“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?” (At 1, 11).
La domanda è quella degli Atti degli apostoli che la liturgia presenta in questa domenica nella quale la Chiesa italiana celebra l’Ascensione del Signore. È rivolta ai discepoli che continuano a guardare in alto dopo che Gesù e scomparso alla loro vista tra le nubi da due “uomini in bianche vesti”, definizione che nel linguaggio biblico indentifica spesso gli angeli (messaggeri) di Dio. Ma questa domanda è per tutti noi. Uomini e donne, giovani e vecchi di ogni luogo, dell’Italia, della Tuscia, del quartiere, della via, della casa di chi sta leggendo queste righe, perché stiamo a guardare il cielo?
Chi scrive questo giornale non crede di indossare una veste bianca, né tanto meno si crede inviato direttamente da Dio come latore di un messaggio. Ma in questa domenica, la prima dopo mesi nella quale è stato possibile partecipare di nuovo fisicamente alla Messa, accostarsi concretamente e non solo spiritualmente alla mensa eucaristica, una risposta deve, come tutti, trovarla. E può farlo sempre nella liturgia di oggi, nel Vangelo secondo Matteo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 19-20).
Anche queste sono paole rivolte agli apostoli, ma non certo in esclusiva per loro e per i loro successori. L’ascensione al cielo di Gesù segna il passaggio della testimonianza da lui alla Chiesa, a tutti coloro che credono, non solo ai sacerdoti, ma anche a tutti i laici che come i discepoli devono testimoniare il proprio credo con la vita quotidiana.
Per un giornale che si definisce di ispirazione cattolica questo dovere è tassativo, nella scelta delle notizie e della rilevanza con la quale vengono presentate, nel linguaggio, nelle immagini, in tutto. Non sempre si riesce a farlo bene, qualcosa si trascura, qualcosa si valuta male, magari talvolta si pecca di superficialità o addirittura ci si compiace di un articolo raffazzonato, buttato lì, e si ritiene di aver offerto un servizio al giornale e soprattutto ai lettori. Capita a chi scrive sui giornali, di scambiare un’opinione (di solito la propria) per un fatto indiscutibile. Capita persino a chi un giornale lo dirige, per pigrizia o magari perché quel giorno non trova di meglio da pubblicare, di non controllare abbastanza cosa al lettore viene proposto. Come in ogni cosa umana l’errore è sempre dietro l’angolo, dai refusi che nessun giornale riesce a eliminare del tutto, alle bestialità sintattiche e persino grammaticali alla quale la massa imponente delle fesserie che circolano sul web, finiscono per abituare.
Ma una cosa non deve capitare per nessun motivo: trascurare quella ispirazione cattolica alla quale si è scelto di fare riferimento. Ispirazione, per dirla con il Concilio, che può certo spingere a condannare gli errori, ma non a identificare l’errore con chi lo fa. Che è PER il Vangelo, non contro altre fedi o altre appartenenze religiose, che è PER l’arricchimento della propria identità, non contro quella altrui. Che è PER il dialogo, non contro le diverse colture, che è PER l’uomo, non per un’etnia o una razza, non per una sola cultura autoreferenziale, non contro la diversità considerata un nemico da combattere.
Soprattutto non guarda il cielo – o meglio non dice di vedervi l’ispirazione delle proprie azioni, delle proprie idee, dei propri pregiudizi – ma guarda la terra, guarda gli uomini, perchè ispirazione cattolica non significa solo credere in Dio, magari riconoscendolo tale se ci sembra d’accordo con noi, significa credere che Dio si è fatto uomo e che è con noi, fino alla fine del mondo. Significa che nel mondo dobbiamo stare per incontrarlo, nel mondo dobbiamo operare per testimoniarlo, nel mondo dobbiamo mostrarlo, dobbiamo fornirgli i nostri cuori, le nostre menti, le nostre mani. Fossero pure i cuori, le menti e le mani appena sufficienti a scrivere un articolo decente
Sosta e Ripresa vuole provarci. Tanto più vuole farlo in un momento come questo, in cui le vere notizie e “bufale” si mischiano in una cacofonia che rende difficile il discernimento. Un momento in cui la paura del virus sembra cedere il passo al virus della paura.
Buona domenica

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
