente che vedeva nei suoi fratelli in tante organizzazioni di volontariato religioso, dai focolarini alla Caritas, da sant’ Egidio alla RomAmor Onlus (da lui fondata).
Domenica 25 luglio, all’età di 91 anni, è andato a prendere il suo posto alla destra del gran Re, tra i benedetti del Padre. Aveva raggiunto fama ed onori, giustamente, per la sua dedizione, ma ora è andato a cogliere il vero significato della sua azione: riconoscere in ognuno di quei fratelli più piccoli il Gesù bisognoso. Da laico, ogni giorno, ha offerto sull’altare dei fornelli il divino sacrificio.
Ma Dino non è solo: è l’esempio più appariscente di una innumerevole schiera di volontari che in ogni tempo ed ogni luogo diventa braccia e gambe e cuore del Maestro.

Scriveva la Signorina Alfieri (da “Uno sguardo che accarezza la memoria”; Ed Amici della Familia Christi, 2010, pag 235: “Sovvenire alla fame dell’altro presto, subito, perché non diventi demolitrice e non distrugga le ultime risorse, perché non spenga le ultime fiducie e le ultime speranze.
Qualsiasi fame: da quella del corpo a quella dell’anima.
La prima ha bisogno di pane e companatico, la seconda ha bisogno di luce, di sostegno, di conforto; ambedue hanno bisogno di un cuore generoso, sacrificato, costante, instancabile.
Senza tanti inutili ragionamenti, valutazioni e conclusioni più tendenti a sminuire il proprio obbligo che illuminare il bisogno altrui.
Nostro Signore ha tagliato corto “Ero io che avevo fame…
Foto tratta dal web

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
